Aggiungi ai preferiti Imposta Home Page 5-09-2010 Ore: 19:11  
ALESSANDRO BENVENUTI
 
ALESSANDRO BENVENUTI

Alessandro Benvenuti è un artista eclettico e versatile. Nella sua lunga carriera lo abbiamo visto autore, regista, attore, cantautore e produttore e per rintracciare i suoi passi è necessario percorrere molte strade diverse tra loro. Ma in ciascuna delle sue manifestazioni artistiche ha sempre mantenuto un carattere fortemente riconoscibile che è dato dalla sua libertà di espressione e dal suo carattere vero, diretto e lucido. Ai giovani attori consiglia di tendere a diventare degli artisti e non semplici lavoratori dello spettacolo.

La sua carriera prende vita negli anni'70 con il cabaret e 'I Giancattivi'. Come andò?

"Esattamente era il 1971 avevo appena finito il servizio militare e stavo cercando lavoro. Lessi un annuncio pubblicato sul giornale con il quale cercavano artisti cabarettisti e chitarristi, risposi e fui selezionato insieme a Paolo Nativi e Athina Cenci. L'esperienza durò pochissimo, perché lo spettacolo non era un granché e alle nostre prime contestazioni fummo cacciati. A quel punto con Athina e Paolo c'eravamo incontrati, io già scrivevo testi e canzoni e decidemmo di andare avanti. Così nacquero 'I Giancattivi'".

Sembra una cosa molto semplice. Si risponde ad un annuncio di lavoro e si diventa Alessandro BenvenutiÉ

"Ovviamente se non avessi avuto un po' di talento non avrei mai risposto a quell'annuncio. In realtà già sotto le armi un paio di amici, Patrizio Fariselli e Giuseppe Pellicciari che erano già uomini di spettacolo, avevano capito le mie doti e mi avevano convinto a fare questo mestiere".

Al cinema l'esordio fu con "Ad ovest di Paperino", nel 1982. Che anni erano quelli per il cinema?

"Anni belli e brutti, erano gli anni de 'I nuovi comici'. Un po' come succede oggi, dopo aver fatto Zelig ti fanno fare un film e così fecero con noi di 'Non Stop', ci buttarono dentro e ci fecero fare il cinema anche impropriamente. Oggi non è cambiato molto. L'industria del cinema è sempre quella, ovviamente la società è diversa, i tempi si sono velocizzati e c'è un differente approccio all'umorismo. Una volta era più vicino alla vita e si parlava del mondo, oggi si parla del mondo della televisione".

La toscanità che lei rappresenta è sempre molto verace, ha fatto conoscere il toscano d'hoc, le case del popolo e le feste dell'Unità. Che intento c'era in questo?

"Io ho avuto la fortuna e la sfortuna di non essere un campione di incassi, anche se sono consapevole di godere di un certo successo tra il pubblico e tra gli addetti ai lavori. Questo mi ha permesso di essere libero di raccontare le mie storie con franchezza e tranquillità. Non ho mai fatto un film con il pensiero di renderlo un evento commerciale, ma ho voluto raccontare storie che in qualche modo mi appartenessero e che rappresentassero la vita di tutti i giorni, qualcosa che fosse vero e che avesse un cuore. E allora mi sono dedicato a quelle tematiche che riguardavano la Toscana partendo da questo punto di vista".

E gli altri toscani come Benigni, Nuti e Pieraccioni?

"Loro sono stati per la Toscana, e non solo, qualcosa di diverso. Benigni è l'amico di tutti gli italiani, Nuti prima e Pieraccioni poi sono stati i fidanzatini di tutte le italiane, io non sono mai stato un parente così stretto, piuttosto posso essere uno specchio. I miei lavori, che hanno avuto sempre un coautore Ugo Chiti, il più grosso regista in Toscana e forse in Italia, avevano altri intenti, volevano parlare in maniera schietta e pulita delle nostre cose e della nostra terra. Non vorrei essere un presuntuoso, ma penso che sia giusto dare al pubblico quello che senti forte e sincero dentro di te".

Lei è stato diretto nel film "Compagni di scuola" da Carlo Verdone. Che esperienza è stata?

"Molto bella, con Carlo c'eravamo già conosciuti a 'Non Stop'. A mio parere quello è stato il film più bello che abbia fatto Verdone e credo che per lui sia stato molto interessante dirigere tanti attori bravi e per giunta amici. Sul set regnava un clima di totale divertimento. Io tra l'altro devo molto a quel film che mi ha dato molto in termini di simpatia nel Lazio e a Roma in particolare. Sarò grato in eterno a Verdone di avermi voluto".

C'è un regista che ama più degli altri?

"Nel cinema mi sono trovato molto bene con Marco Risi con il quale ho fatto 'Soldati, 365 giorni all'alba'. Trovo che sia un regista preparato e motivato, una persona molto lucida e interessante. A teatro, invece, è stata una bellissima esperienza quella che ho fatto con un giovane regista napoletano, Davide Iodice. Ma ho lavorato molto bene anche con altri".

Oggi un attore giovane a cosa dovrebbe aspirare e a cosa non dovrebbe mai rinunciare, per essere forse un giorno un altro Alessandro Benvenuti?

"E' una domanda imbarazzante. Innanzitutto ci vuole determinazione, intelligenza e una grande fortuna nell'incontrare le persone giuste, capaci di insegnarti qualcosa, dei maestri di vita più che di tecnica. E' ovvio che deve esserci il talento naturale. Poi è molto importante essere umili, saper leggere i propri limiti e saper controllare il proprio narcisismo. Si deve partire dalla necessità reale di fare questo mestiere e si deve tendere a diventare degli artisti, non solo dei lavoratori dello spettacolo".

Secondo lei ci sono dei ruoli sbagliati che potrebbero penalizzare la carriera di un attore e che varrebbe la pena rifiutare?

"Sono scelte contingenti. Quattro anni fa mi è stato offerto di fare la fiction 'Caterina e le sue figlie', il ruolo francamente era orribile. Io l'ho accettato perché avevo bisogno di lavorare ma sono stato capace, grazie alla mia esperienza, di modificare la parte che mi avevano assegnato tanto da farne un ruolo vincente in termini di gradimento. La libertà di poter rifiutare un lavoro è una cosa che si conquista pian piano. Io oggi posso permettermi di dire no perché per fortuna ho i mezzi per andare avanti. Il nostro non è un mestiere facile, siamo dei precari a vita. Ecco perché penso si debba fare questo mestiere solo se si sente un grande fuoco dentro".

In che cosa è impegnato in questo momento?

"Ho appena fatto a teatro uno spettacolo 'Auntie & me' di un autore canadese, un testo molto bello per la regia di Fortunato Cerlino che è un giovane regista napoletano. Un testo impegnativo, una bella sfida. Ho lavorato alla nuova serie della fiction 'Caterina e le sue figlie' nella quale ho preso parte oltre che come interprete anche come regista delle ultime puntate. E poi ho una proposta di regia per un testo in versi romaneschi di Simone Cristicchi. E poi sono sempre in tournée con la mia band rock Capodiavolo".

Lei è uno dei testimonial del calendario "Insieme nelle sfide più difficili", un'iniziativa a scopo benefico che noi abbiamo ospitato sulla nostra rivista. Che esperienza è stata?

"E' stata un'esperienza normale. Accetto sempre di prender parte a iniziative di questo tipo con molto piacere e sono stato contento di potervi aderire. Il calendario poi è molto bello".



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