12/04/2020
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Licia Ugo: presentato al pubblico il suo docufilm “Detenute Fuori dall’Ombra”

di Lisa Bernardini –

Licia Ugo, giornalista professionista e regista. Tanti anni di esperienza in Rai, anche come autrice, e poi la pensione. Da allora, una nuova e rinnovata vita culturale, forse – se possibile – ancora più intensa ed attiva della precedente. La incontriamo a Roma, qualche giorno dopo la  presentazione ufficiale della sua ultima fatica : il docufilm “Detenute fuori dall’ombra”.

Con l’arrivo della meritata pensione non ti sei affatto riposata, anzi: hai viaggiato in tutto il mondo e ti sei continuata a dedicare ad una intensa attività culturale;  hai messo ultimamente la tua lunga esperienza  al servizio anche dell’UDI attraverso questo splendido  progetto documentario che si intitola ” Detenute fuori dall’ombra”:  ce ne parli?

“Il docufilm, realizzato per UDI Bologna, ( Unione donne in Italia) ha partecipato  al progetto – selezionato e finanziato dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri- Dipartimento Pari Opportunità  “volto alla prevenzione e contrasto alla violenza alle donne anche in attuazione della Convenzione di Istanbul”. Il Documentario è stato realizzato nel Carcere della Dozza di Bologna, sezione femminile nel mese di  giugno e ottobre 2019. Consegnato al Dipartimento Pari Opportunità del Consiglio dei Ministri a dicembre 2019. Si tratta di un progetto diviso in due parti: una di volontariato puro di Udi Bologna che affronta la condizione delle donne in carcere, e vuole offrire supporto in-formativo sul mondo del lavoro, sugli aspetti giuridico legali sul benessere psicologico, sulla scrittura, sull’autostima  necessaria alle donne in carcere una volta libere dalla detenzione. Il docufilm (la seconda parte del progetto) racconta  e  descrive il lavoro delle volontarie UDI Bologna,  la situazione carceraria, e la situazione delle detenute, e segue anche la storia di due ex detenute che ci hanno raccontato la loro esperienza. E’  stato girato con il supporto dei bravissimi operatori, fonici  e il montatore di Arimvideo di Roma, che ancora ringrazio per la disponibilità nelle situazioni più complesse che abbiamo affrontato insieme”. 

Questa pellicola è stata presentata qualche giorno fa a Roma, presso l’Archivio Centrale della Sede Nazionale UDI; nel corso di questo happening  aperto al pubblico (su prenotazione per via delle misure anticovid) si è parlato sotto svariati aspetti della sezione femminile della Casa Circondariale di Bologna. Quali relatori erano presenti, e cosa hanno in sintesi riportato?

“Alla presentazione di venerdì 16 ottobre erano presenti Katia Graziosi, presidente Udi Bologna, Alba Piolanti coordinatrice del progetto, Vittoria Tola, segreteria nazionale UDI, io la regista e moderava Andrea Di Consoli, critico, scrittore e giornalista. Era presente la troupe di Rainews, che ha fatto un bel servizio con la giornalista Roberta Rizzo. La difficoltà della vita in carcere è emersa nella sua brutale difficoltà, e come ha detto Andrea Di Consoli: la civiltà di un paese si vede dalle sue carceri. Serve la rieducazione e non la repressione”.

Le difficoltà maggiori per realizzare il docufilm quali sono state?

“Le difficoltà che ho incontrato sono state tutte di natura burocratica e sono state enormi. Addirittura ad un certo punto il DAP di Roma ( Dipartimento Amministrativo Penitenziario) ci ha negato completamente l’ingresso con la troupe e le telecamere nel carcere.  Penso che questo possa dire tutto sulle difficoltà incontrate”.

Quale ricordo in particolare ti porterai appresso di questa esperienza?

“E’ stata un’esperienza molto intensa, sia per i rapporti con UDI che con le detenute e con i rappresentanti delle istituzioni carcerarie che ho intervistato. Le riunioni con le carcerate erano commoventi. Le detenute che ho incontrato erano donne disperate, combattive, fiaccate, trattenute, preoccupate. Ma vive, terribilmente vive. Ovviamente la scelta su come fare il documentario si poneva su molteplici livelli, tanti erano gli aspetti da considerare. Fare solo un “documentario” descrittivo, didascalico non mi soddisfaceva. Il documentario, – come quelli “naturalistici” sul comportamento degli animali e sulla natura, era inadeguato, totalmente. Bisognava fare un docufilm, che senza danneggiare le detenute, esponendo troppo le loro storie di violenza e di crimini, le rispettasse e tuttavia mostrasse la loro sofferenza, senza falsi pietismi, ma in modo simbolico. E’ così ho fatto”.

Una tua posizione di pensiero sull’importanza del ruolo del volontariato nel nostro Paese.

“Il volontariato è fondamentale nella nostra società. Una società ideale non dovrebbe averne bisogno, ma la nostra società terribilmente complessa e difficile non può vivere senza il volontariato, che è fondamentale in tanti ambiti della vita”.

Lavorerai ancora con UDI?

“Continuare a lavorare fa parte della mia natura, sono una curiosa e una persona che vive di interessi,  una cittadina del nostro tempo. Dove ancora non si può dire, perché io stessa non lo so”.

Licia Ugo con Andrea Di Consoli
Licia Ugo con Lisa Bernardini
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