Laura Lattuada: un’attrice per caso


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La sua carriera nacque un bel giorno quando accompagnò una sua amica a fare un provino. Il regista insistette per far provare anche lei e da lì tutto ebbe inizio… È diventata un’apprezzata attrice di tv e di teatro

di Marisa Iacopino

Il suo debutto, giovanissima, a teatro. Il grande pubblico l’ha però conosciuta nello sceneggiato televisivo “Storia di Anna”, diretto da Salvatore Nocita, dove vestiva i panni d’una tossicodipendente. Da allora, Laura Lattuada ha interpretato molti ruoli nel cinema e a teatro, lavorando con nomi di grosso calibro, come Gigi Proietti,  Gabriele Lavia, Johnny Dorelli, Flavio Bucci, Luca Zingaretti. Incantati dalla bellezza inconfondibile, le abbiamo chiesto di parlarci della sua straordinaria carriera.

Quale è stata la sua formazione?

“Ho una formazione teoricamente tecnica, come di una che fin da piccola voler far l’attrice. Ho fatto l’Accademia dei filodrammatici a Milano, una scuola seria, in alternativa al Piccolo Teatro, che però rispetto al Piccolo si poteva frequentare di pomeriggio, così al mattino andavo al liceo linguistico. In verità,  mi ci sono iscritta non per fare l’attrice, ma perché sono sempre stata curiosa, fin fa ragazzina. Avevo visto i manifesti a Milano, e mi piaceva l’idea d’imparare il mimo, la maschera, il canto, l’impostazione della voce. Volevo fare una cosa strana, andando la mattina a scuola, e infatti poi mi sono iscritta all’università, frequentando scienze politiche. Tutto questo, per dire che io non intendevo fare l’attrice, nonostante la mia formazione dica tutto il contrario!”.

Ha debuttato molto presto…

“Sì, e tutto per caso. Come da copione, ho accompagnato una compagna d’accademia a fare un provino. Il regista ha chiesto se anch’io fossi interessata, ho risposto di no, ma lui ha insistito per farmi fare il provino… E’ andato bene,  così ho iniziato a lavorare”.

Le è rimasto attaccato addosso il personaggio di Anna?

“Molto. Diciamo che a distanza di anni mi fa piacere. C’è gente che viene a teatro perché ancora si ricorda di questo lavoro. Inizialmente, però, è stata un’etichetta, non mi chiamavano per fare altro”.

Cinema, televisione, teatro. Quale ambito la rappresenta di più?

“Direi che mi piace fare un po’ di tutto. Forse in Italia un attore strategicamente dovrebbe applicarsi a un solo settore. In realtà a me piace cambiare, anche fisicamente, il taglio dei capelli, per esempio. Amo recitare in teatro, in televisione, al cinema. Ho fatto anche trasmissioni televisive come conduttrice, la prima con Rispoli all’inizio degli anni ’90, e mi divertivo da morire. Se oggi mi proponessero la conduzione d’una trasmissione andrei subito!”.

Come si è trovata a lavorare con Claudio Boccaccini che di recente l’ha diretta nell’opera di Pirandello ‘Così è se vi pare’?

“Io e Claudio ci siamo conosciuti tanti anni fa attraverso un amico comune che è un drammaturgo, Giuseppe Manfridi. Sono almeno quindici anni che diciamo di voler lavorare insieme. Finalmente è arrivata l’occasione;  mi sono trovata molto bene con lu”.

Nel suo format “Passpartout”, era ospite nell’abitazione di personaggi famosi. Cosa rappresenta per lei la casa, e pensa sia la persona a imporre la propria personalità alla casa, o si può anche essere influenzati dal luogo in cui si abita?

