10/26/2020
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Laura Bernato: Naturopata per vocazione e per amore dell’individuo

di Paolo Paolacci –

La naturalezza di un incontro, la semplicità di una conoscenza e la peculiarità delle risposte verso una vita moderna che sempre più evidenzia l’inadattabilità dell’uomo a qualsiasi tipo di meccanismo per raggiungere il suo equilibrio. Un piacere leggerla.
Le cose che ha imparato le ha studiate o le sapeva già?
“Ho da sempre manifestato un interesse verso le discipline di cui mi occupo, e da sempre ho approfondito da autodidatta. Nell’anno 2004 mi sono iscritta ad una Scuola di Naturopatia e sono diventata naturopata. Questo è un lavoro che prevede costante e incessante aggiornamento, si viene a contatto con nuovi sistemi di indagine e con nuove teorie, per cui la sperimentazione del nuovo si affianca a ciò che già sappiamo funzionare”.
La relazione sensoriale e quella naturale sono la stessa cosa?
“Il processo nel quale il sistema nervoso centrale riceve informazioni dai recettori di tutti i nostri sensi e successivamente attua una riorganizzazione per reagire e adattarsi all’ambiente, è automatico e si sviluppa secondo un ordine e una sequenza naturali. Alla nascita il nostro apparato sensoriale è incompleto, sopraggiungeranno stimoli esterni che attiveranno man mano movimenti già presenti nella vita intrauterina e che modificheranno o daranno luogo a nuovi schemi. Abbiamo quindi reazioni innate, ma che devono via via integrarsi. Nella mia professione cerco di coniugare e raccogliere quel che direttamente mi viene comunicato dai sensi, mediandolo e confrontandolo con quel che mi racconta di sé la persona che ho davanti”.
Qual è il percorso di studi per un naturopata?
“Purtroppo in Italia la figura professionale del naturopata non è ufficialmente riconosciuta ed è al momento, a mio parere, ancora troppo poco collocata e collocabile; le scuole più autorevoli si rifanno ad un percorso formativo con un iter ed un monte ore ben precisi, sulla falsariga di nazioni in cui invece la professione è riconosciuta. Si parla di un triennio di frequenza, con esami intermedi per ogni materia e discussione finale della tesi. Esistono scuole che seguono indirizzi diversi fra loro (ad esempio dando un taglio più ‘iridologico’ o ‘kinesiologico’), così come esistono scuole che inglobano discipline non fondamentali e che sarebbero in realtà ‘di contorno’. Cosi come esistono scuole on-line”.
Esiste un Ordine o qualcosa del genere?
“La prima Federazione nazionale di naturopati professionisti nasce nel 1993, con obiettivo di riconoscere e tutelare la categoria”.
È più un mestiere o una vocazione?
“Come per molte altre professioni, anche in questo caso ciò che fa abbracciare questo percorso richiede una ‘vocazione’ alla base, come la convinzione che noi esseri umani siamo tutti magnificamente diversi e che andiamo considerati a 360 gradi, con il nostro bagaglio pre e post natale ma anche immersi ciascuno nel suo personale contesto. La fede e fiducia in tutto ciò che la Natura ci offre gioca inoltre un grosso ruolo, così come l’empatia che deve necessariamente scattare per ‘sintonizzarsi’ con la persona che si ha davanti”.
Qual è la filosofia di cura della naturopatia?
“La naturopatia comprende le discipline che mirano a conservare l’equilibrio energetico della persona, facendo riferimento a metodiche naturali ed energetiche che prevedono una considerazione olistica dell’essere umano. Lo scopo più che curare le malattie, è la prevenzione che si attua promuovendo l’equilibrio e l’omeostasi. Basti pensare che in Cina da sempre si considera bravo il medico che non ha pazienti, perché significa che riesce a ‘non far ammalare’ i suoi ‘clienti’”.
Esperienze significative che possono essere illuminanti?
“Mi occupo in questo senso di persone da 12 anni e di ‘esperienze illuminanti’ ne potrei raccontare eccome. A partire dall’inspiegabile (ero agli albori della mia attività!) ma palpabile passaggio di un semplice mal di stomaco o mal di testa dal cliente a me, al termine di un incontro. Risultato: il cliente se ne andava alleggerito, io decisamente il contrario. Ma le più grandi e sorprendenti esperienze riguardano sempre ciò che si scopre di una persona, solamente osservandola e toccandone i punti riflessi. O analizzandone le sue frequenze elettromagnetiche. Non ho ancora smesso di stupirmi”.
Guardare fisso per un minuto un “disegno” e poi leggere il nostro stato di salute: come funziona e com’è possibile tutto ciò?
“Il tipo di forza che tiene unite le nostre cellule, le emissioni frequenziali del nostro cervello, dei nostri organi ed apparati ci permettono di capire dove si trova l’alterazione energetica distonica, che può spesso rappresentare il punto dal quale partire per riportare in equilibrio il nostro organismo. L’analisi delle biofrequenze appare sullo schermo del pc, il mio compito è quello di individuare le aree di carenza e le aree sovraccaricate, integrando ciò che appare sul grafico con il racconto che la persona fa di sé, del suo corpo, delle sue abitudini e delle sue emozioni e sensazioni. Un lavoro davvero affascinante!”.
Qual è il rapporto della naturopatia con l’omeopatia e le altre medicine come quella ufficiale?
“L’omeopatia è da sempre materia controversa. Basti pensare che in Italia è atto medico, bollato però da molti medici come acqua fresca. Pur essendo atto medico, chiunque però può andare in farmacia ed acquistare un rimedio omeopatico, magari solo perché lo ha letto consigliato in una rivista. Io non pratico l’omeopatia, pur conoscendola abbastanza e usandola talvolta su di me. Conosco persone preparatissime in materia, e che sono in grado di consigliare i rimedi azzeccati. Conosco omeopati non medici che hanno istruito medici. Il rimedio omeopatico si distingue dal fitoterapico per il fatto che chimicamente nell’omeopatico non vi è alcuna traccia della sostanza, ma solo un’ ‘impronta energetica’. Si utilizza una sostanza di partenza che viene sempre più diluita, fino a… non esserci fisicamente più (nel globulino o nelle gocce). Ciò che ne resta è appunto una traccia informativa. Sembrerebbe ciarlataneria, lo so, eppure…”.
Consigli naturali generali e quelli per avvicinarsi ad un naturopata?
“Come sapere a chi rivolgersi non è sempre facile. E come amo dire e fare: chi cerca trova! Innanzitutto un buon inizio potrebbe essere quello di accertarsi di quali discipline si avvale il naturopata. Ha poco senso andare a farsi una riflessologia plantare se già solo l’idea ci infastidisce. Spesso chi giunge a noi è perché ha già perpetrato tentativi vari e non sa più che pesci pigliare, anche se questo approccio devo ammettere sta lentamente cambiando. Se simpatizziamo per la fitoterapia (curarsi utilizzando le piante), è in quella direzione che dobbiamo guardare. Fidiamoci ed affidiamoci. Sarà poi compito del naturopata serio indirizzare verso ciò che pare più adatto al caso in esame, così come azzardare proposte di nuove strategie di percorso, alle quali il cliente non aveva pensato o di cui ignorava l’esistenza”.
Per contatti: www.naturopatabolzano.com

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