Marco Marchionni


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Un campione che investe nel futuro

L’ala di Juventus, Fiorentina e Parma ci parla dei suoi progetti per lo sport, della sua struttura sportiva e della sua scuola calcio. “L’obiettivo è togliere i ragazzi dalle insidie della strada e magari scovare qualche piccolo campione”, dice di Claudio Testi

Appena lo incontriamo notiamo che dai suoi occhi traspaiono la semplicità,  passione e una determinazione nati praticamente da quando era in fasce. Doti che non ha perso durante la sua felice carriera di calciatore e che vuole trasmettere alle future generazioni. Lui è Marco Marchionni, ala di Empoli, Juventus, Parma e Fiorentina.

Marco, come è iniziato tutto e come si è accesa la scintilla della passione il calcio?

“La scintilla della passione si accende che neanche te ne accorgi, capisci solo che hai il calcio dentro, lo percepisci in modo semplice e naturale. Praticamente sono nato dando calci al pallone. In questo sono stato aiutato dalla famiglia. A casa mia erano molto affascinati, anche mio fratello ha giocato e al papà piaceva molto. Ho iniziato a Castelchiodato con un allenatore, Domenico Alivernini, che per me era come un padre. Poi ho avuto la fortuna di andare in una società importante della zona, il Monterotondo, successivamente ho incontrato Pietro Leonardi e con lui ho intrapreso la strada del calcio professionistico. Mi ha portato ad Empoli e per fortuna è andato tutto bene”.

E dopo?

“La passione e la determinazione sempre crescenti sono state premiate con l’esordio nel campionato 1998-99 allo stadio Olimpico di Roma in una gara tra giallorossi ed Empoli. E da lì sono passato nel Parma, nella Juventus in cui ho vissuto le emozioni della Champions League, dell’Under 21 e della Nazionale maggiore, e nella Fiorentina”.

Quali sono i momenti che conservi di più nel tuo cuore e nella tua mente?

“Sicuramente l’esordio nell’Under 21, che è una rampa di lancio, e nella Nazionale, a cui tutti i calciatori aspirano. Queste esperienze ti danno tanta emozione al cuore e tanta forza che parte dalla testa anche perché se non funziona la testa non funzionano i piedi. Ovviamente anche una grande gioia e soddisfazione per l’importante visibilità in Italia e all’estero. Come del resto è stato bellissimo giocare con la Juve in Champions League. Un pensiero particolare va per la Fiorentina, perché qui c’è stata più soddisfazione e tanta attesa, tanti timori, ma alla fine abbiamo dimostrato che anche le ‘piccole’ in Europa possono essere grandi. Non a caso è stata l’unica squadra italiana in quella stagione ad essere arrivata prima nel girone, poi per un pizzico non siamo riusciti ad andare nei quarti. Siamo usciti contro una grande squadra come il Bayern Monaco”.

Che rapporto hai avuto e hai con i tuoi allenatorie con chi ti sei trovato meglio? 

“Diciamo che, a parte gli esordi a Castelchiodato, non è mai stato un rapporto come padre e figlio, perché preferisco starmene sulle mie e non voglio che si possa pensare di avere privilegi per via del rapporto più stretto con l’allenatore. Comunque ho avuto sempre il massimo rispetto dei miei allenatori e loro non si sono mai lamentati di me, del mio modo di essere e della mia professionalità. Sono contento di questo, perché se sono arrivato fin qui lo devo anche al mio carattere buono”.

Ma in particolare chi hai apprezzato di più come allenatore e con chi hai avuto più feeling?

“Ripeto, ho sempre avuto buoni rapporti con i mister, non mi va di fare distinzioni, però con una persona in particolare ho avuto un bel feeling: Gedeone Carmignani. Dopo un inizio difficile, negli anni a venire è andata molto meglio perchè mi faceva sentire importante e confidava molto sulla mia esperienza. Ero praticamente il rappresentante del gruppo, l’uomo spogliatoio. E’ una bella sensazione sentirti leader di una squadra, ciò ti responsabilizza e allo stesso tempo ti carica e ti dà una marcia in più. A volte è dura perché sei quello preso più di mira ma vale la pena vivere queste emozioni”.

Nella vita sono importanti anzitutto il benessere e la salute, essere in armonia con noi stessi e con gli altri. Tu cosa fai e cosa consigli?

“Da non molto, grazie all’idea di mia moglie Claudia, ho aperto l’M32 Wellness Club, una struttura con palestre e centro benessere, immerso nella natura di Castelchiodato e Mentana, a due passi da Roma, dove la gente può fare dell’attività sportiva, scaricarsi dalle fatiche lavorative e dallo stress accumulato. Un’ora di palestra al giorno può essere veramente un toccasana, in un ambiente sano, amichevole e con uno staff  professionale capitanato dal preparatissimo Pietro Scipioni. Siamo molto contenti perché le adesioni stanno andando al di sopra anche delle nostre più rosee aspettative”.

Puoi parlarci della tua scuola calcio, un altro progetto molto importante dedicato ai ragazzi?

“L’idea è venuta assieme a Pietro Scipioni che, oltre ad essere il direttore della struttura, è anche la persona con cui stiamo cercando di creare qualcosa di importante a livello giovanile. L’obiettivo è  quello di togliere i ragazzi alle brutte distrazioni della vita, e chissà potrebbe anche uscire fuori qualche campione per il prossimo futuro, di cui l’Italia calcistica ha tanto bisogno”.

Cosa vuole fare da grande Marco Marchionni, oltre a quello che di ottimo sta già facendo?

“Voglio riuscire a far crescere i bambini assieme ai loro sogni. Mi spiace sottolineare un aspetto che nasce da quello che vedo tutti i giorni: spesso le rovine dei ragazzi nascono dai loro genitori, che a volte ne vanificano la spontaneità e la crescita. Pensando di fare del bene ai loro figli, spesso li assillano, quando questi ultimi raggiungono degli obiettivi non spontaneamente voluti. Alla fine i ragazzi corrono il rischio di stancarsi e temono di deludere i propri genitori.  In poche parole, il bambino-atleta va lasciato in pace, educarlo e riprenderlo quando è necessario ma senza l’assillo di dover diventare campione e a tutti i costi. Un discorso questo che vale per tutti gli sport”.

 


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