Luca Fiorino: Cresciuto a pane, pallone e tennis


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Luca Fiorino, 28 anni, della provincia di Roma, si racconta con estrema serenità e grande passione. In questa chiacchierata molto sportiva, Luca ci fa quasi entrare in cabina di commento. Una piacevole intervista con davanti a me, un ragazzo semplice ma che sa benissimo quello che vuole.

di Simone Mori

Ciao Luca, raccontaci qualcosa di te, specialmente la nascita della passione per il tennis e per il calcio. Ricordi i precisi momenti dove hai detto “adoro questi sport”?

“Penso di essere nato già malato di calcio. Ho militato dall’età di 6 anni nella squadra dei pulcini del mio paesino Cascinette d’Ivrea fino a giocare per qualche mese in un Punto Juve prima del mio trasferimento nel 2000 a Roma. I miei primi ricordi legati al calcio, oltre a quello giocato, risalgono ai tempi del Televideo con gli aggiornamenti dei vari risultati sino al momento sacro di giornata della domenica con ’90° minuto’. Io, mio padre e mio fratello ci guardavamo tutti i gol e cercavamo poi di replicarli con il nostro pallone di gomma piuma in cameretta o fuori al parco col tango. L’amore per il tennis, invece, è nato dopo, anche se già mi incuriosiva verso la fine degli anni ’90. Il mio primo ricordo collegato al tennis risale alla vittoria di Kuerten al Roland Garros nel 1997 in finale contro Sergi Bruguera. Rimasi così tanto ammaliato dal cuore di Guga e dal suo rovescio ad una mano che cominciai piano piano ad interessarmi a questo nuovo mondo. Fui subito affascinato dai tanti protagonisti del circuito di allora: Sampras, Ivanisevic, Rafter, Becker, Rios, Kafelnikov e via discorrendo. Tutte personalità diverse, dal gioco differente e dalle nazionalità più disparate. Inoltre il contrasto di stili e superfici e tutto ciò che riguardavano le statistiche mi hanno rapito. Il tennis è uno sport fantastico perché puoi rimanere folgorato sia per la sua essenza più pura (il gioco), sia per le storie da raccontare ma anche per via di quelle analisi da nerd che tanto mi fanno impazzire”.

Quando hai capito che la passione poteva trasformarsi in qualcosa di diverso, in un lavoro insomma?

“È cominciato tutto un po’ per gioco e per caso. In un periodo statico della mia vita (correva il 2013), immerso tra pensieri di vario genere e studi universitari, lessi un post su Facebook di Alessandro Nizegorodcew che cercava collaboratori su Spazio Tennis. Siccome ho sempre seguito questo sport, pensai che potesse essere una buona occasione per iniziare a dilettarmi in qualcosa di diverso. Tra un esame di economia aziendale e un altro di econometria, credevo che distrarmi in qualcosa di differente potesse rigenerarmi e ridarmi il sorriso. A mano a mano fui coinvolto non solo nella stesura di articoli ma anche in altre attività. Come prime esperienze extra affiancai Alessandro in veste di vice addetto stampa al Lemon Bowl e lo seguii da vicino nel format la ‘Voce delle Regioni’ di SuperTennis TV per cercare di apprendere le arti del mestiere. Iniziai a credere che questa passione potesse sfociare in un’opportunità lavorativa soltanto nel momento in cui fui contattato da SuperTennis TV per una registrazione di prova nel novembre del 2016. L’emozione durante quella chiamata fu indescrivibile anche perché poter trasformare in realtà un sogno, che cullavo sin da quando ero bambino, non mi sembrava vero. Mi ero laureato da appena quattro mesi e colsi la palla al balzo. Commentai nella prova l’incontro tra Cilic e Del Potro, vinto dall’argentino in cinque set, nella finale di Coppa Davis tra Croazia e Argentina. Tutto andò fortunatamente bene e iniziai a lavorare il 3 gennaio 2017 con il torneo di Shenzhen. Debuttai poi con Konta-Buyukakcay, non un esordio così agevole considerando la pronuncia della turca”.

Sei la voce, insieme ad altri tuoi illustri colleghi, di SuperTennis, canale dedicato solo a questo sport. Ricordi qualche telecronaca in modo particolare? 

