07/09/2020
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Jacopo Lena: “La sclerosi multipla non mi fermerà”

Jacopo Lena è un ragazzo di ventinove anni affetto da sclerosi multipla. E’ un ambasciatore della Associazione Italiana Sclerosi Multipla ed è il primo atleta body building italiano affetto da questa patologia. La carica è stata riconosciuta dal CONI. Non esistono al momento altri atleti a livello mondiale come lui. Ecco perché è unico. In esclusiva per GP Magazine ha deciso di raccontare la sua storia.

di Silvia Giansanti

Jacopo, hai una forza e una tenacia invidiabili, oltre a tantissimi tatuaggi. Quante gare hai all’attivo?

“Ben cinque dal momento in cui mi è stata diagnosticata la sclerosi multipla”.

Come si svolge la tua vita?

“Si svolge con degli allenamenti quotidiani e con i social sui quali sono sempre presente per rispondere alle varie problematiche delle persone che sono affette dalla mia stessa patologia e altre che hanno problematiche di diversa natura Ho notato che posso essere uno stimolo psicologico per molti. Come professione faccio il personal trainer e riesco a convogliarla nelle ore in cui sono in palestra. La patologia ha comunque cambiato l’approccio con il prossimo e tutta la mia vita. Abito da solo con il cane e seguo una dieta semplice che non vada ad influire sulla patologia”.

Cos’è successo quando ti hanno diagnosticato la patologia?

“I primi quattro anni non ho detto nulla a nessuno, compresa mia madre. La prima diagnosi è stata mielite che non ha nulla a che fare con quello che ho adesso. Ho sostenuto un lungo periodo di fisioterapia presso il Santa Lucia e l’American Hospital, due strutture di Roma. Mi sono recato poi in Spagna dove ho vissuto sei mesi in solitudine perché avevo bisogno di rielaborare la mia vita”.

Prima di allora di cosa ti occupavi?

“Avevo due bar e un’agenzia di scommesse sportive. Ho dovuto vendere tutto e come dicevo sono andato a Barcellona. Non ho mai smesso di allenarmi e quando sono tornato in Italia ho trovato un personal che sapesse il fatto suo anche in campo neurologico. Così sono partito con il fine di fare gare di body building. La mia categoria è quella del man physique. Ho ricevuto buone postazioni, arrivando terzo nella prima gara. Ho conseguito successivamente due secondi posti, ancora un ulteriore terzo e nell’ultima quinta gara sono arrivato però ultimo”.

Come hai reagito a ciò?

“Non l’ho accettato e questo mi è costato anche una squalifica di un anno, ma mi ha fatto riflettere e maturare. Ho cambiato il mio preparatore atletico e adesso stiamo procedendo con le gare invernali, per essere magari ancora più pronti per quelle estive, sperando nella buona sorte. Se Dio mi assiste,  sarò in gara anche l’estate prossima”.

I tuoi momenti più duri?

“Mi sono sempre allenato anche quando avevo seri problemi alla gamba e non avevo la possibilità di stringere un bilanciere. Lo legavo con un nastro adesivo alla mano”.

La tua patologia ha influito sull’amore?

“Sì, non ha lasciato spazio ai sentimenti di un ragazzo di ventinove anni. Sono cambiato non solo fisicamente, ma anche nel modo con cui mi relaziono con l’altro sesso con cui non voglio alcun tipo di rapporto, in quanto non voglio far soffrire nessuno. Ho avuto una storia da cui è nata mia figlia, la cosa più bella  che mi sia capitata. Si chiama Ariel, è una carica in più per fare bene”.

Sappiamo che stai dando molto alla ricerca.

“Essendo ambasciatore AISM mi sono messo in prima linea facendo spettacoli in piazza, manifestazioni, organizzando insomma eventi per la raccolta dei fondi allo scopo di ricerca. Inoltre ho dato il mio benestare per la biopsia sui miei tessuti al Policlinico Gemelli, nella speranza che possa portare a ricerche su questa patologia con risultati. Non mi muovo alla scopo di lucro, ma per dare un aiuto. Tutt’ora non ho una cura che faccia per me”.

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