Aggiungi ai preferiti Imposta Home Page 5-09-2010 Ore: 19:00  
ENRICO VARRIALE
 
ENRICO VARRIALE

E’ uno dei giornalisti più apprezzati di Rai Sport. Durante le partite della Nazionale è l’inviato a bordo campo. Lì raccoglie tutte le sfumature di un incontro di calcio e cerca di trasmetterle al pubblico di casa. Proverbiali sono le sue domande a caldo al termine dei match. Alcune di queste hanno fatto arrabbiare di brutto gli interlocutori. Ma lui non demorde mai e continua imperterrito nel suo lavoro.

Ha da poco pubblicato il suo libro “A Bordocampo — il calcio oltre la linea bianca” con la prefazione di Marcello Lippi. Lo abbiamo intervistato nei primi giorni della trasferta in Sud Africa per i Mondiali di Calcio. Ha parlato di quelle che erano le ambizioni azzurre alla vigilia del torneo, dei problemi fisici di Buffon e Pirlo e del primo mondiale di Maradona come commissario tecnico. Lui che di Mondiali ne ha fatti sei e si prepara al settimo, quando, sicuramente, sulla panchina italiana ci sarà Cesare Prandelli.

Sei al tuo sesto mondiale al seguito della Nazionale. Quali sono le tue sensazioni rispetto alla passata edizione? Cos’è cambiato?

“I giocatori che hanno vinto il titolo di campioni del mondo sono di quattro anni più vecchi e con qualche problema fisico in più, lo hanno dimostrato purtroppo le disavventure capitate a Pirlo e a Buffon. Con Marcello Lippi però la sensazione è sempre la stessa e cioè quella di un gruppo che è coeso e crede nella possibilità di fare una buona figura a questo Mondiale”.

Se fossi stato al posto del CT avresti portato con te in Sudafrica Balotelli o Cassano?

“Balotelli, perché è un giocatore che nonostante tutti i problemi legati anche alla sua giovane età è brillante e in grado di cambiare una partita anche in 20-25 minuti. Sarebbe poi stato davvero un bellissimo messaggio arrivare in Sudafrica, paese che ha da poco risolto il problema dell’apartheid con un giocatore italiano di colore”.

Prandelli futuro commissario tecnico: secondo te quali sono le differenze con Lippi?

“La differenza maggiore sta nel carattere, Prandelli è meno aspro e ruvido, anche nei rapporti con la stampa, però è pur sempre un uomo deciso. Lavora molto bene con i giovani e, comunque vadano questi mondiali, dobbiamo ricordarci che la nostra è una nazionale da ricostruire anche a livello anagrafico”.

Lippi è anche l’autore della prefazione del tuo libro “A Bordocampo — il calcio oltre la linea bianca”, tra voi ci sono sempre stati rapporti di stima a prescindere dagli scontri avuti.

“La stima c’è stata sempre, intervisto Lippi da quando era allenatore del Napoli. Quando faccio domande scomode può capitare anche la rispostaccia ma la stima personale non è mai mancata, diamo atto l’uno all’altro di essere persone coerenti e corrette. Quando gli ho chiesto di scrivere la prefazione del mio libro non ho dovuto aspettare nemmeno un minuto per avere la sua risposta positiva e questo mi ha fatto molto piacere”.

Diego Armando Maradona, CT dell’Argentina è alla prima vera esperienza sulla panchina della nazionale. Che voto gli dai e quanto avanti credi andrà la sua nazionale?

“A livello di organico l’Argentina è una favorita assoluta, ma sinceramente Maradona come allenatore, non è che sia stato proprio impeccabile soprattutto durante le qualificazioni. È un grandissimo motivatore e trascinatore, ma sul piano tattico e del creare le alchimie nel gruppo non sono così certo. Mi auguro di sbagliare. Anche perché se non vincesse l’Italia il mondiale il mio tifo andrebbe sicuramente all’Argentina”.

Cannavaro concluderà la sua carriera negli Emirati Arabi. E’ davvero possibile che nessun club italiano si sia fatto avanti con un’offerta per il nostro capitano?

Cannavaro avrebbe voluto concludere la sua carriera nella sua città natale, ma non è stato possibile né l’anno scorso, quando l’interesse era maggiore, né tantomeno quest’anno. La scelta di Dubai è stata fatta non solo per una questione economica ma anche di orgoglio, per dimostrare che può fare ancora la differenza”.

L’infortunio di Buffon quanto può influire sui risultati della squadra?

“Buffon è un perno fondamentale della squadra, che tiene unito il gruppo e dà sicurezza in difesa, è pur sempre il portiere numero uno al mondo e vale come un centravanti. E’ chiaro però che il mal di schiena soprattutto per un portiere è un problema grave, speriamo riesca a rimettersi, ma c’è grande preoccupazione”.

Ad Ischia hai da poco ricevuto il premio come miglior giornalista sportivo italiano dell’anno. Pensi sia dovuto anche alla tua “sfrontatezza” nelle domande, che ti ha reso celebre in episodi come quello della lite con Zenga, e alla notorietà televisiva?

“Sono molto felice di questo premio, penso che quando si decide di assegnarne uno, soprattutto così prestigioso, vengano considerate tutte la variabili. Il mio è un mestiere bellissimo ma dà anche qualche responsabilità e la prima è quella di farlo con coerenza e onestà, chi lo fa con onestà fa le domande, non se le tiene e ogni tanto, inevitabilmente, questo può causare qualche incidente”.

Fenomeno Vuvuzela: ti aspettavi un tam tam mediatico di questa portata? Addirittura l’ente turistico sudafricano le ha messe in vendita qui in Italia.

“Credo sia una cosa bella se rimane un fatto spontaneo e naturale, se diventa un fenomeno sfruttato e sfruttabile, ne fa aumentare solo il fastidio”.

Per concludere, cosa consiglieresti ai giovani che volessero intraprendere il tuo stesso percorso?

“Avere una grande curiosità verso la vita, un grande spirito di sacrificio, molta voglia di rischiare e di mettere al primo posto un mestiere affascinante, che è anche molto faticoso e si deve fare senza un orologio. Non esistono orari, esiste la notizia”.



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