08/12/2020
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Laura Avalle: La scrittrice del “bellessere”

di Roberto Ruggiero –

Incontriamo Laura Avalle scrittrice e giornalista, per parlare del suo nuovo romanzo, “Il mito dell’eterna giovinezza – Il conflitto tra desiderio e realtà” (Armando Curcio Editore).
La protagonista della storia è Samantha, sposata con un manager di successo molto più grande di lei. Inizialmente, la differenza d’età non è un problema, ma quando lei ha 43 anni e il marito 61, quei 18 anni diventano una voragine pronta a inghiottirla. Samantha incontrerà Greg, figlio venticinquenne della sua cara amica Cristine.
Mentre accanto al marito si sente una bambina, con il giovane Greg si percepisce vecchia. Nasce così la sua ossessione per la chirurgia plastica.
Lo scorrere del tempo è diventato un’ossessione e un “pericolo” da scongiurare. Credi che la chirurgia plastica e i trattamenti estetici raggiungano pienamente l’obiettivo?
«Mi sono occupata a lungo di questi argomenti, sia come giornalista sia come direttore di riviste a carattere medico scientifico. Credo fortemente che entrambi aiutino a vivere meglio la percezione di sé, per chi lo desidera e per chi sente questa necessità. Questo vale, naturalmente, anche con lo scorrere degli anni: “Quando il tempo solcherà il viso come un aratro e rivolterà come zolle le proprie sicurezze. Perché anche la primavera ha i giorni contati”. È una citazione contenuta all’interno del libro».
Fermare gli anni che passano può rendere davvero felici?
«Io credo che la soluzione sia vivere pienamente il tempo presente, rendendo immortali i ricordi con le persone che amiamo. Non dimentichiamoci che la felicità (vale anche per il suo contrario) è la conseguenza delle scelte che facciamo ogni giorno».
Che rapporto credi ci sia, tra età anagrafica e comprensione della vita?
«La vita è una grande maestra: ci sono allievi che imparano subito e altri che lo faranno dopo. L’età anagrafica conta fino a un certo punto. Sono altre le variabili che possono fare la differenza, soprattutto in tema di sopravvivenza».
La protagonista del tuo romanzo vive in bilico tra due uomini, che in realtà sono un’evidente metafora: la giovinezza che non vorremmo perdere e una maturità che ci spaventa. Come si sente, lei, nell’età di mezzo?
«Confusa, smarrita, frastornata, perché mentre fra le braccia di suo marito, che è molto più grande di lei, si sente ancora una bambina, con il suo giovane amante si percepisce vecchia. Nasce da qui il suo conflitto tra desiderio e realtà».
Nei rapporti uomo/donna siamo legati ad alcuni stereotipi, in cui di solito è l’uomo ad uscirne vincente. La donna resta sempre “schiacciata” da sentimenti e pregiudizi. Succede anche a Samantha?
«Samantha è una donna indipendente, libera e moderna che non teme giudizi e pregiudizi. Ma proprio in nome della libertà, si troverà a dover fare necessariamente una scelta… e non sarà facile per lei».
Samantha come Dorian Gray 3.0?
«Sì, con la complicità della modernissima tecnologia di cui disponiamo oggi, con qualcosa in più. Ma non voglio spoilerare troppo…».

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