Laerte Pappalardo: Protagonista della moda streetwear


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Tantissimi giovani a Roma in fila per Kickit, il primo market italiano dedicato allo streetwear, organizzato da Fabrizio Efrati

di Stella Maresca

Si è tenuto da poco a Roma Kickitmarket, il primo mercato interamente dedicato alle sneakers e all’universo streetwear. In questa occasione abbiamo visto la nuova collezione, frutto della tua collaborazione con il brand italiano “In case you didn’t know who I am” di Stefano Paolini e Andrea Bendotti. Ce ne vuoi parlare?

“E’ cominciato tutto per caso, Stefano ed Andrea sono due ragazzi molto giovani ma allo stesso tempo umili e con una gran voglia di crescere e di mettersi in gioco, una sera ci siamo ritrovati a cena, loro avevano da poco fondato il loro brand ‘In case you didn’t know who I am’, è stata lanciata l’idea di una serie di felpe con stampato il codice fiscale e visto che la mia compagna lavora in un’agenzia di merchandising abbiamo pensato di commercializzarne una ventina per prova, giusto per vedere che effetto avrebbero avuto. Ma, oltre ogni nostra aspettativa, in brevissimo tempo siamo stati subissati di richieste. Con nostro grande divertimento, abbiamo ricevuto mail da parte di ragazzini dodicenni che volevano ordinare la felpa con il codice fiscale, ma tra i nostri clienti ci sono anche sessantenni; una fascia di pubblico trasversale quindi che unisce almeno tre generazioni. Ancora oggi è molto difficile stare dietro a tutti gli ordini che arrivano, poi abbiamo inserito anche varie possibilità di personalizzazione del prodotto, per cui si tratta di una linea in continua evoluzione. E’ stata giusta l’intuizione iniziale, come del resto avviene per tutti i brand di successo; pensiamo ad esempio a Matteo Cambi di Guru, le cui magliette con la margherita sono state indiscusse protagoniste del marcato agli inizi del 2000. Alla base un’idea semplice, ma bisognava pensarci. Tutto si basa sull’intuizione”.

Che esperienze avevi in questo ambito?

“Qualche anno fa ho aperto un forum che si chiama ‘Flames’, interamente dedicato all’universo sneakers. Il forum ha avuto un grande successo, anche perché è stato uno dei primi; lì collezionisti, appassionati e semplici curiosi si potevano scambiare informazioni e tenersi aggiornati sulle ultime novità. Con il tempo abbiamo aperto poi anche allo streetwear che è esploso di fatto in Italia negli ultimi due anni. Marchi come ‘Supreme’, che si vede ora indossato da Fedez o da Chiara Ferragni, era fino a pochi anni fa un brand per pochi collezionisti a diffusione limitata, i cui prodotti non erano neanche molto semplici da trovare. All’epoca stavo cercando un cappellino di Supreme e mi rivolsi ad un mio amico che speravo sarebbe stato in grado di trovarmelo. Lui mi disse che non sarebbe stato semplice e mi chiese in cambio un unico favore: ‘Se riuscirò a prendertelo vorrei avere una foto di tuo padre Adriano con indosso il cappellino’. Il cappellino arrivò, io scattai la foto a mio padre e la postai sul forum. Fu un boom, l’istantanea diventò virale, arrivarono migliaia di commenti ed io ne realizzai delle t shirt che poi ho regalato a migliaia ai fan di mio padre, dopo un anno ancora mi arrivavano richieste da tutta Italia. Poco tempo fa Stefano Paolini mi ha parlato di Kickitmarket, il primo sneakers market italiano che stava organizzando Fabrizio Efrati, proprietario dello store ‘I love Tokyo’ in Via dei Giubbonari a Roma. Conosco Fabrizio da anni, è un professionista serio che conosce perfettamente il mercato, da lui sono passati tutti i più grandi nomi dello sport e della musica, ed allora abbiamo avuto l’idea di riproporre le magliette originali con la foto di mio padre con i marchi ‘In case you didn’t know who I am’ e Kickit. Abbiamo ‘retroizzato’ le magliette originali e le lanceremo sul mercato a brevissimo”.

