Massimiliano Buzzanca: Che cinema la vita!


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di Mara Fux

È figlio d’arte e da suo padre ha ereditato il talento. Eppure, non aveva iniziato la sua vita professionale nelle vesti di attore…

Attore, regista e adesso anche scrittore: esprimersi artisticamente su più fronti è forse la strategia che hai adottato per recuperare venticinque anni di avvocatura nei tribunali.

“Fortunatamente non sono stati venticinque ma solo dieci, altrimenti oggi avrei quasi settant’anni, visto che sono quindici che faccio l’attore. In ogni caso, non la chiamerei strategia, piuttosto necessità di espressione. Anche raccontare personaggi, storie, che siano interpretati o scritti su carta, in qualche modo fanno parte dello stesso lavoro”.

Mai pentito di aver gettato via la toga? 

“Assolutamente no. Anzi, pentito di non averlo fatto prima semmai”.

Da un figlio d’arte come te ci si aspetterebbe, come primo libro, un bel memoriale di ricordi d’infanzia ed invece non solo hai scritto un bellissimo romanzo ma l’hai pure arricchito di quel giusto mix di intrigo e passione che potrebbero farlo divenire in breve tempo un autentico best seller. Con quale criterio hai scelto le tematiche da trattare? 

“È stato tutto molto naturale, molte cose raccontate fanno parte di esperienze avute quando ho fatto il militare, altre sono racconti di persone che ho avuto la fortuna di incontrare, altre ancora sono frutto di pura fantasia. Certo mi sono divertito a mischiarle tra loro e a condire il tutto con l’ironia che mi ha sempre accompagnato anche nei momenti meno divertenti della mia vita. Poi ci sono considerazioni personali su alcuni temi trattati, senza voler dare un giudizio né, tantomeno, pretendere di insegnare qualcosa, che vorrebbero essere solo spunti di riflessione per il lettore”.

Quanto c’è di Massimiliano in Simone Bianchi, il protagonista del tuo libro? 

“Molto, ma non tutto. Non so se sarei capace di affrontare proprio tutto ciò che Simone affronta nelle pagine del libro, in alcuni casi, forse, Massimiliano se la darebbe a gambe levate”.

E’ vero che la cosa più difficile per chi scrive un romanzo è inserire la parola “fine”? 

“Infatti io non l’ho scritta. A parte gli scherzi, la tentazione è quella di aggiungere storie su storie e capitoli su capitoli. Nel mio caso, però, forse perché abituato a scrivere sceneggiature, sono arrivato alla conclusione in maniera alquanto naturale”.

“Che cinema la vita” titolo del romanzo edito da Male Edizioni è una strizzatina d’occhio dettata dal marketing che rimanda alla tua passione principale. Come mai non hai intrapreso la carriera di attore fin da giovanissimo? 

“Avevo un debito d’onore nei confronti dei miei genitori. Mia madre aveva sempre sognato di avere un figlio laureato e con un lavoro o da avvocato o da medico e, visto che mio fratello ha pensato legittimamente bene, a diciotto anni di andare in giro per il mondo a disegnare e vendere gioielli, io mi sono ritrovato in dovere se non altro di conseguire una laurea e di dimostrare loro di non essere il classico figlio di papà che vive del riflesso del lavoro dei propri genitori”.

Quanta emozione hai provato nel salire sul palcoscenico da professionista? 

“Nell’attimo precedente al debutto assoluto pensavo di non farcela, poi mi sono sentito a mio agio, come se fosse la cosa più naturale di questo mondo, o meglio, come se fossi nato per fare quello che stavo facendo. In effetti credo di essere a mio agio sul palcoscenico e non nella vita reale”.

In teatro il pubblico ha mostrato molte volte di apprezzarti e al cinema nel solo 2017 si contano almeno quattro titoli di nuova uscita con il tuo nome ben in evidenza ma un ruolo da protagonista stenta ancora ad arrivare. Il cognome che porti non agevola la via del successo

“Purtroppo no. Papà, tra il serio ed il faceto, dice sempre che devo aspettare la sua morte per avere il successo che secondo lui merito, ed io gli rispondo che quando lui morirà io avrò almeno settant’anni e sarò troppo vecchio per fare il protagonista”.

Stai già pensando ad un secondo libro? 

“In realtà sto pensando al seguito di questo libro e in più sto preparando una serie di romanzi dai quali sto cercando di trarre una serie televisiva che si chiamerà ‘L’Albino”, una sorta di criminal, con tanto di profiler”.

Ci sono in vista spettacoli teatrali in cui reciterai o stai concentrandoti sulla distribuzione del libro? 

Non riesco a stare fermo, sto preparando uno spettacolo per il prossimo inverno, che dovrebbe essere il mio primo spettacolo ‘in solitario’ il cui titolo provvisorio è ‘Massimiliano Buzzanca ai domiciliari’, poi sto cercando di parlare con un famoso regista di musical per cercare di rimettere in piedi la commedia musicale citata prima”.


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