Jeffrey Owen Hanson: Dipingere per cambiare il mondo


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Una rara malattia lo ha reso ipovedente sin da piccolo. Tra i suoi testimonial ci sono personaggi del calibro di Elton John e il pilota americano Dale Earnhardt Jr

di Marisa Iacopino

Jeffrey Owen Hanson è un giovane filantropo, artista pluripremiato la cui missione è quella di cambiare il mondo attraverso l’arte pittorica. Ipovedente fin dall’infanzia a causa di una malattia rara, la neurofibromatosi, i suoi dipinti presentano uno stile inconfondibile. Tramite la pittura, Jeff ha trasformato la fragilità del suo corpo in forza per reagire, oltre che in un’attività imprenditoriale. Mentre la sua carriera artistica si consolida con grande successo, lo spirito filantropico che lo anima ha portato più di duecento organizzazioni senza scopo di lucro a beneficiare delle sue opere messe all’asta,  il cui ricavato fin oggi è di  oltre 5 milioni di dollari. Il prossimo obiettivo per Jeff è quello di raggiungere, all’età di trent’anni, i 10 milioni di dollari. Suoi testimonial, collezionisti d’arte di tutto il mondo, tra cui Sir Elton John, Warren E. Buffett e Dale Earnhardt Jr.

Quando ti è stata diagnosticata la malattia?

“Avevo sei anni quando i miei genitori seppero che soffrivo di una condizione genetica chiamata Neurofibromatosi di tipo 1 e d’un tumore del nervo ottico. Col tempo, mi hanno istruito sulla malattia. Sono fortunato ad avere una madre e un padre amorevoli e solidali”.

A causa della neurofibromatosi, è stato necessario sottoporti a chemioterapia. È in quel momento che hai scoperto di avere il dono della pittura?

“Dai sei ai dodici anni, ho perso lentamente la vista. Nel mio campo visivo ci sono tanti buchi. È così che vedo, come guardare attraverso un pezzo di formaggio svizzero. All’età di 12 anni, durante la chemio e radioterapia per il tumore al cervello, ho iniziato a dipingere semplici biglietti con acquerelli. Presto mia madre riconobbe in me capacità artistiche. Adoro dipingere colori audaci in insolite forme astratte. Io la chiamo ‘vista per occhi doloranti’”.

Hai mai avuto momenti di rabbia?

“No, mai. Non ho neppure pianto durante la chemio e la radioterapia. Con umorismo, ho chiamato il tumore al cervello ‘Clod’, come una zolla di terra. Abbiamo riso e scherzato su Clod! Ancora una volta, dipende dai miei fantastici genitori il senso dell’umorismo. Il loro atteggiamento mi ha tranquillizzato durante tutto il trattamento”.

Pensi che la pittura sarebbe stata presente nella tua vita se avessi avuto un percorso diverso?

“La pittura è iniziata dall’interno come semplice passatempo. L’ho trovata divertente, un hobby creativo e terapeutico che mi ha tolto dalla mente la chemio e la radioterapia. Non credo che oggi dipingerei se la mia infanzia fosse stata senza diagnosi medica. È probabile che sarei un ragazzo occupato nelle consuete attività sportive. Ma io mi son detto: ‘concentrati su ciò che puoi fare, non su ciò che non puoi fare! Concentrati sulla tua abilità, non sulla tua disabilità’”.

Tu puoi vedere e ascoltare il mondo attraverso una sensibilità artistica che esprimi sulla tela con colori straordinariamente brillanti. Cosa vuoi mostrarci attraverso i tuoi quadri?

“I miei dipinti acrilici dai colori intensi trasformano gli spazi. L’effetto 3-D dell’opera cattura il cuore dello spettatore ‘portandolo in un luogo felice’. Ad esempio, il grande dipinto del papavero rosso, intitolato ‘Siena Style’, porta lo spettatore in Toscana. I dipinti sono ispirati ai miei viaggi in tutto il mondo. Ogni dipinto ha una storia, la mia storia. Non volevo essere ‘il ragazzino in fondo alla strada con un tumore al cervello’ e, infatti, la gente mi conosce come l’artista ipovedente che all’età di 12 anni ha donato il suo primo dipinto a un’asta di beneficenza e, venticinquenne,  ha ricavato 5 milioni di dollari per la beneficenza. Tutti affrontiamo sfide,  è la tua risposta alla sfida che ti definisce”.

Cosa diresti ai bambini e ragazzi italiani che soffrono del tuo stesso problema?

“Sogna in grande! Non abbassare mai il tuo obiettivo. Mira al cielo. Nessuna ambizione è troppo grande, nessun sogno impossibile. Non sottovalutarti. Tutte le grandi invenzioni, innovazioni e risultati sono iniziati con una visione. Trova il tuo dono, concentrati su ciò che puoi fare. Il mio dono è quello di dipingere. Sarebbe potuto essere ‘preparare torte di ciliegie’. Prendi il tuo dono e vola con esso”.

Ti piacerebbe testimoniare questa tua esperienza in Italia?

“Ho viaggiato in Italia. È il mio posto preferito nel mondo. Raccolgo ispirazione da Venezia, dalla Toscana, dalle Cinque Terre e dal Lago di Como. Amo l’Italia e non vedo l’ora di tornare un giorno”.

È attraverso la bellezza e l’amore per gli altri che credi si possa cambiare il mondo?

“Credo che ogni atto di gentilezza aiuti a creare comunità più gentili, nazioni più compassionevoli e un mondo migliore per tutti… anche con un dipinto. Madre Teresa era solita dire: ‘Piccole cose fatte con grande amore cambiano il mondo’. Quanto è vero”.

Come definiresti la vita in un solo colore?

“Il mio colore preferito è sempre stato il viola. Mi piace dire che sto vivendo una ‘vita purple-driven’, caratterizzata dal viola, un gioco di parole tratto dal libro del Reverendo Rick Warren, The Purpose Driven Life”. (* traduz., La vita con uno scopo)


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