Marco Fiorini: “Con ‘Ciancicagnocchi’ rendo omaggio alla romanità”


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Affascinante, ironico e pure colto: è quasi l’icona del sogno proibito invece, legato a valori e tradizioni, appena scende dal palco è un perfetto marito e padre di famiglia.

di Mara Fux

Sei nel bel mezzo della tournée di “GAGMAN” assieme a Greg e Lillo, iniziata dopo quasi un mese di rappresentazioni al Teatro Olimpico, eppure riesci a conciliare la tua professione con il tuo ruolo di papà: quale è il trucco? 

“Ho una brava moglie, molto comprensiva che mi sta vicina nonostante sia una dirigente d’azienda pure lei senza orari. Credo che comunque l’importante non sia tanto la quantità della presenza ma la qualità e la mia è una buona qualità. Con le mie figlie ci sto tanto, nella mia famiglia ci sono regole ben precise, mi piace che la sera quando siamo attorno alla tavola sia tutto ben apparecchiato. Certo quando non ci sto mi rendo conto che soffrano la mia assenza, ogni tanto me lo dicono anche, ma è il mio lavoro. Però ci sono molti modi per essere presente, il telefono per esempio, le chiamo quando escono da scuola per chiedere che cosa hanno fatto di nuovo, se siano state interrogate, mi interesso alle loro lezioni: la più grande sta frequentando il primo anno del liceo musicale di cui è entusiasta quindi ogni giorno ci sono novità di cui mi rende partecipe. Sono un papà presente, mi è stato più volte riconosciuto: anche facendo questo mestiere mi reputano un papà presente”.

Quanti anni sono che fai l’attore? 

“Ventinove. Nel ’91 al Teatro san Genesio ho fatto il mio primo spettacolo che si intitolava ‘So tutto sulle donne’, quattro ragazzi che parlavano di donne, testo che poi nel 2011 abbiamo replicato con successo adattando l’assetto iniziale all’ovvio cambiamento di età che c’era stato: nel primo a parlare di donne erano quattro ragazzi, nel secondo quattro uomini con un’esperienza maggiore alle spalle”.

Quindi nel 2031 farete la versione dei quaranta anni dopo: i vecchi? 

“Sarebbe divertentissimo perché con tutte le sue piccole imperfezioni dovute alla poca esperienza che quattro giovani attori potevano avere, era un testo molto brillante”.

Chi erano gli attori? 

“Oltre a me c’erano Marco Falaguasta, Tommaso Fucà e una giovane attrice Beatrice Angelini”.

Con Marco poi hai proseguito per molti anni a lavorare assieme? 

“Sì siamo stati sempre molto amici già dai tempi della scuola e abbiamo condiviso tantissime occasioni di lavoro al di là del fatto che negli ultimi anni abbiamo intrapreso strade diverse”.

Dove hai imparato recitazione? 

“Alla scuola di Beatrice Bracco con cui ho fatto tantissimi laboratori e che aveva il pregio di avere dei bravissimi collaboratori; la cosa bellissima era che andavi a fare corsi e ti ritrovavi come insegnati attori bravissimi come Kim Rossi Stuart o Santamaria che si prestavano a lavorare con attori meno esperti di loro ma ai quali mettevano a disposizione la loro grandissima esperienza professionale”.

Quando hai deciso di intraprendere questa strada? 

“E’ iniziato per gioco con spettacoli allestiti per la scuola nel teatro dell’istituto che frequentavo per poi passare ai teatri veri perché la cosa funzionava: c’erano idee, spettacoli carini che riscuotevano successo e che spronavano l’esigenza di vedere come funzionava nel proseguire. E poi ha influito tantissimo l’andare a teatro. In questo è stata bravissima mia madre la quale mi portava a vedere dal musical alla rappresentazione off dei teatri più piccoli. Noi abitavamo alla Balduina e all’epoca Sergio Ammirata aveva aperto il Teatro Anfitrione, oggi all’Aventino, in via Marziale; mamma lì ci portava spessissimo ad assistere a commedie, gialli e ricordo perfettamente quanto venissi affascinato dall’odore di umido che proveniva dalle tavole del palco dopo dall’apertura del sipario”.

Spettacoli che ti piacquero particolarmente? 

“Tantissimi, uno per tutti ‘Il gufo e la gattina’ che vidi al Teatro Giulio Cesare, oggi un cinema, con Walter Chiari e Giuditta Saltarini, moglie di Rascel, spettacolo che mi piacque tantissimo perché sulla scena che rappresentava un attico era istallata una piscina piena d’acqua in plexiglass. Le passioni partono molto dall’insegnamento che ricevi in famiglia. Io quando vado a prendere le mie figlie a casa delle amichette, se non vedo in giro libri vengo assalito dallo sgomento, mi dico ‘ma qui non legge nessuno!’; uguale nel teatro, se non insegni a frequentarlo non crei curiosità, non li solletichi”.

Con le tue figlie segui l’insegnamento dei tuoi genitori? 

“Faccio la stessa cosa: le mie amano moltissimo il teatro, la più grande quando all’epoca recitavamo ambedue veniva con noi in tour e ricordo ancora come a due anni si sedeva in prima fila e ci guardava fare le prove in silenzio e con gli occhi sgranati. Le piace tanto, ha un forte senso critico, sa riconoscere e si pone domande interessanti sui testi. La più piccola ora ha dieci anni, partecipa in maniera diversa, solo da poco mostra attenzione”.

Questa stagione hai interpretato ruoli che ti hanno soddisfatto? 

“Moltissimo; al di là di Gagmen che faccio sempre con molto piacere, mi son divertito con ‘Una bugia tira l’altra’ assieme a Matteo Vacca e Marco Morandi dove interpretavo un ruolo faticosissimo perché non mi fermavo un minuto stando continuamente di scena e mi son divertito molto anche nella commedia di Danilo De Santis ‘Doppio Misto’ testo nato peraltro da una mia idea e sviluppato con originalità e profondità al tempo stesso”.

E poi c’è “Ciancicagnocchi”. 

“Sì, poi c’è ‘Ciancicagnocci’ un testo cui tengo tantissimo, un monologo di Gabriele Mazzucco che tra l’altro porterò in scena al Teatro Barnum alla Garbatella il 28 e 29 marzo, testo nato in realtà per essere interpretato da 8 attori ma a cui l’autore, non troppo convinto dalla prima versione, ha rimesso mano adattandolo ad un unico attore il quale, nella vicenda che racconta, li va ad interpretare tutti”.

Non è difficile? 

“Direi difficilissimo, per me una grossa prova d’attore, molto complessa ma affascinante anche perché tratta la Roma del 1849, per intenderci quella della Repubblica Romana con tanti riferimenti storici raccontati in romanesco ora dall’uno ora dall’altro dei personaggi che via via interpreto. Una fatica pazzesca ma un lavoro molto interessante da mettere in scena e che son certo mi accompagnerà anche nei prossimi anni della mia carriera”.


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