06/28/2022
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Maria Luigia di Parma, la duchessa golosa

di Fabio Campoli – prodigus.it

Seconda moglie di Napoleone, ancora oggi, nelle terre emiliane, il ricordo di Maria Luigia nella sua gentilezza, buongusto e originalità rivive in tantissimi particolari, persino nei piatti più tradizionali o più contemporanei serviti in trattorie e ristoranti della zona

Il suo nome completo era Maria Luisa Leopoldina Francesca Teresa Giuseppa Lucia d’Asburgo-Lorena: non certo facile da ricordare per intero, ma di sicuro di lei avrete già sentito parlare sotto gli appellativi più brevi di Maria Luisa d’Austria o Maria Luigia di Parma. Passata alla storia anzitutto per essere stata seconda moglie di Napoleone Bonaparte (cui diede l’unico figlio legittimo), il suo ruolo di imperatrice consorte per la nazione francese durò tuttavia solo quattro anni a causa dell’esilio napoleonico. Maria Luigia scelse di non seguire Napoleone sull’isola d’Elba, ma di rientrare insieme al figlio a Vienna, restando fedele alla sua famiglia asburgica. Fu probabilmente proprio per via di questa scelta che il congresso di Vienna decise di assegnarle in vitalizio il Ducato di Parma e Piacenza, dove fece ingresso il 19 aprile 1816. E mentre da un lato i francesi la criticavano duramente per aver abbandonato Napoleone nel momento più difficile della sua vita, dall’altro lei trovò una nuova, meravigliosa terra d’adozione, a tal punto da decidere in prima persona di italianizzare il suo nome. Ancora oggi, nelle terre emiliane, il ricordo di Maria Luigia nella sua gentilezza, buongusto e originalità rivive in tantissimi particolari, persino nei piatti più tradizionali o più contemporanei serviti in trattorie e ristoranti della zona, dove il legame delle ricette con la storia e i gusti di Maria Luigia, tutta da raccontare ai commensali, sembra ancora essere un must intramontabile.

Ma entriamo subito nel vivo degli esempi “da mangiare”, per farvi rivivere attraverso ingredienti, ricette ed aneddoti tutto l’amore che Maria Luigia di Parma provava in modo genuino verso il cibo e la cucina, restando indimenticata anche in questi ambiti. Partiamo dalla profumata erba aromatica che prende il suo nome, ovvero l’erba Luigia (o erba Maria Luigia), l’Aloysia citriodora che corrisponde alla verbena odorosa (da non confondersi con la verbena comune, Verbena officinalis). Lo stesso nome del genere botanico “Aloysia” è dedicato alla duchessa “Luisa” (o “Luigia”). Il secondo appellativo di “citriodora” racconta da sé il caratteristico profumo di limone che si percepisce sfregandone le foglie.

L’elegante stile francese che aveva influenzato la vita della già aristocratica Maria Luigia di Parma rivive inoltre ancora oggi nella tradizione delle violette di Parma. Fiori che adorava (li scelse persino per adornare il proprio abito nuziale), di una varietà locale dal fiore particolarmente “grande” nella sua piccolezza, dai petali di color malva chiaro, e odorosi a tal punto da rientrare non solo nell’uso in profumeria, ma anche in quello gastronomico. Nelle pasticcerie storiche di Parma è pressoché impossibile non trovare preziose e delicate violette candite che decorano torte e pasticcini di regale semplicità. Maria Luigia si dedicò personalmente allo studio della botanica (aveva moltissimi interessi) e alla coltivazione della pianta, e la violetta divenne preso il suo segno distintivo, che, oltre ad essere il suo profumo preferito per il corpo, faceva dipingere su piatti e ceramiche, carte da lettera, ventagli. Amava inoltre indossare abiti e mantelli che richiamavano il colore viola del fiore. Se vi capiterà di passare da Parma e di trovare una pasticceria tradizionale che vende violette candite, non fatevene sfuggire l’assaggio: saranno ottime anche sul gelato fiordilatte, o da gustare sorprendentemente con il caffè.

Altre notizie gastronomiche su di lei sono giunte a noi attraverso i testi scritti al tempo da Vincenzo Agnoletti, cuoco che lavorò al suo servizio presso la corte parmense per un decennio. Dai natali romani, figura di grande esperienza, Agnoletti nel suo secondo libro, “Il Manuale del Cuoco e del Pasticciere” del 1834, riporta diverse nuove attenzioni nella sua cucina in relazione ai gusti del suo “datore di lavoro”. A partire dall’amore innato per i dolci: Maria Luigia di Parma fu tra le personalità del tempo che portarono anche in Italia l’arte della viennoiserie, ovvero di tutte quelle meraviglie pasticcere il cui processo produttivo si mescola con quello della panificazione, a partire da brioche e krapfen. Agnoletti riporta inoltre tantissime ricette per diverse tipologie di biscotti, sorbetti e rosoli, dedicandosi persino a svelare i segreti per ottenere i coloranti naturali da utilizzare in pasticceria per renderla ancora più accattivante.

Negli ultimi anni della sua vita, all’interno dei suoi scritti, Maria Luigia si descrive solitaria benché felice perché attorniata dall’amore familiare. Si spense a Parma il 17 dicembre 1847, e la sua tomba si può ammirare ancor oggi nella Cripta dei Cappuccini di Vienna.

LA RICETTA DEL MESE: Duchesse di Parma

Ingredienti per 4 persone: Fesa di tacchino, 8 fettine; Prosciutto di Parma Dop, 8 fette; Parmigiano Reggiano giovane, 120 g; Uova, 2; Marsala, 60 ml; Panna, 150 ml; Farina; Olio per friggere; Sale e pepe

Procedimento: Tagliate il Parmigiano reggiano a cubetti da circa 2×2 cm. Disponete sul piano di lavoro le fette di prosciutto crudo, tagliatele a metà, aggiungete nel centro di ciascuna un cubetto di Parmigiano Reggiano richiudete formando delle palline. Mettete sul piano di lavoro le fette di tacchino e battetele leggermente, salatele, pepatele, tagliatele a metà e adagiatevi sopra le palline di prosciutto e formaggio. Richiudete ogni fetta su se stessa, formando una pallina. Passatele quindi nell’uovo sbattuto e poi nella farina. In una padella fate scaldare l’olio e friggete la carne finché risulterà dorata, quindi scolate su carta assorbente. In un’altra padella fate ridurre la panna con il Marsala, aggiungete la carne, regolate di sapore e fate cuocere per 5 minuti. Servite le duchesse calde con la loro salsa di cottura e accompagnate con patate arrosto.

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GP Magazine aprile 2
Pasquale Viscito: Pr

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