09/26/2020
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Grazia Scuccimarra: Da più di trent’anni nessuno racconta gli anni ‘60 come lei

Gli strepitosi anni ’60 di Grazia Scuccimarra ancora in scena dopo più di 30 anni. Siamo riusciti ad incontrarla per saperne di più in una bella intervista semplice e diretta dove si scopre perché dopo più di 30 anni, lo spettacolo va ancora in scena. L’intervista è stata realizzata prima dell’inizio dell’emergenza coronavirus.

di Paolo Paolacci

Grazia, com’è nato “Noi le ragazze degli anni ’60”?

“Sentivo sempre dire da Gianni Minà quanto fossero stati meravigliosi gli anni ‘60, ho sentito una sorta di ribellione, ma quali anni meravigliosi. Ve la racconto io questa meraviglia… ed è partita la favola interminabile che dura ancora”.

Lo spettacolo ha più di trent’anni. Cosa ti resta e soprattutto cosa ha ancora da dare a te che l’hai scritto?

“Resta la soddisfazione dell’autrice per aver letto con così tanto anticipo la realtà sociale, accompagnata però dalla preoccupazione che l’attualità del testo dopo quarant’anni attesti che tanti passi avanti dopotutto non li abbiamo fatti”.

Perché ancora piace così tanto?

“La nostalgia è il sentimento che più ci prende, ma anche la curiosità dei giovani concorre a che i teatri siano sempre pieni”.

Com’è cambiato il pubblico delle prime serate a quello di oggi?

“Per fortuna il pubblico sta tornando ad essere quello di un tempo, dopo un periodo di appannamento, come se il cervello fosse stato messo a dormire per un po’. Soprattutto è tornato ad essere affamato di verità, intelligenza e onestà intellettuale”.

Che cosa ne deduci? Eri davvero così avanti?

“Ne deduco che il pubblico premia sempre chi lavora bene, e poi sì, ero e sono sempre un po’ più avanti, è questo che mi fa durare da quarant’anni”.

Quanta umanità accompagna uno spettacolo così duraturo e quanta ne trasmette?

“Non bastano argomenti buoni e validi, vale come li racconti al pubblico. Ci vuole amore, ci vuole corrispondenza di quei famosi amorosi sensi, e io e il pubblico corrispondiamo alla grande”.

L’idea di recuperare quegli anni passati è poi seguitata con gli anni ’70, ’80, ecc..: è un ritorno al futuro necessario oppure la certezza che qualcosa aveva funzionato bene?

“Oggi comincio io a pensare che tutto sommato quegli anni funzionassero meglio dei tempi attuali”.

Cosa abbiamo perso oggi di quegli anni?

“Penso che ad aver perso di più sia stata la donna, che sicuramente ha conquistato posizioni in campo lavorativo rimanendo sempre un passo indietro all’uomo ma è meno autonoma e creativa nella vita privata”.

La battuta più bella che ogni sera fa sganasciare tutti?

“Difficile scegliere ma il racconto del lenzuolo al posto degli assorbenti di oggi è uno dei momenti più divertenti”.

Sei contenta di far ridere oppure avresti voluto fare altro?

“E’ bello regalare due ore di leggerezza in tempi in cui tutto è troppo pesante, a cominciare dall’aria”.

Il successo dopo tanti anni di questo spettacolo significa che il tempo è finito o che qualcosa va rivisto?

“Il tempo è sempre là che sta per finire e c’è sempre qualcosa da rivedere”.

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