Marianna De Micheli: Da “Centovetrine” alla barca a vela


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Abbiamo incontrato Marianna De Micheli, l’attrice che per otto anni ha interpretato la perfida Carol Grimani nella soap opera di Canale 5 “Centovetrine”. Dopo l’improvvisa chiusura del programma, ha deciso di salpare in barca a vela e di compiere il giro d’Italia in solitaria. Un’avventura straordinaria raccontata nel suo libro di successo “Centoboline”

di Giulia Bertollini

Attraverso questa intervista, ci racconta il passaggio dalla tv a questa grande avventura.

Marianna, ti abbiamo lasciato nei panni di Carol Grimani e ora ti ritroviamo in quelli di una velista in solitaria. Come mai questa scelta? 

“Dopo la chiusura di Centovetrine, mi sono ritrovata disoccupata. In quel momento, non avevo voglia di trovarmi lavoro e così ho scelto di intraprendere un percorso differente. Aver recitato per tanti anni in una lunga serie, come nel caso di una soap opera, porta spesso il pubblico a identificare il tuo nome e il tuo volto con quello del personaggio che viene interpretato. Di conseguenza, è necessario del tempo perché i telespettatori possano abituarsi a vedermi in altri ruoli senza associarmi a Carol Grimani. Così, ho deciso di prendermi una pausa e di dedicarmi ad altre passioni, come la vela”.

Walt Whitman scriveva “Per me il mare è un continuo miracolo; i pesci che nuotano, le rocce, il moto delle onde, le navi, con gli uomini a bordo”. Per te invece cos’è il mare? 

“Bella domanda! E’ un luogo in cui mi sento bene e che mi fa entrare in contatto con la parte più profonda di me stessa nonostante non ce ne sia particolare bisogno (ride). Difatti, ho un carattere estremamente riflessivo. Pensare in mezzo al mare però è diverso che pensare sulla terraferma. Quando ti trovi su una barca non puoi permetterti di non agire. Devi preoccuparti di tante cose e non ti è concesso rimanere fermo a riflettere, diversamente da quando ti trovi a casa”.

Dalle esperienze che hai vissuto, compreso il periplo d’Italia, è nato un progetto editoriale: “Centoboline”. Che ricorda nel titolo la celebre soap che ti ha vista protagonista per molti anni.

“Sì, mi sono divertita a fare un giro di parole. Voglio innanzitutto precisare, per chi non lo sapesse, che la bolina è un’andatura velica. Nel libro parlo anche del mio ingresso a Centovetrine, del provino che ho dovuto sostenere per ottenere la parte, delle difficoltà dei primi tempi, in particolare a livello di memoria, fino ad arrivare all’epilogo della chiusura. Si tratta di un diario di un bordo in cui ho raccolto le mie esperienze, gli incontri, i viaggi avventurosi”.

Nel libro scrivi “Il vero coraggio non è affrontare il mare ma la solitudine. Tutto è partito dalla mia incapacità di stare sola”.  Sei riuscita a superare le tue paure? 

“Beh, io credo che paure di questo tipo non si superino mai però nel tempo sono riuscita a soffrirne meno, a conviverci senza lasciarmi travolgere da emozioni troppo forti quali la sensazione di sentirsi sperduti nell’universo, abbandonati. L’esperienza del giro d’Italia in barca a vela mi ha insegnato a guardare alla solitudine con occhi diversi: mi sento meno terrorizzata rispetto a prima e se ci penso non mi manca il fiato”.

Possiamo però confessare che durante queste avventure nautiche non sei proprio in solitaria. A tenerti compagnia infatti c’è il tuo gatto Jingjok.

“Sì è vero. Ho deciso di prendere un gatto quando mi trovavo in Thailandia. Dopo numerose ricerche, visto che cercavo una razza con l’indole simile a quella di un cane, ho trovato su Internet  il contatto di una signora che gestiva un allevamento amatoriale a Rimini. Questa m’informò che aveva una gatta incinta che avrebbe partorito a gennaio. Ebbene, Jingkok è venuto alla luce il 27 gennaio che è anche il compleanno di mio padre. Essendo nato sotto il segno dell’acquario, la barca non poteva che essere casa sua”.

La tua barca ha un nome molto particolare “Maipenrai”. Cosa significa? 

“E’ un termine thailandese e la migliore traduzione è nell’inglese ‘never mind’ nel senso di ‘non c’è problema, non importa, va bene così, fa niente’”.

Nel corso dei tuoi viaggi avrai sicuramente conosciuto tante persone. Qual è stato l’incontro più emozionante? 

“Ricordo ancora con piacere l’incontro con un signore in lavanderia. Mentre attendevo che il bucato fosse pronto, entra questo tizio e si mette accanto a me. Inizia così a raccontarmi un po’ della sua vita, che lui si recava ogni giorno in quel posto per difendersi dalla calura e che aveva viaggiato molto in compagnia della moglie che purtroppo era morta. Dalle sue parole, intuii che si era trattato di un amore intenso. Ne ebbi la conferma quando mi rivolsi a lui chiedendogli da quanto tempo sua moglie fosse venuta a mancare. La risposta fu da brividi. Venti anni. Ebbene, la storia di quest’uomo è uno dei ricordi più belli che conservo nel cuore e di cui ho anche parlato nel libro”.

Che progetti hai per il futuro? 

“Innanzitutto sto cercando di realizzare una trasposizione teatrale del libro. Non voglio rappresentarlo però soltanto nei teatri, ma mi piacerebbe utilizzare anche la mia barca come palcoscenico. E’ un progetto particolarmente lungo e impegnativo. Scrivere un libro è stato complicato, anche se ho sempre avuto una certa dimestichezza con la scrittura, ma scrivere per il teatro è totalmente diverso. Nonostante le difficoltà che sto incontrando, di una cosa tuttavia sono sicura: che voglio raggiungere anche questo obiettivo”.

Cosa ti senti di dire ai nostri lettori che sperano in un tuo ritorno in tv?

“Al momento non mi precludo nessuna strada. L’importante è che si tratti di un buon prodotto che sia in tv, cinema o teatro. Incrociamo le dita”.


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