Giuseppe Romeo: Un’altra storia, altri racconti


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Se la mente umana è in grado d’immaginare mondi altri ed entità aliene, l’autore di fantascienza è colui che attraverso le parole sa intessere storie riferite a siffatte alienità, rendendo plausibili condizioni, organismi e strutture che vanno ben oltre i confini dell’immaginabile

di Marisa Iacopino

Giuseppe Romeo, architetto e consulente informatico, questo oltre ce lo descrive nel libro: ‘Un’altra Storia e altri racconti’ uscito per Viola Editrice. Narrazioni in cui la vita è presente in tutte le forme conosciute fino a quelle fantasticate – mondi paralleli, sogni, vite sospese, ucronie. Un filo rosso lega i racconti: la curiosità che anima i protagonisti alla scoperta dei tanti misteri inesplorati. Così, gli spazi siderali e il tempo noto perdono l’umana definizione per divenire ipotesi d’un tempo futuro spesso inquietante, ma che non perde mai la speranza.

Da cosa nasce la passione per la fantascienza?

“La scintilla è scoccata casualmente, dalla lettura di alcuni romanzi di Urania. Storie di mondi immaginari, tecnologie futuristiche e vicende fantastiche che hanno dato spinta alla fantasia. Successivamente, l’interesse per diversi aspetti della ricerca scientifica, dalla paleontologia alla fisica quantistica, mi ha permesso d’acquisire una discreta conoscenza per scrivere di fantascienza senza cadere nel fantasy”.

Che libri consiglieresti agli amanti del genere? Quando si parla di fantascienza, non si può prescindere da Asimov.

“Sicuramente la trilogia del ‘Ciclo delle Fondazioni’, un’opera che da sola regge l’essenza della fantascienza. Asimov è stato il mio ‘maestro’. Lui era anche un valente scienziato”.

Puoi dirci qualcosa del tuo libro? 

“Si tratta di racconti scritti nell’arco di un paio di anni. Vengono trattati temi classici per la fantascienza, come l’incontro con entità aliene, un possibile mondo futuro, ma anche ‘difficili’ e che vanno oltre la fantascienza, come l‘aldilà o il tema della natura dell’anima. Altri, invece, si basano su fatti reali da cui prendono vita vicende di fantasia”.

Nel racconto che dà titolo al libro, a un certo punto dici: “La tecnologia li aveva liberati dall’obbligo di uccidere altri esseri viventi per nutrirsi…” Non pensi che una tecnologia evoluta possa anche essere usata per dominare, se non addirittura sopprimere, con più intelligenza?

“La questione non è se la tecnologia sia buona o cattiva, ma l’uso che se ne fa. Continuo a credere che l’evoluzione tecnologica e quella umanistica non siano andate con la stessa velocità. In certi casi, purtroppo, non c’è gran differenza tra un Neanderthal e un uomo moderno. Nel racconto, invece, l’evoluzione tecnologica è andata di pari passo con quella spirituale e morale degli esseri descritti che si preoccupano di rispettare ogni forma di vita, anche quella aliena. Ma proprio per questo, si tratta di ‘Un’altra Storia’…”.

La fantascienza può venire in aiuto nella comprensione di quel non tempo che chiamiamo morte. E ancora di quel non spazio che la fantasia popolare chiama aldilà. Tu lo chiami “Altrove”, il titolo di uno dei tuoi racconti. Parafrasandoti, la vita come la conosciamo è “un dove e un quando”. Credi che potrebbe esistere un sistema cosciente di ‘essere al di fuori del nostro spazio-tempo’?

“Credo di sì e forse non è neanche necessario dover ‘passare a miglior vita’ per sperimentarlo. La fisica quantistica sta illuminando orizzonti che fanno intravedere scoperte sensazionali, oltre l’essenza materiale del mondo. Una ricerca di frontiera teorizza l’esistenza della cosiddetta ‘coscienza collettiva’ o ‘universale’, quella dimensione in cui si forma il pensiero che non sarebbe, quindi, creato dal nostro cervello, ma appartenente a una realtà che esiste al disotto di quella tridimensionale. In poche parole, al disotto della più piccola dimensione possibile – conosciuta come lunghezza di Plank, sotto la quale non ha più senso parlare di misure – non ci sarebbe il nulla, ma si entrerebbe in una realtà fatta non più di materia, bensì di pensiero, energia, e che quindi sarebbe ovunque. Si tratta di un tema estremamente affascinante e suggestivo che può aprire opportunità scientifiche immense”.

Tra scrittore e lettore si stabilisce sempre un patto, un rapporto di reciproco rispetto. Se per caso questo patto si rompesse, ne andrebbe della credibilità dello scrittore. Quando scrivi, hai sempre in considerazione il lettore, fruitore finale del tuo elaborato artistico? 

“Assolutamente. Infatti, il mio primo lettore e critico, sono io stesso. Voglio che chi legge dimentichi ciò che ha intorno; che entri nel racconto, vivendolo in prima persona come lo vivo io.  Deve dimenticare lo scorrere del tempo, e possibilmente leggere tutto d’un fiato. Oltre che curare il ritmo del racconto, mi preoccupo anche di stimolare qualche ‘corda’ emotiva, perché rimanga qualcosa in quei luoghi intimi che chiamiamo emozioni”.

Qual è il tuo prossimo progetto, pensi di passare a un romanzo?

“Un romanzo è già scritto e tratta proprio della ‘Coscienza collettiva’ cui accennavo prima. Non so se diventerà mai un libro edito. Continuo inoltre a scrivere racconti di fantascienza e ormai ne avrei abbastanza per un’altra pubblicazione. Inoltre mi diletto anche con racconti non propriamente di fantascienza, ma più ‘emozionali’, se mi si concede il termine”.

Di cosa odora “Un’altra Storia e altri racconti”?

“Di emozioni, appunto. Quelle che provo quando mi confronto con determinate circostanze o tematiche. Spero si tratti di buon odore o, meglio, di un profumo”.


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