Lino Guanciale: “Ho iniziato a recitare per togliermi uno sfizio”


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È uno degli attori più apprezzati dal pubblico delle fiction. L’abbiamo visto di recente in “Non dirlo al mio capo 2” e nella seconda stagione de “L’allieva”

di Giulia Bertollini

All’etichetta di sex symbol non si è ancora abituato. Eppure con il suo fascino tenebroso ha conquistato in questi anni il pubblico femminile tanto da diventare uno dei volti più amati delle serie tv. Lino Guanciale è tornato a vestire nuovamente i panni dello spietato avvocato Enrico Vinci nella seconda stagione della fiction di successo “Non dirlo al mio capo”. Un personaggio quello da lui interpretato che gli ha riportato alla memoria il dolce ricordo di sua nonna quando lo esortava ad essere più cattivello. In questa intervista rilasciata a margine della conferenza stampa, Lino ci racconta qualcosa in più sul suo personaggio svelandoci anche alcuni retroscena della sua vita personale.

Lino, come ritroviamo Enrico?

“Enrico è costretto a crescere dal punto di vista emotivo e ha dovuto fare i conti con la fine di una relazione importante. Si è trovato ad essere un battitore libero nel vasto campo delle possibilità. In questa nuova serie, dovrà scegliere tra un grande amore del passato e uno che prometteva di essere il futuro. Mi piace definirlo come uno stronzo di talento, un uomo che è capace di fare del suo mestiere di avvocato uno schermo per difendere le sue fragilità dal mondo esterno”.

In una recente intervista hai rivelato che festeggerai i tuoi 40 anni concedendoti un bel viaggio in Patagonia. Un traguardo così importante merita un bilancio.

“E’ molto positivo. Ci sono state cose belle e cose brutte come credo capiti a tutti. Nella media mi sembra di essere stato piuttosto fortunato. Non mi posso assolutamente lamentare.”

Quando eri bambino immaginavi il tuo futuro? 

“Da bambino sapevo che mi piaceva il cinema e che avrei tanto voluto recitare. Cercavo però di lavare via questo desiderio”.

Perché? 

“Sai, vengo da una città come Avezzano in cui dire ai genitori di voler fare l’attore era qualcosa che non li avrebbe fatti stare tranquilli. E’ più facile trovare persone che vogliano percorrere quella strada a Roma o in altre grandi città. All’inizio quindi mi sono negato questa passione. Ho iniziato a recitare a 19 anni per togliermi uno sfizio. Infatti, mi ripetevo che avrei fatto il medico”.

Gli amici con cui sei cresciuto cosa dicevano di questa tua inclinazione?

“Gli amici delle scuole superiori incoraggiavano questa mia attitudine. Mi ripetevano sempre che era meglio fare qualcosa che mi avrebbe reso felice piuttosto che dedicarmi ad un qualsiasi mestiere senza la giusta motivazione. Da qui il conto che mi sono fatto è stato facile. Tribolare per dieci o dodici anni per diventare medico con il rischio di non poter perseguire il mio sogno sarebbe stato davvero frustrante”.

Come mai volevi diventare medico? 

“Mio padre è medico. Poi sai, per un carattere riservato come il mio ho sempre trovato una medicina nei rapporti umani. Proprio la professione di medico mi avrebbe consentito di avere a che fare con la gente. Riflettendoci bene però fare l’attore è anche meglio. Infatti, puoi fingere di essere più persone e questo ti permette di capire meglio anche l’animo umano”.

In famiglia non credo che abbiano preso bene la tua scelta. Mi sbaglio?

“Assolutamente no. Non ti dico l’apocalisse che è successa quando ho deciso di dire ai miei genitori che avrei voluto fare l’attore. Avevo passato il concorso per entrare alla facoltà di Medicina a Roma e l’ultimo giorno utile per iscrivermi confessai a mio padre che io non avrei mai fatto il medico. Dopo due ore di improperi vari, mio padre disperato mi disse ‘e ora io come ti aiuto?’. Almeno mio fratello Giorgio è riuscito a dargli una soddisfazione visto che è psicologo (ride). Devo dire però che in seguito mio padre ha saputo prendermi per mano e accompagnarmi in questo percorso. Non si è mai perso uno spettacolo. Se oggi sono qui è grazie ai miei genitori”.

Negli ultimi anni, sei diventato un volto molto amato dal pubblico. Qual è il tuo rapporto con il successo?

“Il successo non è stato mai per me un obiettivo. Mi piace abbracciare progetti interessanti che possano piacere al pubblico. Rimango piacevolmente colpito dal fatto che quando la gente mi incontra per strada mi chiama per nome come fossi un loro amico o parente. Se da un lato questo comportamento mi sorprende dall’altra mi scalda il cuore”.

Tra i tuoi prossimi progetti c’è anche la laurea.

“E’ da 15 anni che mi mancava solo la tesi. Ora mi sto impegnando a scriverla. Mi laureerò in Lettere e Filosofia con indirizzo Spettacolo”.

Altri progetti?

“Ad ottobre mi avete visto in tv anche con la seconda stagione de ‘L’allieva’. In questi mesi, sto ultimando le riprese a Trieste de ‘La porta rossa 2′. E poi mi dedicherò al mio amore, il teatro”.


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