10/26/2020
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Kristian Cellini: Fare il coreografo è un lavoro stimolante ed emozionante

Oltre trent’anni di carriera alle spalle con preziose collaborazioni a fianco di personaggi del calibro di Carla Fracci, Raffaele Paganini, Andrea Bocelli, Placido Domingo, per citarne alcuni. Lui è Kristian Cellini, professione coreografo, con la danza che praticamente occupa tutto il suo dna di artista.
I tuoi esordi… raccontaci come ti sei avvicinato alla danza.
“È stato per caso. Quando ero piccolo facevo arti marziali e un giorno accompagnai mia sorella ad una lezione di danza. Assistendo alla lezione le dissi: che ci vuole a fare quello che fate voi? Così il maestro quando sentì questa mia esclamazione mi disse: allora perché non provi a fare anche tu una lezione di danza? Fu così che dopo la prova tornai a casa e dissi ai miei genitori: io voglio fare il ballerino…negli anni seguenti capii che non era per facile come immaginavo da piccolo, anzi, e che la danza richiede tanto sacrificio, amore, passione, costanza e tanta disciplina”.
Cosa serve e guarda un coreografo?
“Sicuramente dipende dalla creazione che in quel momento si deve realizzare. Per quanto mi riguarda, nei danzatori cerco personalità e artisticità e soprattutto la predisposizione ad accogliere nuove proposte di movimento e coreografiche. Questo perché credo, che i risultati più interessanti in termini di movimento si ottengono mettendosi sempre in gioco, attraverso il lavoro in sala danza e la partecipazione attiva dei danzatori alla creazione coreografica. Dico sempre che è un ‘dare e avere’ in sala danza tra il ballerino e il coreografo. Prediligo i ballerini con una buona base tecnica di studio, perché grazie ad un maggiore controllo del proprio corpo riescono a portare i miei movimenti coreografici all’estremo delle loro potenzialità fisiche e tecniche”.
Il lavoro a cui sei particolarmente affezionato?
“Sono affezionato a tutti i miei lavori, ogni lavoro mi ha lasciato qualcosa dentro di buono o meno buono, come è naturale che sia. Alcuni li ricordo con più entusiasmo ma non mi sento di fare una classifica perché ogni lavoro è un’esperienza unica e diversa. Da danzatore ho lavorato molto con tanti artisti dello spettacolo nazionali e internazionali e per questo mi ritengo fortunato. Da coreografo ogni mia creazione, commissionata o creata liberamente, mi ha lasciato un affetto unico, questo perché ho avuto la fortuna di poter scegliere i ballerini con i quali si è venuta sempre a creare una certa armonia”.
Un’esperienza rimasta nel tuo cuore?
“Mi è difficile citarne una sola, ma sicuramente la prima volta che fui invitato al Festival Internazionale DansEncore in Quebec (Canada). Un Festival che accoglie le migliori compagnie del Mondo e quell’anno fui invitato come coreografo con una mia creazione ‘Omaggio a Vivaldi’ a rappresentare l’Italia. Il Gala finale prevedeva tre serate molto attese dal pubblico con compagnie quali Complexions Contemporary Ballet, Grand Ballet Jazz de Montreal, Le Grand Ballet Canadien, ProArteDanza di Toronto, e tanti altri; con mia grande felicità e gratificazione, in entrambe le serate, avemmo la standing ovation con grande apprezzamento anche da parte della carta stampata che nei giorni seguenti ci dedicò le prime pagine. Ma potrei continuare ancora se penso a tutte le collaborazioni che ho avuto con Carla Fracci, Raffaele Paganini, Andrea Bocelli, Placido Domingo, Sergei Polunin, Heather Parisi, Lorella Cuccarini, Giuseppe Picone, Renato Zero, Vasco Rossi, Guillaume Côte, ecc…”.
Hai collaborato e coreografato con tantissime star della televisione e del teatro. Parlaci di loro…
“Ho superato i trent’anni di carriera e di personaggi dello spettacolo, della televisione e del teatro, ne ho incontrati tanti e sarebbe impossibile nominarli tutti. Dico sempre che potrei scriverci un libro poiché ho vissuto con loro molti aneddoti legati al lavoro e con molti di loro siamo legati anche da un’amicizia che dura ancora oggi”.
I punti fermi della tua vita e della tua carriera?
“Sempre la famiglia, mia moglie e gli amici più stretti sia quelli dell’infanzia sia quelli che ho conosciuto con il mio lavoro e che poi sono rimasti amici al di là del rapporto lavorativo. Sul lavoro invece prediligo la ‘lealtà e coerenza’; sono punti fermi che a volte durante una lunga carriera capita che vengano meno e questo ferisce, sicuramente ne avrò fatti anch’io di questi errori anche se mai voluti, ma questo è da mettere in conto nel lavoro in generale. Rispetto tantissimo il mondo della danza, non amo la superficialità, per me è un lavoro estremamente serio e anche i rapporti e le amicizie che si vengono a creare in questo contesto, se pur complessi, dovrebbero rientrare in quei valori di cui parlavo prima lealtà e coerenza”.
Cosa provi quando coreografi e progetti futuri?
“È uno dei momenti più stimolanti e belli del mio lavoro, è come quando sono seduto di fronte ad una tela bianca e la devo riempire di colori. Penso ad ogni dettaglio, prima elaboro l’idea coreografica solo nella mia testa, poi penso a come iniziare, preparo ciò che mi occorre, la musica, scelgo i danzatori, penso alla scenografica ai costumi e alla regia, alle sfumature da dare, e mi faccio un’idea di come potrebbe essere il quadro/coreografia finale. Ma il momento che amo di più è la creazione in sala danza, il lavoro con i danzatori, dialogare con loro attraverso il movimento con il quale traducono in danza le mie idee e soprattutto poter cambiare idea, cercare, sperimentare e trovare altre soluzione coreografiche in corso d’opera; non importa se il risultato finale non è quello che avevo pianificato, perché quello nuovo è frutto di una complicità pura che nasce in studio tra me e i miei danzatori. Per me la danza è come assistere di fronte ad un lago ad una pioggia con il tepore primaverile che diventa un palcoscenico, ‘ogni goccia che cade è diversa l’una dall’altra, così come ogni passo anche se ripetuto mille è sempre diverso’”.

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