12/04/2020
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Maria Ràtkova: Da San Pietroburgo per donare il suo talento

Mezzosoprano-Contralto è artista di vasto respiro internazionale con numerose esperienze nella musica lirica, sinfonica e liederistica. Dopo aver completato gli studi musicali si è diplomata in pianoforte e composizione presso il Collegio Musicale Magistrale di San Pietroburgo nel 1992.
Si impone per la sua prorompente vocalità e presenza scenica. Un talento assoluto. Tanti i successi e riconoscimenti ottenuti. Lei è Maria Ratkova.
Come si sei avvicinata al canto?
“Nascendo a San Pietroburgo si ha il privilegio di nascere in una realtà intrisa e completamente immersa nella cultura, e in particolare nella cultura musicale, con i suoi teatri e le sue storiche grandi tradizioni di musica sinfonica, lirica e del balletto classico. Io stessa poi personalmente, fin da piccola, ho avuto la fortuna di vivere nella musica grazie a mia madre, che oltre a essere una insegnante universitaria di musica e musicologia, ed essere la persona che ha ideato il sistema per la decodificazione e trascrizione della musica protoslava, era anche la maestra di cappella delle due cattedrali di San Pietroburgo. Io fin dall’età di 4 anni facevo gli assoli in chiesa durante la messa. Mio padre è stato un famoso storico e divulgatore, e ha anche lui avuto molta parte nel dare una traccia culturale di ampio respiro alla mia preparazione umanistica”.
Raccontaci del tuo arrivo in Italia…
“Il mio arrivo in Italia, patria dell’opera lirica, è stato paradossalmente come un ritorno alle origini. Dopo aver vissuto e studiato all’estero e vissuto in altri paesi tra cui anche Singapore, ho raggiunto in Italia la patria della musica e della musica lirica, ed è stato un arrivo fatto di conoscenze nuove, studio, approfondimento, debutti e incredibili esperienze artistiche e umane nonché culturali”.
Che differenze vedi e percepisci tra Italia e il tuo Paese in merito all’opera lirica e all’arte in genere?
“Come artista e musicista tendo a non pensare di avere un solo paese di origine, ma mi ritengo cittadina del mondo, anche se sono orgogliosa e onorata di essere cittadina italiana. L’Italia ha questo enorme fascino, e anche questa enorme responsabilità, di essere la patria e l’origine dell’Opera lirica come di tante altre forme culturali che hanno arricchito l’intero pianeta, d’altra parte il paese dove sono nata, la Russia, ha il grande merito di aver sempre coltivato e ingrandito con magnifici teatri, orchestre e scuole di musica e di danza, un’eredità che non solo ha fatto propria, ma che ha anche reso suo personale e originale patrimonio culturale, essendo patria di grandi musicisti e avendo una intrinseca qualità artistica e musicale tutta sua. Tendo piuttosto a pensare alla musica come un patrimonio globale dell’umanità e al limite, le esperienze dei singoli paesi devono essere individuate e valutate nella cura e nella protezione che mettono nel preservare i valori della cultura e della musica che a loro appartengono, e che sono chiamati per questo a custodire e difendere”.
Qual è il tuo ruolo preferito e perché?
“Ovviamente il ruolo di Carmen è sempre stato nelle mie corde e mi ha sempre donato grandi successi. Carmen è un personaggio che incarna la libertà e l’autodeterminazione di una donna contro tutto e contro tutti, ma musicalmente è un raro connubio di eleganza francese con fantasie esotiche ispaniche, una miscela esplosiva di eleganza e sensualità che sono sempre una ardua prova per una interprete. Ho vissuto molto in America Latina e ho molto cantato in ambienti ispanici e questo connubio di musica francese con fascino ispanico mi affascina molto. Naturalmente altri ruoli mi sono molto cari e come tutti nel momento in cui li interpreto, diventano il personaggio più amato, ma per completare questa risposta devo dire anche che il mio cuore musicale più profondo, va anche molto alla musica antica, alla polifonia antica con cui sono cresciuta fin da bambina e al repertorio polifonico Romano, fino arrivare a Palestrina, Perosi e Bartolucci, che ritengo tra le massime vette della musica universale, e spesso amo eseguire con degli specialisti del genere a cui sono molto affezionata”.
Tantissime tournée all’estero ti portano a viaggiare spesso fuori Italia. Una tra queste la tournée con i Ballerini del Bolscioj di Mosca, connubio tra danza e lirica. Raccontaci questa esperienza.
