09/22/2020
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Manuel Miranda: Una canzone dedicata alle vittime sacrificate in mare

di Claudia Crocchianti –

Scopriamo il musicista Manuel Miranda il cui primo singolo “Questo grande mare” è uscito su tutte le piattaforme di digital download e streaming lo scorso 10 giugno – e così il videoclip ufficiale, in visione premiere su Youtube a partire dalla mezzanotte del 10 giugno mentre il disco in versione completa uscirà a dicembre.
E’ uscito da quasi due mesi il singolo del disco che in versione completa uscirà a dicembre. Di cosa tratta?
“Innanzitutto ti ringrazio dell’opportunità e dell’interessamento concessomi. ‘Napoleone fugge in città’, più che un disco, è un’opera progressive rock, sulla falsa riga dei grandi progetti musicali degli anni ’70. Giusto per fare qualche nome: ‘The Wall’ dei Pink Floyd, o ‘The lamb lies down on Broadway’ dei Genesis. Proprio come quelle opere lì, si compone di due cd, o meglio di due atti: il primo atto si chiama ‘Il Condottiero’; il secondo, invece, ‘L’Amore, L’Uomo’. Ho cominciato a lavorarci su a partire da dicembre 2016, a partire da un sogno premonitore compiuto da mia madre, e che mi raccontò: Napoleone che fugge verso una città, spogliandosi dei suoi panni di condottiero, di ‘personaggio’, e tornando a essere un uomo semplice, normale. Quest’idea mi colpì molto, così decisi di cominciare a lavorarci su. Ne è emersa una storia particolare: Napoleone, sconfitto sul campo di battaglia a Waterloo, non accetta la fine, e fugge via, trovandosi, quasi per magia, catapultato nella sua città natale, Ajaccio – capoluogo della Corsica – ai giorni nostri, nel 2019. Non è riconosciuto dai suoi concittadini come il glorioso imperatore dei Francesi, ma è un cittadino qualunque, comune, pronto a vivere una nuova vita. Questa libertà nuova inizialmente lo galvanizza, finché non viene a conoscenza delle principali problematiche sociopolitiche della nostra era, venendo a contatto con una società fatta di superficialità e qualunquismo. La sua nuova condizione di ‘cittadino comune’ gli darà tempo anche di pensare a sé stesso, come non aveva mai fatto prima, di riflettere sui suoi affetti, sull’amore che, irrimediabilmente, aveva messo da parte, e soprattutto a capire che, in questa nuova realtà, sarebbe un inadeguato, un disadattato. Il primo singolo si chiama ‘Questo grande mare’. Il testo è a firma del paroliere meneghino Cristian Brighenti, mentre la musica è mia. Come si legge alla fine del video, il brano è dedicato a coloro che sacrificano la vita in mare, che fuggono ancora verso la libertà; ai migranti, cittadini del mondo. In fondo, Napoleone stesso era un migrante: isolano, proveniente dalla Corsica, per metà italiano e metà francese, approda a Parigi, e viene schernito dai suoi compagni di classe con l’appellativo di ‘paglia al naso’, che serviva a identificare, dispregiativamente, gli stranieri. Non a caso, l’unico a riconoscere Napoleone in quanto tale, nel disco, è il narratore della storia: un immigrato marocchino di nome Mohammed, abitante di Ajaccio naturalizzato. Migrante come lui. Il disco uscirà in copia fisica e digitale a partire da lunedì 13 dicembre 2020: fino a novembre, pubblicheremo su tutte le piattaforme un singolo al mese, per un totale di sette singoli: un lungo percorso per far abituare gli ascoltatori all’idea dell’opera”.
Puoi accennare a qualche testo e soprattutto a quelli a cui sei più legato?
“Tutti i testi del disco sono assolutamente validi: sono frutto di autori talentuosi provenienti da tutt’Italia: Cristian Brighenti primo fra tutti, che ne è l’autore principale, poi Francesco Flavio, con cui scrivo da più di dieci anni, Pietro Metropoli, con cui da quattro anni intratteniamo una fitta collaborazione, e Fabio Ianniello, cantautore casertano. A diferenza dei miei precedenti lavori, in cui firmavo musiche e testi, stavolta ho deciso di dedicarmi alla sola composizione musicale, per concentrarmi meglio e non rischiare di ripetermi. Sicuramente “Questo grande mare” rappresenta totalmente lo spirito dell’opera, non a caso abbiamo deciso di farlo uscire come primo singolo. Dei testi scritti con Francesco Flavio, mi piacciono molto ‘Cuba Libre’, che ha avuto anche dei suggerimenti, durante una chiacchierata su Facebook, dal grande Sergio Caputo, cantautore che tutti conosciamo, e ‘Nessuna vita è come la vorresti tu’; Pietro Metropoli ha scritto “Negli Occhi di Mohammed (Agathon)”, affresco meraviglioso, a mio avviso uno dei testi migliori dell’album”.
Oltre a te quale altro musicista ha partecipato a questo progetto?
“I musicisti di cui mi sono avvalso collaborano con me da decenni: primo fra tutti Francesco Riccardi, compositore e tastierista triestino. Ci conosciamo dal 2004, e scriviamo canzoni insieme dal 2006: si può dire che sia un mio fratello, e dal momento che questo è il mio primo lavoro ad avere una diffusione ampia, era doveroso che lui ci fosse. Ha scritto la musica, curato l’arrangiamento e suonato le tastiere del brano ‘Cambiando’, il cui testo è di Cristian Brighenti, uno dei brani più validi, e che uscirà come terzo singolo il 15 agosto, data di nascita di Napoleone. A suonare il violino nei brani ‘Innamorato’ ed ‘Esodo’ c’è Simona Santoriello, una ‘enfante prodige’: sedici anni, studentessa di violino al Conservatorio “Martucci” di Salerno. E infine, Pietro Metropoli, che mi ha dato una mano fondamentale: ha ricoperto il ruolo di narratore, cantando i brani ‘Napoleone fugge in città’, ‘Negli occhi di Mohammed (Agathon)’ ed ‘Esodo’, registrato i cori nel brano ‘Questo grande mare’ e i claps nel brano ‘Nessuna vita è come la vorresti tu’. Insomma, un gran bel cast, e sono onorato di aver lavorato con questi musicisti talentuosi”.
Cosa rappresenta la musica per te?
“La musica è la mia ragion d’essere, la Passione della mia vita. Non semplicemente un hobby: un vero e proprio percorso parallelo alla mia attività lavorativa di insegnante di lettere. Non riuscirei a immaginare la mia vita senza la Musica, è la mia maniera migliore d’esprimermi, un linguaggio universale che sento pienamente appartenente al mio DNA”.
Quando nasce la tua passione?
“La mia passione ha radici molto lontane: da piccolissimo, i miei genitori mi facevano ascoltare, rigorosamente in vinile, musica classica, gruppi rock italiani e stranieri degli anni ’70 e il grande cantautorato italiano. Ho scritto la mia prima canzoncina a cinque anni, e a otto ho scritto il brano che poi avrei ripreso a quattordici e portato in giro per anni con la mia prima band, i Rox Populi. La mia maniera migliore di esprimermi, soprattutto nella scrittura, è in versi. La prosa mi si addice poco: ho scritto molto anche prosasticamente, ma in versi, e in maniera musicale, significa per me essere naturale. Dimostrarmi realmente per quello che sono”.
Tre aggettivi per descriverti?
“Userò semplicemente un’espressione: l’improvvisatore di sempre”.

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