Ilaria Caprioglio: “Corpi senza peso”


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Sindaco di Savona, avvocato e autrice di saggi e romanzi a sfondo sociale

di Donatella Lavizzari

Ilaria Caprioglio, da giugno 2016 sindaco della Città di Savona, è un avvocato, autrice di saggi e romanzi e socia fondatrice dell’associazione “Mi nutro di vita”, ideatrice della Giornata Nazionale del Fiocchetto Lilla contro i disturbi del comportamento alimentare. Ilaria è, innanzitutto, una donna, madre di tre adolescenti, da sempre attenta alle tematiche giovanili e attiva nel campo del sociale che promuove nelle scuole italiane progetti di sensibilizzazione sugli effetti della pressione mediatica e sulle insidie del web.

Ilaria, tu hai dimostrato in questi anni di essere una professionista poliedrica, ci vuoi raccontare perché hai deciso di candidarti come sindaco di Savona?

“Ho ponderato a lungo l’offerta che mi è stata formulata di candidarmi come indipendente alle amministrative  della città dove vivo da oltre vent’anni. Ho accettato la sfida di scendere in campo  nel tentativo di offrire  ai nostri ragazzi la possibilità  di decidere se restare a lavorare nella  propria città oppure andare via in Italia o all’estero: attualmente la seconda ipotesi rappresenta l’unica strada percorribile in una provincia come la nostra in profonda crisi economica e di conseguenza sociale. Il mio impegno per i giovani, profuso per anni attraverso incontri nelle scuole italiane, prosegue sotto una nuova veste”

I disturbi del comportamento alimentare sono la prima cause di morte tra le adolescenti dopo gli incidenti stradali. E’ importante la sensibilizzazione su questo grave problema. Ci vuoi parlare, a tale proposito, del tuo ultimo libro ‘Corpi senza peso’ (Erickson) scritto con Stefano Vicari, direttore di neuropsichiatria infantile dell’ospedale Bambino Gesù di Roma?

“Il libro racconta il disturbo del comportamento alimentare e, in particolare, l’Anoressia Nervosa attraverso la narrazione diretta dei protagonisti: bambini e ragazzi che, in qualche momento del loro percorso di vita, si ritrovano a fare i conti con un’idea e un pensiero che li sovrastano e li «possiedono». Un’idea e un pensiero che assumono, come un moderno demone, le sembianze seduttive della bellezza e della perfezione fisica ma nascondono, in realtà, un vero e proprio disturbo mentale. Il percorso che conduce ciascun ragazzo o ragazza a riconoscere, finalmente, il volto di malattia celato nel falso mito di bellezza costituisce il «viaggio» verso la guarigione. Sono storie reali, incontrate in ospedale e trasformate parzialmente per rispettare la privacy delle persone. Cinque racconti collegati fra loro con il duplice io narrante del medico e di colui che è affetto da disturbo del comportamento alimentare. Non si tratta di un testo dove vi è un solo protagonista, in genere chi ha sofferto della malattia, che parla della sua esperienza in modo unilaterale e spesso privo di fondamento scientifico, quest’ultimo presente invece nei saggi scritti da e per addetti ai lavori, difficilmente fruibili dal vasto pubblico, bensì di un libro dove si vuole affrontare il tema dei DCA a 360°”.

In ‘Cyberbullismo. La complicata vita sociale dei nostri figli iperconnessi’ (Il Leone verde), di prossima pubblicazione, evidenzi un fenomeno altamente invasivo che ha una spaventosa cassa di risonanza. In un mondo dove spesso la propria autostima si basa su like ricevuti e follower, come si può ‘traghettare’ un figlio verso la dimensione reale e l’autonomia? 

“Nella complessa vita sociale dei giovani iperconnessi il fenomeno del cyberbullismo è in forte crescita con la complicità degli adulti che, illudendosi di avere dei figli nativi digitali perfettamente equipaggiati per affrontare senza correre rischi il mondo del web, non si preoccupano di fornire loro un’adeguata educazione ai media capace di sviluppare il senso critico e la cultura del rispetto indispensabili per vivere online e offline con consapevolezza, senso di responsabilità e autonomia. Il mondo virtuale rispecchia, talvolta amplificandola, la deriva del mondo reale e obbliga genitori ed educatori a riflettere sulle proprie responsabilità, senza poter ravvisare nel demone digitale un comodo capro espiatorio per alleggerire coscienze assopite sotto la confortevole coperta del mito del digital kid”.

Quali sono i maggiori rischi su piattaforme come ‘Ask for me’?

“I rischi maggiori derivano dall’anonimato di tali piattaforme che scatena l’arroganza e l’aggressività, anche degli adulti, che online si lasciano andare all’incitamento all’odio, globalmente definito hate speech, capace di trasformare le parole in armi micidiali di intolleranza verso una persona o un gruppo razziale, religioso, etnico, di genere o di orientamento sessuale. Sdoganato anche dal mondo adulto, quello al quale le nuove generazioni dovrebbero guadare come modello a cui ispirarsi, l’odio scorre sul web e spaventa i giovani che, sovente, sono vittime e carnefici di questa escalation di aggressioni verbali che prende di mira soprattutto coloro che sono percepiti diversi per l’aspetto fisico, l’orientamento sessuale o la nazionalità. Si tratta di odio che scaturisce dalla superficialità e dalla velocità con cui si intrecciano relazioni virtuali, ma anche da una sorta di analfabetismo emotivo che il web agevola favorendo contatti fra persone che non si conoscono e non si riconosco e per questo si detestano, prescindendo a priori da qualsiasi sforzo dialettico volto ad avvicinarsi, comprendersi, arricchirsi attraverso l’altrui pensiero”.


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