“L’opera lirica è una forma meravigliosa d’arte completa di tutto. In questa si assommano al canto tutte le arti visive e musicali dalla danza alla pittura all’architettura. La completezza di un’opera lirica si realizza anche con la presenza del balletto e ritengo che tutte le opere dove la danza sia presente, raggiungano un livello di completezza maggiore, e che abbiano con la danza qualcosa in più. È noto a tutti quanto fosse importante per poter rappresentare a Parigi nell’800 un’opera che essa avesse al suo interno un balletto, e che a volte fu necessario anche a grandi compositori come Verdi, aggiungerlo. È innegabile che oggigiorno sia sempre più diffusa la tendenza dei registi di lirica a coreografare alcune regie, questo a riprova di quanto ho detto prima. Non che io approvi incondizionatamente questa tendenza, ma sicuramente questa abitudine è molto diffusa, indice questo che siamo sempre più in presenza di una visione dell’opera lirica come un ‘musical’. Se a ciò aggiungiamo la ormai diffusa tendenza a decontestualizzare e spostare temporalmente le regie stesse, al di là di approvarle o meno, dobbiamo convenire che nell’opera lirica, passando per la danza, possiamo individuare una grande quantità di elementi di modernità e stimolo creativo”.
I nostri teatri sono attualmente in restrizione governative per via del Covid. La tua idea a riguardo?
“Purtroppo in tutto il mondo assistiamo dove più dove meno a questa realtà, molti la sintetizzano come una lenta necrosi dei teatri e forse si è tutti d’accordo nel dire che è un gravissimo momento sia per la scarsità di lavoro per gli artisti che hanno dedicato la vita per l’opera, sia per la difficoltà di offrire al pubblico uno spettacolo coerente e valido, date le molte restrizioni. Il mio parere conta poco, e di pareri su questa situazione per certi versi assurda ce ne sono fin troppi, d’altra parte non c’è molto da fare se non augurarsi che passi presto questo momento assurdo, fiduciosi di essere noi artisti, musicisti cantanti danzatori e tutti coloro che operano nel settore, portatori di una realtà storica fondamentale, che si conferma come una vera grande speranza per l’umanità. Si deve avere per l’arte e la cultura teatrale un grande rispetto e la massima attenzione. I nostri teatri hanno superato guerre devastazioni epidemie. Ancora pochi mesi prima di questa emergenza i nostri teatri erano ricchi di vita, se vogliamo anche di problemi, ma di energie e speranze, e devono tornare così e anche meglio se possibile, mai perdere l’ottimismo e la speranza. Penso sempre che la prima cosa che fu fatta dopo i bombardamenti della seconda guerra mondiale a Milano per esempio fu la ricostruzione del Teatro alla Scala. Quello che mi auguro e spero, è che i nostri governanti abbiano oggi le stesse priorità che hanno avuto i nostri padri e i nostri nonni nel comprendere quanto alla base di tutto ci sia la cultura e in particolare anche la nostra cultura e tradizione musicale”.
Cos’è per te il canto?
“Ovviamente per chi come me ha il canto e la musica come professione, Il canto non può che essere la vita, specialmente perché poi noi artisti lirici viviamo di canto e viviamo con e per il canto. Ciononostante per essere un’artista completa non si può vivere solo di canto e musica, ma bisogna allargare i propri orizzonti culturali. Quindi la propria curiosità e i propri interessi vanno estesi anche ad altre cose, ed io cerco di guardarmi sempre di più intorno, e quando non studio per i miei ruoli e per i miei concerti amo molto creare abiti da sera, dei pezzi unici molto elaborati che a volte indosso per i miei concerti, e amo anche scrivere scrivere. Ho pubblicato di recente un libro sulla tecnica del canto e sull’arte scenica, che ora è stato tradotto anche in spagnolo. Ma è tutto come un ampliamento della musica”.
Progetti immediati per questi ultimi mesi del 2020?
“Questo è stato un anno molto particolare e gli ultimi mesi non sono molto differenti anche se una certa apertura si sta cominciando a vedere. Se Dio vuole sono in partenza fra poco per l’Ucraina dove tornerò perché invitata a cantare il concerto del giubileo del teatro nazionale di stato di Kharkov, CXID Oera, The Kharkov National Academic Opera and Ballet Theatre, Teatro che amo molto, e che ha la fortuna di avere un direttore musicale che è un musicista penso unico al mondo il Maestro Dmitry Morozov, direttore d’orchestra con un repertorio sterminato, Insigne organista, compositore e grande musicologo. Collaborerò molto con lui in futuro e col Teatro di Kharkov, cosa che ho fatto già in passato con grande gioia. Sono riuscita a cantare il primo concerto di questo periodo così particolare il 28 giugno 2020, in commemorazione delle vittime di questa pandemia, un evento straordinario al Pantheon di Roma con la rappresentanza ufficiale della Segreteria di Stato Vaticana, del Corpo Diplomatico presso la Santa Sede, e della Diocesi Italiana Ortodossa di Grecia, accompagnata dal’ organista titolare della Basilica di San Pietro in Vaticano, il Maestro Josep Solé Coll, eseguendo anche composizioni originali del Maestro Morozov. Eravamo in piena emergenza Covid-19. Speriamo che tutto presto si risolva e si torni a far tanta musica e a ‘vivere’ poiché abbiamo detto che la musica è vita”.

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