Leo Gullotta: “A settant’anni sono ancora curioso come un bambino”


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Riceve il riconoscimento alla carriera “Dino Verde” nel corso della XXI edizione del Premio Penisola Sorrentina, e si racconta: Leo Gullotta a 70 anni è ancora un ragazzino. Terribilmente curioso e innamorato della vita e del suo lavoro

di Biagio Verdicchio

Con Leo Gullotta è bello parlare di tutto. Attore sensibile, persona curiosa, non si tira indietro. È nato in teatro, è passato dal cinema d’autore alla tv, col Bagaglino una tv molto, troppo pop. L’avevo incontrato la prima volta due anni fa, nel corso del Social World Film Festival di Vico Equense. Si era rivolto ai giovani giurati di quel festival di corti a finalità sociale, con un fare e moniti da padre. Lo ritrovo protagonista assoluto della XXI ed. del premio Penisola Sorrentina-Arturo Esposito (Piano di Sorrento), dove ritira il premio alla carriera in memoria di Dino Verde, storico autore televisivo. E a 70 anni, in questo 2016 agli sgoccioli, è tornato a vivere una nuova primavera, con i successi a teatro (Spirito allegro di Noel Coward, regia di Fabio Grossi) e in televisione (la serie tv Catturandi, in onda a inizio autunno su Raiuno).

Ancora una volta un premio, ancora una volta ritorna al sud.

Ma guarda che io mica vengo da Bolzano! (sorride) Il sud sono le mie radici… Ogni volta che vengo al sud per me è un ritornare alle origini, riassaporare sapori, dalla pasta alla frutta al dolce, è sempre un piacere, a parte il fatto che qui c’è vita e accoglienglienza, due bellissime parole che dovremo imparare a riscoprire”.

Un premio quello che ha ricevuto, dedicato alla memoria di un grande uomo.

“Innanzitutto onorato di ricevere questo premio… Dino Verde è stato un grande autore di cinema, televisione, teatro. E poi la musica: ‘Resta Cu mme’, ‘Piove’, ‘Ciao ciao bambina’ sono tutte sue, oltre alla vastità di spettacoli televisivi che forse non i più giovani, ma le mamme e i nonni hanno nel cuore, quella televisione in bianco e nero così piena di qualità, un autore di quelli con la A maiuscola”.

Che oggi non ne esistono più…

“Di quelli che sapevano scrivere, di quelli che avevano il senso anche dell’umorismo. Che però nel sorriso evidenziavano il graffio sociale, e quindi una particolarità esclusiva. Ho avuto la fortuna di lavorare con lui – non molto, a dire il vero – ma abbiamo lavorato insieme. Un onore”.

Quello che va a concludersi è stato un anno straordinario per lei. Ricco di successi. Dal teatro, alla fiction che ha segnato un ritorno all’amata tv.

“Io questo mestiere faccio. L’attore, quindi l’interprete. Vivo altre vite, al cinema, a teatro, in televisione. Il mio lavoro lo faccio da 54 anni e ne ho 70”.

Settant’anni: c’è un aggettivo che le viene sempre affibiato e che mi piace assai. Viene definita e si definisce una persona estremamente curiosa.

“Sono una persona curiosa fin da bambino e da grande mi sento ancora un po’ bambino, un aspetto che voglio conservare. Ma allo stesso tempo sono una persona curiosa – guai a non esserlo – che cerca di guardare oltre, l’orizzonte, guardare oltre e di capire soprattutto. Sono una persona anche fortunata, perchè mi hanno insegnato la qualità professionale che bisogna avere non soltanto nel mio lavoro. La qualità professionale conta, conta tantissimo, si costruisce”.

Molti giovani, invece, questa curiosità l’hanno persa.

“Stiamo attraversando un momento molto strano, molto particolare e quindi agli amici a casa dico sempre uscite! Non è che per forza dovete stare a casa con questi benedetti facebook e quant’altro… Fatelo ma ogni tanto: uscite, respirate, state con gli altri. Stare con gli altri significa capire meglio cose anche semplici a cui magari non ci eravamo avvicinati”.

 

© foto esclusive

di Diego Ambruoso


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