01/22/2022
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Marianna Suriano: “La danza per me è espressione”

È solista del Teatro dell’Opera di Roma. Tutto cominciò un giorno quando lei era piccolina e suo padre tornò a casa con un cd musicale…

Marianna, piacere averti tra noi. Vogliamo farti conoscere al nostro pubblico. Facciamolo partendo dalla tua infanzia e dal primo approccio con la danza…
“Il piacere è tutto mio. Il mio approccio con la danza è avvenuto molto presto, intorno ai tre anni. I miei genitori mi raccontano sempre che mio padre portò a casa un cd di musica classica ed io iniziai a ballare. Ogni volta che in televisione c’era qualche balletto rimanevo ipnotizzata davanti alla tv e di mia spontanea volontà chiesi di voler andare a danza. I miei mi portarono a vedere il Teatro alla Scala dall’esterno e da lì ripetevo sempre che volevo andare a ballare ‘sulla scala’”. (ride)
Sei di origine pugliese ma molto giovane sei andata a studiare all’Accademia di Ballo del Teatro Alla Scala di Milano. Quali ricordi?
“Mia mamma e mio papà sono entrambi pugliesi ma io e mio fratello siamo nati a Milano. A 11 anni sono entrata a far parte del primo corso dell’Accademia del Teatro alla Scala e da lì la mia vita è cambiata. Sono stati anni molto impegnativi ma li ricordo con immensa gioia e gratitudine. L’accademia non mi ha insegnato soltanto a ballare, ma come dico sempre, è stata una scuola di vita dove ho imparato la disciplina, la perseveranza e la resilienza. Come molti miei colleghi non ho avuto  un’adolescenza come i ragazzi normali della mia età perché passavamo il tempo  in scuola di ballo durante il giorno e la sera andavamo al liceo fino a tardi. Ma nonostante ciò rifarei tutto quello che ho fatto”.
E da Milano alla Capitale nel 2012 al Teatro Dell’Opera di Roma…
“Nel giugno 2012 dopo otto anni mi sono diplomata. Ero stata presa a Monaco di Baviera, alla Scala e al teatro dell’Opera di Roma. La mia decisone fu quella di rimanere a Milano, quindi entrai a far parte della compagnia della Scala dove lavorai per sei mesi. Essendo aggiunta, per un mese rimasi a casa perché la produzione che facevano non richiedeva aggiunti, e nello stesso periodo mi chiamarono da Roma. Ero partita per rimanere solo un mese ed invece sono passati 9 anni ☺️. La mia scelta fu di rifiutare il contratto di Notre Dame alla scala per poter ballare nella produzione di Giselle all’Opera di Roma perché da subito mi fecero fare molti ruoli da solista e prima ballerina ed io volevo ballare e fare esperienza”.
Il tuo primo ruolo importante?
“Appena entrata all’Opera di Roma, e quindi dopo solo sei mesi dal mio diploma, mi affidarono il ruolo della regina delle driadi in ‘Don Chisciotte’. In passato durante gli anni della scuola ho avuto l’opportunità di ballare dei ruoli principali. Sono stata la prima Fata Confetto dell’Accademia della Scala e poi ho ballato Nikiya nell’atto delle ‘ombre di Bayadere’. Non era la prima volta che mi capitava di ballare ruoli importanti, ma ovviamente in compagnia è tutto molto diverso e più complicato. È stata una bella sfida”.
Sei Solista del Corpo di Ballo del Teatro dell’Opera di Roma. Quali responsabilità senti?
“Sono solista da giugno 2015, quindi ormai da sei anni. Quando è entrata come direttrice Eleonora Abbagnato ho partecipato al concorso e sono diventata solista. Io penso che in una compagnia ognuno di noi ha delle responsabilità indipendente dal ruolo che svolge, ballando ruoli da solista e prima ballerina cerco sempre di migliorarmi e di ballare bene perché sento un forte senso di responsabilità verso i miei colleghi, verso chi mi da le opportunità di ballare ruoli importanti e naturalmente verso il pubblico che paga il biglietto per godersi uno spettacolo ben fatto. È un discorso che facevo anche prima di avere la nomina, esigo molto da me stessa e raramente finisco uno spettacolo soddisfatta, se sbaglio anche un minimo dettaglio magari non visibile a chi guarda per me lo spettacolo è andato male. Quando raggiungi il titolo, secondo il mio punto di vista, è fondamentale non deludere chi te lo ha affidato, ma è fondamentale anche tornare a casa con la soddisfazione di aver fatto bene. E quando non succede la prendo con filosofia e penso che domani è un altro giorno per lavorare e migliorare e sicuramente andrà meglio. Io penso fortemente che una mentalità positiva debba essere alla base di tutto in questa vita”.
Quale ruolo ti affascina e perché?
“Per chi mi conosce bene la risposta è scontata. Sono stregata dai personaggi di Odette ed Odile. Ho avuto la fortuna di ballare entrambi i ruoli e posso dire che non ho mai provato emozioni più vere e più grandi con altri balletti. Adoro l’innocenza di Odette, la sua purezza ed ingenuità e molte persone mi vedevano più nei panni di Odette che di Odile. Io stessa mi sono sempre sentita un po’ Odette oltre che a livello interpretativo mi ci rivedevo anche nei passi molto lirici che sono simili al mio modo di ballare.Ma ad oggi posso dire che interpretare Odile è stata un’esperienza straordinaria e che in fin dei conti ho sentito anche questo personaggio una parte di me. L’inganno, il tradimento, il complotto contro il principe e la seduzione… mi sono divertita tantissimo a fare il ruolo della cattiva anche perché nella mia carriera ho sempre interpretato fate buone e regine. È stato bellissimo poter scovare dentro me stessa anche i lati più oscuri. Tutti noi abbiamo una dualità dentro, la parte buona e quella cattiva. Ho fatto un viaggio dentro me stessa portando a galla gli aspetti meno belli.Mi piace tantissimo interpretare portando nei ruoli le mie esperienze di vita, per rendere tutte le emozioni più vere possibili e a volte quelle negative sono servite alla mia arte. Adoro i balletti con una storia da raccontare e per questo spero di poter, un giorno, ballare il ruolo di Tatiana in ‘Onegin’ perché è un altro personaggio che sento molto vicino a me e alla mia persona. Questo è il mio sogno nel cassetto”.
Prossimi impegni?
“Lavorare, lavorare, lavorare… per diventare la versione migliore di me per quel che è possibile. A dicembre interpreterò la regina dei fiocchi di neve e sarò la solista nella danza araba di Giuliano Peparini. Poi chi vivrà vedrà!”.
Definisci la danza in una sola parola.
“La danza per me è Espressione. Forse il modo migliore per capire chi e come sono dentro è vedermi ballare. Con le parole si fraintende sempre con la danza è impossibile, si è messi a nudo”.

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