Che rapporto ha Laerte Pappalardo con la moda?

(ride) “Jeans invecchiati e t-shirt, non possiedo cravatte. Ho un solo vestito, che è poi quello del mio matrimonio e lo riciclo ad ogni battesimo o cerimonia. Non è proprio nelle mie corde essere vestito elegante, ho un animo più vintage, mi è sempre piaciuta una moda che sia ‘play’, gioco e divertimento, t-shirt preferibilmente nera ed un denim con una sneaker che stacca. Questo sono io”.

Che sport pratichi?

“Sono stato un antisportivo per eccellenza. Fortunatamente ho sempre avuto un buon metabolismo, per cui non ho mai avuto voglia o fantasia di cimentarmi in sport particolari. Poi dopo aver partecipato all’Isola dei Famosi nel 2011, ho scoperto un Laerte totalmente diverso a cui piace lo sport e mi sono appassionato alla corsa. Sembro Forrest Gump, corro sempre, è veramente l’unico sport che riesce a farmi staccare da questa vita frenetica che ormai che è il nostro pane quotidiano. Correre è una sfida con te stesso, è un mettersi alla prova, c’è sempre un parametro da migliorare: il tempo, i chilometri percorsi, indosso le cuffiette,un pantaloncino, le mie scarpe da running e parto; pioggia, vento, caldo non importa, dopo pochi metri tutto inizia a scivolare via”.

Cosa ti affascina della “sneaker culture”? Un fenomeno tipicamente d’oltreoceano che è ormai diffusissimo anche in Italia?

“Appartengo ad una generazione per cui la sneaker era la scarpa da ginnastica o comunque usata solo per l’attività sportiva. In Italia eravamo abituati ad uno stile più elegante e tradizionale, legato alla manifattura artigianale, a differenza dell’America e del Giappone, dove invece la gente ha sempre prediletto uno stile più ‘easy’. In questi ultimi anni si è verificata una vera e propria inversione di tendenza, per cui ormai le sneakers sono usate anche in contesti più formali; non sono più il marchio di fabbrica di una generazione ma sono indossate a qualunque età”.

Che uomo sei oggi?

Devo dire la verità, sono molto maturato in questi ultimi tre anni. Sono stato anche io un eterno Peter Pan sempre alla ricerca di un qualcosa che forse non esiste o forse arriverà in futuro, chi lo sa. Molti anni fa una persona mi disse ‘Tu sei un diamante grezzo, ti affinerai man mano che passano gli anni’ e devo dire che così è stato. Ho fatto tante esperienze, ho affrontato molte cose, nulla di grave ma ho fatto il mio percorso ed ho avuto una vita piena. Oggi mi sento un uomo completo che sta bene con se stesso. Ho capito che uomo vuole essere Laerte e di cosa ha bisogno veramente”.

Che progetti hai per il futuro?

(ride) “Vorrei dirti tante cose, c’è un progetto importante ma è ancora top secret. Però al di là di questo  il mio progetto più importante è quello di vivere la vita, rendendo conto solo a mio figlio. Non ho capi, non ho superiori, sono un uomo fortunato, poi sai si arriva ad un punto in cui non ti devi più giustificare con nessuno, non devi rendere conto di quello che hai realizzato. Ho fatto tanto, ad otto anni cantavo con mio padre, poi ho fatto il ‘Maurizio Costanzo Show’. Non sono mai stato un figlio di papà, perché mio padre mi ha sempre fatto sudare le cose, è un uomo molto diretto che mi ha insegnato a dire ‘pane al pane e vino al vino’, un uomo molto pratico che mi ha sempre tenuto con i piedi saldamente a terra. Oggi ho imparato a razionalizzare e a prendere la vita come viene. Solo pochi eletti sanno quello che faranno domani. Io sono aperto a tutte le possibilità, andando incontro alla vita con curiosità, ma rimanendo sempre e comunque me stesso”.


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