Marisa Iacopino: Emozioni sedimentate in versi


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Se c’è un’arte che più si avvale della parola per farsi emozione, questa è la poesia. Con un verbo leggero, sfrondato delle ridondanze lessicali, Marisa Iacopino plasma la materia poetica attraverso un verso scarno che esplora i sensi: così possiamo sentire, toccare, vedere l’umano nel suo essere o divenire tenerezza, forza, silenzio, dolore, perdita, provvisorietà.

di Roberto Ruggiero

Il suo libro, Sedimenti inVersi, uscito per L’Erudita – Giulio Perrone Editore, ci regala flash emotivi suggellati in parole vivide, affilate, che diventano metafora d’un sentire comune nel quale il lettore può riconoscersi. Le abbiamo chiesto di raccontarci questa nuova avventura.

Iniziamo con una provocazione: non è da emarginati, oggi, un libro di poesie?

“La poesia, al pari della filosofia, sembra essere disdegnata in tempi bui. Eppure è proprio questo mondo, a mio giudizio indurito da uno scientismo tecnologico che spesso sfugge di mano, ad avere più bisogno di filosofi e poeti”.

Quando ti sei avvicinata alla poesia?

“La poesia mi ha sedotta fin dalla più tenera età. Oso dire che ancora prima di distinguere le lettere dell’alfabeto, e quindi di scrivere, ero catturata dalla poesia. Facevo trascrivere i miei versi ingenui su un taccuino da una bambina più grande. Il verseggiare mi ammaliava, lo sentivo come l mio scopo. La poesia rappresenta, ancora oggi, il mezzo espressivo che prediligo, lo strumento per esprimere e indagare l’esistenza, l’interiorità, il lato nascosto e irrazionale di noi stessi”.

D’accordo, tu scrivevi fin da piccola, ma quando si realizza il tuo sogno di comunicare attraverso la poesia?

“Nel 2003 i miei versi cominciano a essere pubblicati in antologie e raccolte. Ma è il 2008 che segna l’avvio editoriale, con Controverso Amore, la prima silloge poetica edita da L’erudita, di Giulio Perrone Editore”.

E oggi, “Sedimenti inVersi”, vuoi parlarci di questa seconda esperienza poetica?

”’Sedimenti inVersi’ nasce come raccolta di poesie intimistiche lasciate decantare nel tempo. Il pensiero individuale si fa così materia universale che respira, canta, ride o si rappresenta nell’assenza”.

Cosa intendi con il termine Sedimenti?

“‘Sedimenti’ rimanda a un concetto geologico: come le rocce sedimentarie sono formate dall’accumulo di detriti depositati sulla superficie della terra, e se le sfogliassimo potremmo arrivare al cuore della materia terrestre, così queste poesie sono formate dalla stratificazione dei pensieri. Sfogliarli significa arrivare all’essenza delle cose, al cuore dell’essere”.

C’è un sottotitolo all’interno del libro: Versi d’animi spersi…

“E’ un libro bipartito: una prima lunga sezione di poesie intimistiche, come dicevamo,  e una seconda parte più breve ma non meno intensa, preannunciata dalla poesia “Versi d’animi spersi” che rappresenta una serie di liriche civili, in cui si parla di un’umanità sofferente, degli ultimi, degli oppressi, diseredati, delle donne e uomini sfruttati o di tutti quelli che muoiono in mare senza neppure un nome. Per coloro che riescono a rimanere in vita, e sono disorientati, spauriti, ognuno di noi ha il dovere di lottare affinché questi animi spersi si possano ritrovare, altrimenti, l’umanità tutta sarà persa”.

Cosa ne pensi dell’esodo globale che caratterizza questa nostra epoca? 

“Qualcuno dice che sia creato a mestiere da coloro che esercitano un potere occulto sul mondo, per destabilizzare la popolazione mondiale. Io credo che sia complicato capire davvero da dove sia partito e da chi tutto questo sia stato generato. Quello che ho sempre pensato è che siamo tutti cittadini del mondo. Dico che per una coincidenza puramente socio-geografica, per caso, come diceva la Zymborska, io mi trovo a essere nata in Italia, ma devo ragionare come se fossi nata in Siria, o in Nigeria o in Messico”.

Cosa rappresenta per te la parola in questa raccolta?

“La parola è azione, ricordo, presenza, assenza, amore, disamore. I pensieri attraverso il verbo diventano un riparo per l’animo umano. Così la riflessione e l’introspezione si nutrono di sapori antichi, del sogno, o di un’impresenza che pure acquista una forma nell’oggi poetico. Un viaggio attraverso il ritmo e la parola. Parola che è la protagonista, che coglie il senso dell’attesa, dello slancio, della memoria”.

Nella lirica “Si potesse risalire al prima” L’impresenza è assenza che non duole.”  Vuoi spiegarci meglio?

“Il concetto di ‘impresenza’ torna spesso nel libro. Potrei dirti che è una ‘presenza incorporea’ che continua a esistere dentro di noi, nei cuori che pure debbono sopportare il dolore per l’assenza fisica di qualcuno, di qualcosa”.

Hai un desiderio segreto?

“Sì, ho un sogno nascosto: vedere le poesie tradotte in lingua inglese. Mi piacerebbe sentirne il suono e, perché no? sapere cosa ne pensano oltremanica, o addirittura oltreoceano! Diciamo che è un desiderio che mi fa volare in alto. Ma del resto, se si tratta di un sogno, tanto vale sognare in grande!”.


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