“In linea di massima credo che sia la persona a imporre la propria personalità alla casa. Per assurdo, vedendone tante, mi sono accorta di case abitate da persone che non avevano grande personalità, e quelle stesse case, magari bellissime e costosissime, erano anch’esse senza personalità, e si notava subito. Per me è il posto che più mi rappresenta, dove sto bene, chiudo la porta. Eppure vorrei essere meno attaccata alla casa. In questo periodo, poi, con il dramma dei terremotati… Ecco, per me è una cosa scioccante, proprio perché ho un attaccamento enorme alla casa, all’arredo.  Ho un atteggiamento antico nei riguardi della biancheria, adoro le lenzuola, gli asciugamani, le tovaglie, ma mi ripeto che questo non va bene: per essere più liberi dovremmo essere distaccati, tanto gli oggetti ci sopravvivranno… io poi non ho figli, e ogni tanto ci penso: chissà tutte le mie cose dove andranno a finire! Ho degli amici molto più liberi, con belle case ma senza questo attaccamento… Io se rompo un vaso, se perdo una cosa,  mi sento male”.

E’ come un’assenza, perché in qualche modo gli oggetti ci parlano… 

“Sì, ma  penso di essere un po’ eccessiva”.

Lei è stata anche ideatrice del Premio “Il Ratto delle Sabine”. Qual era l’intento?

“Anni fa, ho comprato una casa in Sabina, un territorio meraviglioso, vicinissimo a Roma, che ha delle potenzialità turistiche infinite. I romani invece non lo frequentano molto, vanno piuttosto in Umbria, o giù al Circeo. Mi misi in mente di creare una specie di volano, di organizzare anche un festival nei vari borghi che ho girato, e che sono veramente belli. Poi, sono partita col premio ‘Il Ratto delle Sabine’, in omaggio alla città di Rieti e dedicato a una donna. Ma mi sembrava riduttivo una donna tout court, quindi con Jean Paul Troili, che è un sabino verace anche se vive a Roma e un organizzatore di eventi molto bravo, è venuta fuori l’idea di istituire un premio da tributare a figure femminili che avessero un’energia creativa d’eccezione. L’intento, era – ed è – quello di riconoscere il valore culturale, artistico, intellettivo della donna al di là dell’età”.

Insomma, un premio che vada oltre quella cultura che vuole la donna eternamente giovane, e attesti invece l’intramontabilità di donne pur segnate dal tempo? 

“Esatto! Inizialmente, avevo proposto di premiare donne addirittura sopra i settanta, poi si è deciso per i sessanta.  Abbiamo fatto sei edizioni. Purtroppo, l’estate scorsa non ci sono riuscita, perché avevo mia mamma con grossi problemi di salute. Per l’anno prossimo, però, ripartiremo con l’organizzazione del premio”.

Se le dico autunno, quale profumo sente?

“Oh, il camino! Ho una casa in campagna, a 750 metri, e già a fine settembre, quando l’aria comincia a essere un po’ frescolina, accendiamo il camino… Oggi venivo giù da via delle Fornaci per raggiungere il teatro, e ne ho riconosciuto l’odore… sentivo i vari tipi di legna che bruciavano. L’odore del camino per me è l’autunno!”.

CHI E’ LAURA LATTUADA

Milanese di nascita, vive a Roma da tempo. Ha un fascino che si coniuga con una grande serietà. Una persona perbene, per suo stesso dire. Approda in televisione con uno sceneggiato che le farà vincere il Telegatto come attrice rivelazione dell’anno. E’ il 1982. A seguire, arrivano tanti altri premi. Da allora il piccolo schermo e il teatro se la contendono. La vediamo, protagonista d’eccezionale talento, in molte opere teatrali a fianco di grandi artisti. La televisione la consacra anche come conduttrice e autrice di numerose trasmissioni.

E’ una sportiva, ma non disdegna la buona tavola. Ama correre e camminare per Roma, una città dove puoi “sfinirti, in mezzo a tanta bellezza”. Della cucina romana, adora i piatti d’un tempo: la trippa, la coratella, la pajata…


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