Ilaria Caprioglio: Il narciso consumista


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Incontriamo Ilaria Caprioglio, autrice del saggio “Senza limiti. Generazioni in fuga dal tempo”, che parla di giovani-adulti e di adulti-giovani, colpiti da narcisismo e consumismo esasperati

di Donatella Lavizzari

Ilaria Caprioglio, mamma di Jacopo, Edoardo e Vittoria e, nei momenti liberi, avvocato e modella spudoratamente plus agée, è autrice del saggio “Senza limiti. Generazioni in fuga dal tempo”, nel quale analizza il fenomeno dell’adultizzazione precoce dei giovani e dell’adultescenza dei genitori, frutto del narcisismo e del consumismo presenti nell’odierna società.
Ilaria è, inoltre, vice-presidente dell’associazione “Mi nutro di vita” impegnata nella lotta ai disturbi del comportamento alimentare e ideatrice del 15 marzo – Giornata Nazionale del Fiocchetto Lilla, collabora con la Festa dell’Inquietudine ed è responsabile di redazione del bimestrale culturale “La Civetta”.
Ciao Ilaria, nel tuo saggio si rincorrono alcune parole chiave: narcisismo, consumismo, individualismo, competizione, ce ne vuoi parlare?
“Nell’attuale società si sta assistendo a una spiccata propensione al narcisismo e al consumismo, all’individualismo e alla competizione: questi sono i tratti che caratterizzano le persone senza distinzione di genere e di generazione. Stiamo vivendo il fenomeno dell’uniformità generazionale che confonde e modifica gli equilibri. La rincorsa alla perfezione fisica, il rapporto conflittuale con il cibo, l’abuso della chirurgia estetica, la ricerca del piacere immediato non conoscono età e il modello di bellezza veicolato dalla pressione mediatica azzera le stagioni della vita. Bambine ‘adultizzate’ e donne vittime del giovanilismo imperante si scoprono accomunate in una confusione di abiti e di ruoli. Da questo quadro parto per ragionare, anche con l’ausilio di esperti fra i quali chirurgi plastici, pubblicitari, agenti di moda, genetisti, sociologi, sessuologi, psicologi, sull’omologazione generazionale e sulla difficoltà, che sto sperimentando in prima persona, di vivere con equilibrio lo scorrere del tempo; tentando, poi, di ripartire dai limiti e dalle differenze che le diverse età della vita comportano e di offrire spunti di riflessione ai genitori desiderosi di tornare a essere modelli di riferimento autorevoli per figli disorientati”.
In che modo è scaturita l’idea e, successivamente, il desiderio di approfondire questo fenomeno dell’uniformità generazionale?
“Il desiderio di approfondire l’attuale fenomeno dell’uniformità generazionale è scaturito dalla lettura di un articolo sul Time nel quale la giornalista inglese Catherine Mayer introduce il nuovo concetto di Amortalità che indica l’ostinato desiderio di non invecchiare dei baby boomers, unito all’incremento dell’aspettativa di vita e al declino dell’influenza delle religioni che ha ceduto il passo al valore laico del consumismo, il tutto filtrato dallo stordimento della pillola blu. Nei capitoli del libro mi sono fermata a riflettere sul motivo per il quale il mondo della pubblicità si è concentrato sulle baby modelle ma, al contempo, ha investito attenzioni e risorse su splendide testimonial attempate. Ho affrontato il problema dell’odierna schiavitù del good looking da perseguire attraverso diete presunte miracolose o attraverso la moderna arte della chirurgia plastica. Ho constatato come i giovani, assuefatti alla sessualità esplicita e violenta presente nel web, siano diventati consumatori della pastiglia dell’amore alla stregua dei loro ‘coetanei’ cinquantenni che, grazie a questa rivoluzione sessuale biochimica, si sono spinti oltre ogni limite”.
Un capitolo è dedicato all’attuale tendenza, nella nostra società, a rimuovere il concetto di vecchiaia e di morte.
“Nella nostra società siamo diventati incapaci di affrontare con fermezza e maturità un corpo che, da forte e vigoroso, lentamente si accartoccia su se stesso. La frenesia attivistica, frutto del rapporto conflittuale con il tempo, ci sta logorando e dell’esistenza, che sarebbe un’esperienza da vivere profondamente, si è smarrito il senso: galleggiamo in superficie, consumando velocemente nell’illusione di non venire consumati. Per afferrare il sogno dell’eterna giovinezza cerchiamo ingenuamente rassicurazione nei progressi della scienza e nel sistematico allontanamento del concetto di vecchiaia e di morte. E così gli anziani si giocano i tempi di recupero della loro partita in totale clandestinità per non turbare gli individui affetti da giovanilismo trionfante che, al pari del consumismo, rappresenta una moderna forma di schiavitù legalizzata”.
Anche questo libro, come i procedenti, ha forti tratti autobiografici.
“Sì, ho esaminato questi fenomeni da un’angolazione dettata dalla mia esperienza di modella, di madre e di docente nei convegni dedicati alla sensibilizzazione sulle insidie del web e sul rapporto fra pressione mediatica e immagine corporea, allargando poi l’angolo di campo grazie al contributo di esperti. Ho cercato di offrire un’inquadratura il più possibile ampia del problema: mettere a fuoco questa realtà rappresenta un’esigenza improcrastinabile affinché l’uniformità non diventi una confortevole e avvolgente coperta sotto la quale addormentare le coscienze. Il tratto autobiografico è il fil rouge che unisce tutti i miei scritti: essi scaturiscono dal desiderio di far chiarezza in me stessa e di non lasciar cadere nell’oblio il passato ma consegnarlo in eredità ai miei figli, l’idea di pubblicare arriva dopo e non sempre. ‘Senza limiti’, inoltre, è impreziosito dalla premessa del filosofo Duccio Demetrio, fondatore nel 1998, insieme a Saverio Tutino, della Libera Università dell’Autobiografia di Anghiari che ogni anno a settembre organizza il Festival dell’Autobiografia al quale in questa edizione avrò l’onore di partecipare come ospite: un’immensa soddisfazione per una scrittrice inquietamente autobiografica come me”.


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