Gli Artefici: Stupirsi per sfuggire all’ipocrisia


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Gli Artefici, band alternative rock di Roma, nascono alla fine del 2009. L’attuale formazione è composta da Alessio Facco (voce e testi), Davide Palmeri (chitarra), Pierpaolo Pettrone (basso) e Luca Calabrò (batteria).

di Marisa Iacopino

Il 27 febbraio è uscito il disco ‘L’ipocrisia del babbano’. Partendo dal titolo, l’ipocrisia è la tematica principale? Chi è il babbano, e cosa volete comunicare all’ascoltatore attraverso i vostri brani?

“Babbano è un uomo comune. Quello che vogliamo esprimere è lo sdegno, la sensazione di vuoto che investe la società, e che inevitabilmente compromette i sogni d’una gioventù  ‘bruciata’; il fatto di essere predestinati al nulla e, consapevolmente, di fregarsene, rimandando ogni scelta.

Il concetto di ipocrisia è qualcosa che manda in panne il cervello, e i primi a cadere nella trappola siamo proprio noi giovani.  Forse questo disco vuole rappresentare uno spunto per l’ascoltatore, e per noi stessi: riflettere sui propri limiti e,  magari, cliccare su restart”.

Da quante tracce è composto, e quale aggettivo usereste per definirlo?

“Dieci pezzi, o meglio nove più una traccia (‘Sepoltura’) che, in realtà, è una poesia divenuta mini brano, volutamente lasciata più grezza delle altre. Ispirata al romanzo ‘Selvaggia – Chiaroscuri della Personalità’, di un giovane autore romano, Giovanni Garufi Bozza Un aggettivo per descrivere il disco? Claustrofobio!”.

Come nascono i brani? Partite dalla bozza di un testo dal quale ricavate arrangiamenti musicali, o viceversa?

“I brani partono sempre da un’analisi, da parte dell’intera band, sul testo che viene scritto prima della musica. Possiamo quindi affermare che l’arrangiamento viene costruito intorno alle liriche”.

Dovendo scegliere, qual è la canzone del disco che preferite?

“Da un punto di visto concettuale e di struttura musicale è proprio la traccia che dà il nome al disco  ‘L’ipocrisia del Babbano’. Tra l’altro, questo è il brano più recente nell’arrangiamento. Diciamo che l’ultima composizione è sempre la preferita”.

Sapendo che il vostro è un progetto totalmente autoprodotto, viene naturale chiedere se sareste interessati al supporto di un’etichetta.

“Assolutamente sì, ma con le dovute cautele. Se ‘etichetta’ significa non snaturare il progetto ma sostenerlo, allora ben venga”.

Cosa ne pensate dell’attuale mercato  musicale? Siete favorevoli all’ascolto in streaming?

“La crisi è diffusa ovunque, e di certo la musica in quanto arte ne risente in maniera significativa. Soprattutto la musica distante dai canoni omologati del mainstream commerciale. Lo streaming è un ottimo modo per veicolare e far conoscere la propria musica. Bisognerebbe però valorizzare i compensi delle band che sposano la causa”.

Chi vi piace della scena underground italiana? E con chi collaborereste volentieri?

“Di certo, gruppi come Verdena, Afterhours, Ministri o ancora Marlene Kuntz rappresentano un’importante ispirazione o meglio guida  ‘spirituale’. Una collaborazione con Alberto Ferrari dei Verdena sarebbe una cosa assai gradita, soprattutto per la costruzione di un pezzo,  mentre se dovessimo scrivere un testo, Manuel Agnelli, Cristiano Godano, Caparezza, Paolo Benvegnù, Cesare basile, Morgan tra gli altri”.

L’ultimo disco che avete acquistato?

“A gran voce gridiamo ‘Endkadenz’ dei Verdena. Ce lo siamo regalati a vicenda. Piccola parentesi, che disco!”

Per chiudere, cosa vi aspettate da questo 2015? 

“Possiamo dirti cosa ci aspettiamo di provare: stupore!”.


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