“Ricordo benissimo la mia prima telecronaca con tutta la tensione di quel momento. Debuttai  con Konta-Buyukakcay a Shenzhen, non un esordio così agevole considerando la pronuncia della turca. Mi impappinai due volte con quel cognome e rimasi un po’ deluso a fine partita, sebbene fossi consapevole che un po’ di emozione all’esordio fosse inevitabile. Tra le altre partite ricordo Copil-Murray a Washington, partita tecnicamente bellissima terminata a notte fonda con il pianto finale del britannico vittorioso al ritorno dell’infortunio. Mi preme sottolineare che i miei gusti poi sono particolari, amo il tennis espresso in campo e non il protagonista in sé per sé. Mi posso divertire anche raccontando una sfida tra due giocatori semisconosciuti e cerco di trasmettere questa mia passione anche al pubblico a casa. L’importante è che protagonisti restino i giocatori e non chi fa la telecronaca. Fra i vari aneddoti curiosi sono rimasto in attesa di commentare dalle 21.30 alle 6 di mattina senza spiccicare mezza parola al microfono per via della pioggia ad Auckland lo scorso anno”.

Nel calcio, invece, quali sono i meccanismi per una buona telecronaca?

“Il calcio ha ritmi e tempi totalmente diversi rispetto al tennis, oserei dire all’opposto. Nel calcio sono più forsennati, devi cambiare spesso tonalità e non distrarti un attimo mentre nel tennis ti puoi concedere più pause, hai un tono di voce più disteso e non parli chiaramente durante lo scambio. Ho iniziato questa nuova avventura col mondo del calcio quest’anno con Eleven Sports commentando prima una partita di Nations League (Irlanda-Danimarca finita con un blando 0-0) e poi la Viterbese in Serie C nelle partite casalinghe. Senza un monitor di servizio è difficile carpire tutto ciò accade in campo e devi avere 1000 occhi per tutto. Questo, a mio avviso, ti aiuta però a crescere sin da subito viste le iniziali difficoltà. L’unica cosa che trovo simile tra calcio e tennis è un po’ il modo con cui preparo le partite (numeri e statistiche) e la disamina in telecronaca dell’analisi tattica e tecnica”.

Domanda velenosa. Calcio o tennis?

“Difficile dare una risposta e non perché voglia essere diplomatico. Ti danno emozioni uniche entrambi gli sport anche se profondamente diverse. Nel calcio c’è più spazio per la creatività nel racconto e durante l’esplosione nei gol. Nel tennis adoro provare a entrare nei panni dei giocatori dal punto di vista psicologico e interpretare la chiave del match. Con la pistola puntata alla tempia ti direi tennis, ma spero di continuare a lungo con entrambi gli sport”

Le difficoltà di un giovane giornalista quali sono? E cosa si potrebbe fare per migliorare questa professione?

“Il mondo del giornalismo in senso più ampio oggi dà maggiori opportunità dato l’avvento del web e delle testate non più soltanto cartacee. Premesso questo, il lavoro del giornalista oggi non è più remunerativo come in passato anche perché sono aumentati i professionisti del settore. Un articolo oggi è sempre pagato meno perché c’è chi è disposto, pur di lavorare ed intascare qualcosa, ad accontentarsi di poco. Abbassandosi l’asticella, i compensi sono calati drasticamente ed è difficile per i più giovani (e non) riuscire a raggranellare un buon gruzzoletto a fine mese. Fortunatamente ho la possibilità di fare il telecronista sportivo, ciò mi permette di stare meglio economicamente rispetto ad un mio coetaneo che scrive nella varie redazioni web sparse in rete. In tal senso mi ritengo fortunato”.

Cosa fa Luca Fiorino senza i suoi sport?

“Sono riuscito a trasformare in un lavoro le mie due più grandi passioni: calcio e tennis. Occupano chiaramente nella gerarchie delle mie priorità una casella importantissima, direi il secondo posto della graduatoria. Al primo posto ci sono la mia ragazza e la mia famiglia. Un discorso che ho sempre fatto a Chiara, la mia ragazza, è: immagina se non ti avessi mai conosciuto. Sarei contento della mia vita di oggi e del mio lavoro ma non avrei potuto mai scoprire che sarei potuto essere ancora più felice. Una persona non credo che potrà mai essere realmente soddisfatta nella vita soltanto per ciò che guadagna e che svolge in ambito lavorativo. Vorrebbe dire che non ha mai scoperto l’amore”.

Tennista e calciatore preferito. Parliamo di coloro che non sono in attività onde evitare polemiche.

“Marat Safin nel tennis e Del Piero nel calcio. Da juventino…”.


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