Massimiliano Varrese


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“Io e San Francesco”

Balla, canta benissimo e in scena come attore non si risparmia affatto. E’ protagonista nel film “Il mistero di Laura”, nel musical “Chiara e Francesco” e sta raccogliendo buoni frutti attraverso il suo primo romanzo “L’estate è già finita”

di Silvia Giansanti

 

Schivo e pieno di valori. E’ il ritratto dell’attore Massimiliano Varrese, nato a Roma il 5 gennaio del 1976 sotto il segno del Capricorno. Un personaggio poliedrico che ama misurarsi con diverse esperienze, partendo da quelle di ballerino con Raffaella Carrà, fino ad arrivare a ruoli importanti nel cinema d’autore, senza tralasciare la sua esperienza nei musical e la scrittura di un romanzo molto bello. Massimiliano si sente molto vicino alla figura di San Francesco e non a caso è stato scelto come protagonista nel musical “Chiara e Francesco”, scritto da Piero Castellacci e diretto da Oreste Castagna. Uno spettacolo commissionato direttamente dall’ordine Francescano nell’ottocentesimo anniversario della ricorrenza in cui Chiara e le sue seguaci si sono unite all’ordine di Francesco. L’evento è stato presentato a Rimini nel corso dell’incontro mondiale delle case Francescane e dal 4 ottobre è al Teatro Liri di Assisi in occasione della festa del Patrono d’Italia.

Massimiliano, sappiamo che hai iniziato come ballerino e per questo devi ringraziare un tuo idolo, Michael Jackson, vero?

“Sicuramente e tre anni fa quand’è scomparso è stato davvero un trauma”.

E devi ringraziare anche Raffaella Carrà.

“Aver lavorato con la Carrà è stato un imprinting a quello che era il vero varietà della tv, per cui ho avuto la fortuna di farlo con una professionista del genere che mi ha insegnato a lavorare sodo”.

Hai deciso di fare anche l’attore. Qual è stato il motivo di questa scelta?

“E’ stato un percorso naturale. Ritengo di avere una formazione artistica americo-anglosassone. Passare dal canto, al ballo, è stato naturale poi approdare anche alla recitazione. Già nel periodo di ‘Carramba’ facevo alcuni spot televisivi, un musical, fino ad arrivare ai primi ruoli importanti nei film. Nulla a caso, sia ben chiaro, il tutto è stato supportato dietro da studi. Non è stata una scelta, ma una spinta interiore”.

A proposito di cinema, un paio di anni fa è uscito “Alice” e adesso sei alla prima esperienza come protagonista assoluto ne “Il mistero di Laura” di Giovanni Galletta. Ci parli del tuo ruolo?

“E’ il ruolo più importante che abbia mai avuto. C’è questo ragazzo di nome Davide di trentotto anni che fa il musicista e cade in depressione dopo la morte della sorella in un incidente causato da lui stesso dopo aver bevuto un bicchiere di troppo. Questo spiccato senso di colpa lo porta a smettere di fare musica, un’attività che per lui era la vita. Nel frattempo però continua a dare lezioni di musica e arriva un’allieva di nome Costanza e da lì si snoderà il racconto e vari colpi di scena”.

Dietro alla storia si cela un messaggio?

“Sì, far capire che anche attraverso la sofferenza vale la pena vivere e andare avanti”.

So che sei bravissimo anche nei musical. Non a caso hai preso parte in “Tre metri sopra il cielo”, che ha avuto un successo strepitoso, e adesso sei il protagonista in “Chiara e Francesco”. Ecco, visto l’argomento e le figure in ballo, ti coinvolge molto quest’esperienza?

“Mi sta prendendo tantissimo perché mi sento molto legato a S. Francesco, ho ammirato il suo modo di vivere. Chi mi conosce sa che sono una persona schiva che, una volta terminato il lavoro, torna ai suoi valori di sempre. Questo personaggio mi sta lanciando una serie di segnali. Pensa, un mese prima che mi proponessero lo spettacolo, siccome ho un’agenzia di attori a Los Angeles, stavo decidendo di partire per l’America. Avendo anche una collaborazione con una psicoterapeuta, prima di andare via ho fatto una chiacchierata con lei dicendo: ‘rimango solo se arrivasse un ruolo alla San Francesco’. Ti giuro, è andata proprio così”.

Davvero?

“E non è finita. Quando mi hanno contattato per propormi il tutto, mi trovavo nel Monastero di S. Scolastica a Subiaco, dove stavo tenendo dei seminari con la psicoterapeuta. Una serie di segnali incredibili”.

Quindi mi sembra di capire che, come spirito, pensiero e fede, ti senti molto vicino a lui.

“Molto, Francesco è un santo che mi tocca l’anima. E’ arrivato in un periodo della mia vita in cui avevo messo in discussione molte cose di me stesso e del mio lavoro e questa è stata la conferma che stavo andando nella direzione giusta”.

Cos’hai provato entrando nell’Eremo di Assisi? Immagino che tu ci sia stato.

“Ho tenuto uno spettacolo ad Assisi e quindi non potevo non recarmi lì a fare la mia preghiera e ad accendere una candela. Si sente proprio che quel posto è un centro pieno di luce”.

Tra le tante cose, ti è venuto in mente di scrivere un libro autobiografico. Quando è scattata la molla e da cosa hai tratto l’ispirazione per scriverlo?

“Ho scritto questo romanzo ‘L’estate è già finita’ con Francesco Serino, un mio amico d’infanzia, con il quale avevo già fatto un diario, imprimendo racconti e ricordi. Da questo è scaturita l’idea di farne un libro senza pretese, mettendo giù le nostre limpide emozioni. Anche in questo caso si è trattato di una ricerca spirituale molto profonda”.

Cosa serve secondo te ad un buon libro per farsi ricordare?

“La semplicità nella visualizzazione delle scene. La capacità di chi legge di immergersi nel profumo e nel paesaggio di quel libro”.

Mi sembra di capire che sei una persona molto riservata e diversa da tanti personaggi. Com’è il tuo rapporto con il mondo dello spettacolo?

(Ride) “Molte volte, per questo motivo, sono stato anche rimproverato dagli addetti ai lavori. Del resto sono così, non ho deciso di fare l’attore per essere bello e famoso, ma è stata un’esigenza interiore. Mi piace apparire solo se c’è qualcosa da promuovere e da portare avanti. Fa parte del modo in cui ho concepito in partenza questo lavoro”.

 


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