Aggiungi ai preferiti Imposta Home Page 5-09-2010 Ore: 19:29  
FRANCESCO APOLLONI
 
FRANCESCO APOLLONI

Raggiungo Francesco Apolloni nella sua casa al centro di Roma, a pochi passi da Pasquino, la "statua parlante" più famosa della città che ora è lì imbavagliata da un telo bianco per un restauro in corso. Per arrivare al suo appartamento affronto una lunga scala a chiocciola dal sapore di "Roma che fu", interrotta ogni tanto da un piccolo pianerottolo. Al secondo piano c'è un centro di Kundalini yoga e al quarto c'è lui che mi aspetta sulla porta. Mi accoglie nel suo salone e mi offre un orzo, e poco dopo inizio un'intervista che si rivelerà molto meno formale di quello che mi aspettavo e finirà per assomigliare a una tranquilla chiacchierata. Andrò via "confuso e felice", rilassato e in pace con me stesso. Sarà stato l'effetto del centro Kundalini yoga al secondo piano o forse la scoperta che tra gli attori italiani ci sono quelli che ti lasciano qualcosa anche a riflettori spenti, perché sono capaci di emozionarti per quello che sono e non per il ruolo che interpretano. Francesco è uno di questi.

Francesco, attore e regista, tra i più versatili del panorama italiano. La tua carriera in entrambi i ruoli è iniziata prestissimo. Da dove e come?

"Ho iniziato studiando recitazione da adolescente alla scuola di Alessandro Fersen e poi intorno ai 18 anni all'Accademia Nazionale Silvio D'Amico. Proprio in Accademia mentre recitavo con i miei compagni mi accorsi che tendevo un po' a dirigerli, sentivo la predisposizione alla direzione degli attori che è ancora oggi la cosa che amo di più in assoluto".

è così che hai iniziato a scrivere dei testi tuoi?

"In un certo senso sì. All'epoca mi chiesi perché non ci fossero autori che parlavano della mia generazione e ho avuto il desiderio di farlo io. La prima cosa è stata un atto unico ‘Weekend in città' che portai al Festival di Sant'Arcangelo, che era uno dei più importanti a livello internazionale. Mi ricordo che per la produzione ci davano 500 mila lire. Dopo il festival lo misi in scena al Teatro in Trastevere ed ebbe un enorme successo perché doveva durare venti giorni e invece rimase in cartellone per tre mesi".

Sei partito alla grande.

"Capii che la scrittura poteva essere una mia strada e subito dopo scrissi ‘Risiko', la storia di un gruppo di giovani che fa politica, per la regia di Pino Quartullo, con Lucrezia Lante, Marianna Morandi e molti altri attori. Anche questo fu un grande successo. Poi ancora ‘A sangue freddo' ispirato al caso Maso che segnò il debutto teatrale di Raoul Bova e a seguire tanti altri spettacoli fino a ‘La verità vi prego sull'amore'".

E' il tuo primo film?

"In realtà è il secondo. Il primo fu ‘Fate come noi', un film in due episodi che però è stato girato in due riprese, una parte nel 2000 e una nel 2004. In mezzo c'è stato ‘La verità vi prego sull'amore'".

Ho visto che hai scritto anche delle sceneggiature per la tv, tra le quali il primo "Distretto di polizia", dei documentari e molti spot sociali.

"Sì ho girato molti spot sociali, per l'Airc l'associazione per la battaglia contro il cancro, per il Ministero degli Affari Esteri, per i turisti italiani all'estero, e poi alcuni contro le droghe".

A proposito di droghe, sei l'autore di un progetto teatrale interessantissimo "Ragazzi permale", che ancora oggi porti in numerosi teatri italiani. Com'è nato?

"Tutto è partito un po' di anni fa. Andai al Giffoni film Festival con ‘Fate come noi', che vinse un premio e in quell'occasione incontrai un gruppo di persone che giravano su dei tir per fare una campagna di prevenzione sulle droghe e mi proposero di girare uno spot contro le droghe, scegliendo il soggetto da alcune proposte scritte dai ragazzi e non da agenzie o produzioni. Mi sembrò una cosa molto interessante. Ci fu un concorso e invece di uno ne premiammo tre e poi si decise di girarli, quindi incontrai i ragazzi di S. Patrignano. Per me fu un vero colpo di fulmine, perché questi sono tra i ragazzi migliori che io abbia mai incontrato".

Voltiamo pagina. Sei stato uno dei protagonisti di "Scusa ma ti chiamo amore" di Federico Moccia di cui è da poco uscito il sequel "Scusa ma ti voglio sposare". Tra il primo e il secondo c'è uno che hai preferito ed eventualmente perché?

"Intanto devo dire che mi sono trovato benissimo e ringrazio sia Federico che Rita Rusic per avermi dato questa possibilità. Per me fare l'attore al cinema è un po' come andare in vacanza perché ti vengono a prendere e ti coccolano molto. Poi nel mio caso mi facevano baciare un sacco di ragazze e mi pagavano pure… mi sembrava un miracolo! Credo che il secondo sia meglio del primo perché mi sembrano più approfonditi i personaggi, la storia delle famiglie e degli amici, mi sembra più compiuto. Mi ricorda un po' la commedia italiana degli anni '60 tipo le famiglie di Aldo Fabrizi e Totò i cui figli dovevano sposarsi".

Francesco tu sei anche uno scrittore con la "S" maiuscola. Il primo romanzo nel 1997 con "Minimum Fax Passo e chiudo", poi i racconti che hanno ispirato i tuoi film e ora sta per uscire "Made in Italy" un nuovo romanzo con Aliberti editore. Cosa racconta?

"I racconti li ho scritti prima ma li ho pubblicati dopo. ‘Made in Italy è una storia multirazziale di due fratelli musulmani e due ragazzi italiani che si incrociano".

Ho visto che sta per uscire anche un tuo documentario "Un sueno a Mitad", che avrà in allegato un libro sulle scuole d'arte dell'Avana. Questo ennesimo lavoro come è nato?

"Qualche anno fa fui invitato al Festival del Cinema Latino-americano con ‘Fate come noi' e invece di innamorarmi di una cubana, ho perso la testa per un vecchietto italiano di ottant'anni, il signor Roberto Gottardi. Ti racconto brevemente la sua storia: dopo la rivoluzione cubana Fidel Castro e Che Guevara decisero di aprire delle scuole d'arte, che dovevano essere le più importanti del Terzo mondo. Tutti gli architetti cubani erano scappati a Miami, era rimasto solo un architetto, Riccardo Porro, che in Venezuela aveva conosciuto due colleghi italiani, il signor Gottardi e Vittorio Garatti. Loro tre, all'epoca poco più che trentenni, in un periodo storico eccezionale si trovarono impegnati nel progetto di costruzione delle scuole d'arte, senza limiti artistici né di budget. Le hanno tirate su ispirandosi alle volte catalane di Gaudì e ora sono diventate tra i 100 monumenti da salvare al mondo. Mi sembrava interessante raccontare la storia di Cuba attraverso la storia di queste scuole e soprattutto raccontare la storia di due italiani che hanno fatto una cosa meravigliosa e in Italia non lo sa quasi nessuno".

Sei giovanissimo e hai fatto un sacco di cose, posso chiederti cosa altro vuoi fare?

"Beh, ormai sono un ometto. è che ho iniziato molto presto. Voglio continuare a fare l'attore e a scrivere film e spettacoli, a fare quello che amo. Voglio continuare ad emozionare".

Che altro dire grazie della tua disponibilità. è stato un grande piacere.

"Grazie a te, è stato un piacere reciproco".



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