05/23/2022
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“L’eco della vendetta”: un poliziesco dalla forte introspezione psicologica

di Francesca Ghezzani –

Rubina E. Rossi è uno pseudonimo dietro cui si nascondono Barbara Capotondi e Giorgia De Luca.

Entrambe nate e cresciute a Roma, laureate in Lettere Classiche, amanti dei gatti, dei viaggi, del teatro e dell’arte in generale, hanno intrapreso da qualche anno un percorso che le ha portate a pubblicare due romanzi gialli, immaginati come parte di una tetralogia incentrata sulle indagini di Tony Della Rocca, investigatore italo-americano e uomo tormentato che ha dei sospesi irrisolti pronti a chiedergli conto.
Come nasce l’idea di Rubina e di Tony e quanto di voi c’è in loro?
“L’idea di Rubina e di Tony è nata durante un weekend a Ferrara, dove è ambientato il primo romanzo della tetralogia. In entrambi, Rubina e Tony, c’è qualcosa di noi. Rubina, come detto, riunisce le nostre caratteristiche comuni, per esempio la passione del mondo antico, che si esplica tra l’altro nella numerazione dei capitoli di tutti i romanzi della saga, e quella per i viaggi, non a caso i nostri romanzi sono ambientati in varie città italiane (e non solo!) che abbiamo visitato. In Tony ci identifichiamo meno, anche se, ‘mutatis mutandis’, le sue zone d’ombra, la continua ricerca di sé, i traumi familiari che cerca disperatamente di rimuovere prima e di elaborare poi, li ritroviamo sicuramente anche in noi”.
Tony torna a far parlare di sé con il libro “L’eco della vendetta” (Chance Edizioni), un romanzo giallo ambientato fra Trieste e la Slovenia ed il secondo capitolo della tetralogia dedicata alle sue indagini. Cosa lo lega al primo?
“Il fil rouge di tutta la tetralogia è il percorso interiore del protagonista, Tony. Ci sono anche altri personaggi che ritornano ad aiutare o ad allietare le giornate di Tony. Le indagini invece sono del tutto slegate l’una dall’altra e, di conseguenza, i romanzi sono leggibili anche separatamente”.
Senza svelarci troppo, quali sono i turning points che accompagnano le indagini?
“In generale, i punti di svolta arrivano quando Tony riesce a trasporre la vicenda su cui sta indagando in un suo vissuto. Per esempio questo accade attraverso il sogno: non proprio un sogno premonitore, è piuttosto l’inconscio di Tony a suggerire dei parallelismi, che aiutano il nostro protagonista a inquadrare determinate situazioni; oppure accade attraverso esperienze culturali, teatro, visite guidate…”.
All’inizio della stesura conoscevate già il colpevole e come sarebbe stato scoperto?
“Il colpevole ci era chiaro fin dall’inizio, il modo in cui viene scoperto in realtà l’ha scelto Tony nel corso della sua indagine”.
Questa indagine lo porterà alla ricerca di una verità inaspettata, una verità che attraversa le barriere del tempo, della ragione e del torto, costringendolo a un faccia a faccia con i fantasmi del suo passato. Quanta introspezione psicologica troviamo tra le pagine?
“L’introspezione è una costante, non a caso, come dicevamo prima, il leitmotiv della saga è proprio la crescita interiore di Tony, che parte come stereotipo e poi acquisisce sempre maggior profondità come personaggio e come persona”.
Un poliziesco adatto a tutti, non solo agli amanti del genere. Quale attore noto al grande pubblico potrebbe vestire i panni di Tony Della Rocca e perché?
“Ci abbiamo pensato più di una volta e, confessiamo, non ci dispiacerebbe che le indagini di Tony Della Rocca venissero trasposte per il piccolo schermo. Trovare un attore che possa corrispondere ai tratti che abbiamo immaginato per Tony è difficile. Forse potremmo pensare a Lorenzo Crespi, anche se è un po’ più adulto… e anche più bello di come abbiamo immaginato Tony. Perché proprio lui? Perché ce lo ricordiamo ai tempi ci Porzûs, ma non vi diamo altri indizi!”.

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