Laura Giombini: dopo Rio 2016 il beach volley azzurro ha la sua stella


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di Irene Di Liberto

Incontro Laura Giombini in una gelida e nebbiosa mattinata invernale sul lago Trasimeno. E’ arrivata in Umbria alla mezzanotte del giorno prima. Si fermerà solo due giorni con i familiari per poi ripartire l’indomani alla volta di Milano. Classe ’89, vera rivelazione ai Giochi olimpici di Rio nella categoria beach volley. Determinata e sicura quando si tratta di colpire la sua palla, si rivela una ragazza dolce e serena. Passeggiamo insieme, seguite dalla presenza vigile dell’Isola Maggiore che sbuca prepotentemente dalla foschia per farci compagnia. Mi parla di lei, dei suoi valori e della costante presenza di Dio nella sua vita.

Ciao Laura, a che età hai iniziato a giocare?

“Ho iniziato a giocare a pallavolo all’età di 6 anni. Quasi ogni pomeriggio, mi divertivo con la palla con mio cugino Paolo, molto più grande di me, e, quando avevo tempo, andavo da mio zio che aveva una rete da pallavolo in giardino e da qui posso dire che è iniziata la mia la mia passione”.

Come è maturata la decisione di lasciare la pallavolo per dedicarti al beach volley?

“Ho deciso di lasciare la pallavolo per iniziare una nuova avventura con il beach volley dal 2009. È iniziato tutto per caso. Avevo terminato le rappresentative giovanili dove potevo partecipare e una mia amica mi disse che c’era la possibilità di provare a rappresentare l’Umbria con questo sport che era del tutto nuovo per me. Mi hanno selezionata e proprio con quest’amica siamo riuscite ad arrivare seconde al Trofeo delle Regioni. Da lì sono entrata a far parte del giro della nazionale che  è diventato il mio lavoro. La mia vita”.

Come definiresti questo sport?

“Direi che è lo sport più bello del mondo ed entrare in campo per me vuol dire accettare una sfida fisica, ma anche e soprattutto mentale. Credo che il beach volley mi abbia insegnato tanto, non solo a livello umano, per la possibilità che ho avuto di girare il mondo e di conoscere nuove culture, ma pure nell’affrontare le difficoltà della vita senza nascondermi, senza nessuna via di fuga”.

Qual è l’emozione più grande che hai provato durante questi anni?

“Indubbiamente l’Olimpiade di Rio 2016. Una botta di adrenalina e di sensazioni uniche che porterò sempre nel cuore.  È il sogno di ogni atleta poter partecipare. Proprio questo progetto  mi ha spinto ogni giorno ad andare avanti, ad allenarmi nonostante stanchezza, problemi fisici e problemi personali. Quando una persona ha in testa e nel cuore un obiettivo forte, niente e nessuno lo può fermare”.

Sei stata convocata a Rio per sostituire Viktoria Orsi Toth (trovata positiva a un controllo antidoping). Come hai fatto a trovare in così pochi giorni l’intesa con la tua compagna, visti i tempi ristretti per allenarvi insieme? 

“Non era per niente semplice trovare un feeling in così poco tempo, soprattutto dopo il bruttissimo evento che ha scosso e dispiaciuto tutti! Siamo riuscite a trovare la giusta sintonia probabilmente perché fuori dal campo io e Marta (n.d.r Marta Menegatti) siamo molto amiche e in quel momento di difficoltà generale abbiamo unito le forze e  cercato di donare all’altra tutto quello che avevamo. Facendolo insieme e affrontando al massimo ogni punto, ogni set, ogni partita. Pallone dopo pallone. Insieme!”.

Il post Rio 2016 come procede?

“Il post olimpiadi solitamente è un ricominciare tutto da capo e ad oggi sto aspettando l’elezione del Presidente e capire quello che la federazione vorrà fare con il settore beach volley. Nel frattempo mi sto allenando sia a pallavolo a Ostia che a beach volley con Marta. Il  29 dicembre abbiamo partecipato insieme a un bellissimo evento al PalaYamamaydi Milano. Un torneo internazionale con 8 squadre olimpiche”.

Dei giochi olimpici ricordiamo la tua determinazione e il tuo entusiasmo. Sei così anche nella vita?

“Ricordi molto bene. Credo che tutto quello che esce fuori nel campo rispecchi esattamente quello che si è nella vita di tutti i giorni. Mi ritengo una persona carismatica, una ragazza solare, determinata che cerca di sorridere sempre sia nelle difficoltà che nelle gioie che la vita ti mette davanti”.

I tuoi familiari ti hanno sempre supportato nel seguire questa carriera?

“I miei genitori e­ tutta la mia famigli­a mi segu­e da sempre.  Mi ricordo che quando ero più piccola e giocavo a Trevi, mio pad­re mi accompagnava e ­mi riportava ogni santo giorno, anche a ­tarda notte, nonostante la stanchezza e le difficoltà. Mia madre per causa o merito mio ha iniziato a familiarizzare con la te­cnologia pur di ­avere un minimo di co­ntatto con me durante­ le tantissime trasfe­rte internazionali ch­e il beach mi ­ha regalato. Infine mio fratell­o: mio esempio di vita, è riuscito ­sempre a incoraggiarm­i e a indirizzarmi, do­nandomi il giusto con­siglio a ogni mio du­bbio o incertezza. Devo ringraziare dav­vero Dio per la meravigliosa famiglia che ­mi ha donato. Mi ha v­eramente benedetto”.

Come ti vedi fra vent’anni?

“Piena di dolori fisici, ma felice”.


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