Karen Lojelo: “Non ti scordar di te”


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Un romanzo sul tema dell’amore che nutre l’anima in un vortice di parole e di passioni

di Marisa Iacopino

Tutto l’amore di Madre Terra per le sue creature può essere racchiuso nella bellezza di un fiore. Cibarsi della sua vista nutre l’animo, lo dispone a seminare bellezza, in un naturale contagio d’amore. Si può dunque raccontare la vita, le sue emozioni e i sentimenti partendo da un fiore.  E’ quello che ha fatto la nostra intervistata, scegliendone uno che è invito a non dimenticare. “Non ti scordar di te”, titolo fortemente evocativo del romanzo di Karen Lojelo, uscito per Viola Editrice, vincitore del premio speciale della giuria al concorso internazionale Montefiore.

Com’è iniziata la tua avventura?

“Il giorno del mio trentesimo compleanno, facendo un bilancio, mi sono chiesta cosa avrei voluto fare da grande, quando ero piccola… La risposta che mi diedi fu la scrittrice.  Così mi sono licenziata, trasferendomi al mare per scrivere il mio primo romanzo.  E’ poi seguita una raccolta di poesie, e ancora uno spettacolo teatrale. Dopo una pausa per motivi famigliari, quest’anno ‘Non ti scordar di te’”.

Quanto c’è di autobiografico in questo romanzo? 

“Mi sembra fosse Calvino a dire che gli scrittori nascondono sempre i propri segreti nei libri che scrivono. Penso che ogni scrittore metta del suo nelle storie che racconta, non necessariamente nei fatti, quanto nella descrizione delle emozioni. Certamente in Priscille, la protagonista, ci sono delle mie proiezioni”.

Un rapporto irrisolto con il proprio padre può essere causa della ricerca affannosa dell’amore, e quindi della felicità? 

“È un po’ un cliché dell’attuale psicologia, e forse ha dei fondamenti. Al tempo stesso, mi sembra che tutti siano mossi fin da piccoli dalla ricerca della felicità. L’amore, per come ce lo hanno insegnato, fin dalle favole, sembra l’unica salvezza per farci sentire interi. Io credo che questo sentimento sia qualcosa di etereo, una specie di mito che nessuno sa se esiste davvero e se può durare nel tempo, ma pare proprio che non si possa fare a meno di caderci dentro. A volte, però, mi accorgo che quello che ci manca è una parte più profonda di noi stessi, che ci accorgiamo di avere solo quando un’altra persona riesce a vederla in noi.”

A cosa non potresti mai rinunciare?

“Non so se c’è qualcosa a cui non si possa rinunciare, perché la vita è fatta di cambiamenti, l’amore stesso richiede di lasciare andare. Amo i miei figli più di ogni cosa, ma so che dovrò lasciarli andare a un certo punto. Non sono certa che sia possibile trovare l’amore perfetto, ma mi rendo conto che sono fondamentali le relazioni, gli affetti, la condivisione. Non potrei mai rinunciare a scrivere, al mare d’inverno, alle amicizie che somigliano più alla famiglia che ci scegliamo”.

Ci sono luoghi dell’anima, in cui meglio riesci a portare a compimento ciò che senti urgere, e che trasponi nei tuoi romanzi?

“Sicuramente il mare. Per me è sempre stato fonte di ispirazione, lo sento come un luogo di appartenenza pur non essendoci nata. Anche lui è una famiglia che ho scelto”.

Altro tema ampiamente trattato nel libro è la perdita delle persone care.  Cos’è per te la morte? 

“Come concetto non mi fa paura, la vedo come un passaggio, anche se verso non so cosa di preciso. E’ parte della vita. Nei miei romanzi credo di abbinare la morte soprattutto al concetto di abbandono, di distacco. Nella vita perdiamo molte persone che amiamo, e non solo perché muoiono. Questa è la cosa più difficile da accettare. Dire addio a qualcuno che fa parte della nostra vita è sempre doloroso, anche quando è una scelta allontanarci. Per poter crescere e fare un cammino giusto, a volte dobbiamo guardare in faccia questo dolore, andarci a fondo per superarlo”.

Se ti chiedessi di identificarti con una scrittrice/scrittore del passato o del presente, chi sceglieresti, e in quale epoca eventuale ti vedresti?

“È una domanda difficile, perché mi sentirei presuntuosa a identificarmi con qualcuno che ammiro tanto, e al tempo stesso spero di poter essere abbastanza originale e non diventare la copia di nessuno. Però posso dirti che ho una particolare passione per Gabriel Garcia Marquez, da ‘Cent’anni di solitudine’ a ‘L’amore ai tempi del colera’. Amo il suo modo di scrivere così letterario e poetico, la capacità di indagare le emozioni umane, ma soprattutto quella di vederne e provarne di così intense. E poi le ambientazioni, ecco, mi piacerebbe vivere in un suo libro”.

Nel romanzo, tante pagine in cui l’amore, oltre che a parole, viene sviscerato attraverso i corpi. Cos’è per te l’erotismo?

“Sicuramente una parte fondamentale. Siamo fatti di carne e sangue oltre che di pensieri e sogni. Il contatto fisico è qualcosa di cui abbiamo bisogno per essere sicuri di esistere, di non essere un’illusione”.

Progetti in corso?

“Da pochissimo, sono usciti un libro di poesie, ‘Binario 8’, e una raccolta di racconti e monologhi su un personaggio immaginario, Margherita,  che vuole rappresentare le donne nelle loro battaglie. Per entrambi ho deciso di lanciarmi nell’avventura della pubblicazione indipendente”.


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