Manuela Chiarottino: La scrittrice che racconta la magia dei libri


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La scrittrice piemontese Manuela Chiarottino è da poco uscita su tutti gli Stores con l’ultima sua fatica editoriale dal titolo “La bambina che annusava i libri”, edito da More Stories. Vincitrice del concorso Verbania for Women 2019 e del premio Fondazione Marazza per la narrativa per l’infanzia, nella scrittura l’autrice ama il genere rosa, declinato in diverse sfumature.

di Francesa Ghezzani

Nel suo ultimo romanzo ambientato in Toscana, Manuela Chiarottino narra la vita di Stella che, fino ad allora trascorsa tranquillamente, subisce un brusco cambiamento nel momento in cui la giovane riceve in eredità dal nonno un libro molto antico e una strana lettera che la condurranno ad addentrarsi nei misteri della sua famiglia e del suo cuore.

Manuela, in questo libro parli di libri e della loro magia… perché questa scelta?

“Perché amo i libri e come lettrice ho pensato che sarebbe stato bello leggere qualcosa dove fossero loro i protagonisti, così ho pensato di scrivere io quella storia. In più mi piaceva l’idea di svelare qualche piccolo segreto, curiosità, che non tutti conoscono”.

L’ambientazione in una piccola libreria di Firenze ti sembrava il luogo perfetto per conferire al romanzo un alone di “intimità” e di mistero?

“Firenze è una città che ho conosciuto durante una vacanza e mi è rimasta nel cuore. Volevo un’ambientazione che sapesse di profumi antichi, d’arte, dove l’immaginario portasse subito a vecchi palazzi, botteghe artigianali. Un luogo con un suo fascino innato. Firenze mi è sembrata la scelta giusta”.

Oltra alla storia di Stella che si dipana, troviamo il romanzo infarcito di curiosità storiche e di informazioni sui libri. Come ti sei documentata?

“Ho fatto molte ricerche in rete, ho contattato il presidente dell’Associazione Italiana Ex Libris, gentilissimo nel fornirmi informazioni a riguardo di queste piccole opere d’arte, infine ho visitato una mostra a loro dedicata”.

Non solo parli di un libro antico, ma ti addentri anche nel filone, diciamo così, degli ex libris… 

“Cercavo qualcosa che appartenesse al mondo dei libri, alla loro arte, qualcosa di antico ma sempre presente, di poco conosciuto ma che potesse attrarre la curiosità del lettore. L’ex libris secondo me era perfetto e ne ho riscontro dai commenti dei lettori”.

Ci riveli qualche curiosità in merito?

“Il nome in latino significa ‘dai libri’ e in pratica sono contrassegni, in forma di timbro o talloncino, che identificano il proprietario di un volume. Una specie di biglietto da visita, collocato sulla copertina di un libro o sul risvolto, che col tempo è stato arricchito anche di altre informazioni, come lo stemma araldico o gli interessi del possessore, attraverso la riproduzione di oggetti reali o simbolici. Ne ho visti molti con riprodotti dei gufi, forse perché il gufo è un animale notturno proprio come noi lettori… e scrittori, aggiungo io, ma troviamo anche ex libris patriottici, fantasy, erotici, insomma, se ne possono trovare di ogni tipo e alcuni sono davvero spettacolari. Vorrei anche aggiungere che la loro storia è molto antica, il primo che si conosce risale a 1400 anni prima di Cristo ed è stato trovato in una piramide: una placchetta di terracotta con inciso il titolo dell’opera e i nomi del Faraone e la sua sposa. Non è affascinante?”.

Se invece di appartenere al passato fossero presenti nel mercato editoriale attuale o futuro come li vedresti collocati gli ex libris?

“In realtà esistono ancora, anche se per di più sono dei timbri impersonali o adesivi con un disegno e lo spazio per apporre il proprio nome, mentre quelli storici e artistici si possono vedere nelle mostre organizzate dalle associazioni o collezionisti privati. Personalmente, dopo avere fatto ricerche e soprattutto averli ammirati dal vero, mi è venuta voglia di farne uno personalizzato. Sarebbe bello se diventasse una nuova moda, potrebbe rilanciare il romanzo cartaceo, i librai in questo senso potrebbero essere dei promotori”.

Un’ultima domanda: nel tuo libro si parla di una lunga tradizione familiare di stampatori e librai. Il rapporto con il libraio di oggi come lo vedi e, in caso, come auspicheresti che fosse sia dal punto di vista di scrittrice sia di lettrice?

“Sicuramente oggi non c’è più quel rapporto tra lettore e libraio così com’era un tempo. Gli ebook vanno per la maggiore e, anche se anch’io confesso di avere un kindle sempre colmo di storie, hanno tolto qualcosa ai libri tradizionali, per non parlare dei siti on line di vendita. A Torino ho assistito alla chiusura di molte librerie storiche e la cosa è davvero triste. Si è un po’ perso quel dialogo che portava il lettore a chiedere un consiglio per l’acquisto o un parere su un romanzo, ma immagino che per i librai sia quasi impossibile star dietro a tutte le uscite che ci sono ogni giorno. Sarebbe bello tornare a un rapporto che vorrei quasi definire confidenziale. In fondo scegliere un libro è come scegliere un amico. Sia come scrittrice che come lettrice mi piacerebbe anche si avesse il coraggio di mettere in vetrina libri di scrittori meno conosciuti, di piccole o medie case editrici, c’è tutto un mondo da scoprire”.


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