Marwan Samer: L’artista tunisino che ha collaborato con Eugenio Bennato e Khaled


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Un genio del liuto arabo e non solo, Marwan Samer, apprezzato musicista tunisino, suona con Eugenio Bennato e ha avuto l’onore di lavorare a fianco di Khaled.

di Silvia Giansanti

E’ nato a Tunisi nel 1983 e oggi lo si può considerare benissimo un artista versatile ed eclettico, perché nella sua esperienza di musicista ha collaborato con artisti di diverse generazioni e stili  musicali. La sua parola d’ordine è infatti spaziare.

Marwan, quando e dove sei nato artisticamente?

“Sono cresciuto in una famiglia in cui tutti adorano ascoltare la musica. Ho avuto la fortuna di avere uno zio musicista che mi ha trasmesso sin da quando avevo sette anni la passione per l’oud (il liuto arabo) e mi ha insegnato a comporre e a musicare testi di poesie. Dopo di che ho cominciato a frequentare conservatori e istituti di musica specializzati, il primo del quale è stato l’istituto Al- Rashidiyya di musica tunisina. Nel periodo universitario ho scelto di frequentare l’istituto superiore di musica dove ho conseguito la laurea in musicologia e poi altri corsi di perfezionamento che ho seguito all’estero”.

Da quanto tempo sei in Italia e perché hai scelto di trasferirti qui?

“Sono in Italia dal Maggio del 2011, quando sono venuto come ospite al Festival Internazionale della Pace e delle Culture organizzato dall’Ambasciata dell’Iraq presso il Vaticano. In seguito ho provato ad entrare in contatto con artisti italiani e a collaborare con loro e al contempo ho conosciuto la mia attuale moglie, per cui mi sono ritrovato a vivere e stabilirmi in Italia. Per fortuna ho avuto modo di conoscere molti artisti italiani illustri e di collaborare con loro a diversi progetti musicali che hanno portato alla pubblicazione di due album, il primo dal titolo “Sicilia Araba” con il gruppo Milagro Acustico di Bob Salmieri e il secondo con il gruppo Reagente 6 di Fabio di Biagio, che è stato frutto di un’esibizione live alla Casa del Jazz di Roma”.

Cosa apprezzi del nostro Paese e della nostra cultura?

“L’Italia è in primo luogo il paese della cultura e dell’arte. E’ la culla il e luogo di fondazione di disparate esperienze artistiche e culturali ed è il paese della bellezza e della storia, pieno di  paesaggi naturali mozzafiato. Mi piace molto il carattere socievole del popolo italiano che ha molto in comune con il mio Paese e i Paesi del Mediterraneo in genere, in quanto a modo di pensare, di vivere e di comportarsi. In più l’Italia dista 50 minuti di volo dalla mia terra, cosa che mi permette di far visita ad amici e parenti ogni volta che ne sento la mancanza”.

Cosa ti manca della Tunisia?

“Quello che mi manca di Tunisi è la famiglia e gli amici, ma anche trascorrere del tempo con il gruppo di artisti, musicisti e pittori con cui ho iniziato la mia esperienza musicale e condiviso i tempi della mia formazione accademica e delle mie prime esperienze musicali che sono stati molto difficili. Mi mancano molto le atmosfere dei nostri incontri quotidiani, quando trascorrevamo insieme le serate a parlare della vita e dell’arte e ideavamo progetti artistici comuni”.

Quali sono state le tue prime esperienze nel campo musicale?

“All’inizio della mia carriera mi sono dedicato alla ricerca poetica, musicando le opere dei maggiori poeti tunisini e arabi in genere. Insieme a loro abbiamo organizzato dei festival culturali in tour per tutto il territorio nazionale, in cui accompagnavo dal vivo con le mie melodie i versi dei poeti”.

Sei attratto da altri strumenti?

“Oltre all’oud mi piace suonare altri strumenti, specialmente le percussioni, e spesso nel corso delle mie esibizioni utilizzo la darbouka, il bendir, le krakeb che sono strumenti molto diffusi nel Nord Africa”.

Parlaci della tua esperienza con Khaled.

“La mia esperienza con Cheb Khaled è stata strepitosa, di sicuro l’esperienza che ha segnato di più la mia carriera musicale. Non solo perchè è un artista internazionale amato da tutti e le sue canzoni come “Aicha” e “Didì” sono conosciute universalmente, ma anche per le sue doti caratteriali e morali. Nel suo gruppo, dove suonavo l’oud, eravamo tutti come una famiglia e non solo una semplice band. Per noi giovani del nord Africa Khaled è un simbolo, il suo successo risiede nel fatto che ha saputo combinare l’amore per la tradizione musicale araba e la rappresentazione della realtà sociale in cui viveva con l’innovazione e la ribellione agli schemi prestabiliti. Lui è l’unico ad essere riuscito a portare la musica maghrebina al pubblico internazionale, pur preservando le caratteristiche originali della musica del suo Paese”.

Come hai conosciuto Eugenio Bennato con il quale collabori?

“Ho avuto il piacere di conoscere Eugenio Bennato alla cerimonia conclusiva di una rassegna di incontri con le comunità e le associazione migranti presenti sul territorio italiano e in questa esperienza siamo rimasti felicemente sorpresi dalla naturalezza con cui riuscivamo a trovare le giuste modulazione per fondere le culture musicali dei nostri due mondi accomunati dallo stesso mare. E’ stato cosi che Eugenio mi ha proposto di accompagnarlo nella sua tournée “Balla la nuova Italia 2014″ ed è cominciata questa grande avventura con il suo gruppo del progetto Taranta Power, che mi ha iniziato ai ritmi della tamorra e della taranta”.

Con quale altro artista sogni di collaborare?

“Con Eros Ramazzotti, sono stato suo fan fin da piccolo”.

Cosa ne pensi della musica prodotta in Italia?

“In Italia esistono degli stili musicali molto belli e variegati che si differenziano da una regione all’altra. In questo luogo è possibile trovare quasi tutti i generi musicali praticati nel mondo. Purtroppo però, credo che il mercato musicale sia molto limitato, è rimasto locale e un po’ chiuso al solo pubblico italiano. A parte alcuni nomi noti, altri artisti, seppure molto bravi, come ad esempio i “Napoli Centrale” di cui apprezzo il carattere innovativo, stentano ad affermarsi anche all’estero per via di certe dinamiche di mercato che non li favoriscono”.

Tra i progetti dei prossimi mesi?

“Ho in programma di registrare alcuni brani nuovi con Eugenio Bennato, oltre all’incisione di pezzi personali che ho composto di recente. Prevedo di entrare in sala con l’artista napoletano Sandro Joyeux, che si occupa di world music come me”.


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