Massimo Mazzotta: DO IT!


    massimo mazzotta - francesco stella

È l’organizzatore di alcune delle serate più conosciute negli ultimi vent’anni a Roma tra cui Muccassassina. Tanto spavaldo e accentratore in pubblico, quanto riservato e pacato in privato. Lo incontriamo per carpirgli i segreti della sua longevità in un settore dove, in genere, le grandi organizzazioni durano due o tre stagioni.

di Mirella Dosi

Massimo, quando hai iniziato a lavorare nelle discoteche?

“Nel 1994. Inizialmente tutto è partito non dico per gioco, ma per volontariato. Per dieci anni sono stato parte attiva nonchè Presidente di una nota associazione romana, organizzatrice di un eccellenza delle notti romane: il Muccassassina. Sono stati 10 anni intensi in cui ho dato il mio contributo a tutti i livelli. Anche per il famoso World Pride del 2000. E’ stata una gavetta impagabile, che mi ha dato tanto e a cui ho dato tutto me stesso. Lì ho certamente sviluppato quel minimo di doti di talent scout e organizzatore che sono oggi”.

Quali sono le tue “creature” più famose?

“Come accennavo, in quei lunghi anni ho imparato il mestiere, rubando con lo sguardo, ascoltando le persone, cercando di immedesimarmi nel pubblico, alla continua ricerca di riuscire a capire cosa potesse farli divertire, come regalare spensieratezza e divertimento. Ho iniziato a guardare il pubblico e a guardarmi in giro. Così personaggi assolutamente sottostimati da altre organizzazioni o presi dalla platea, seguendo i miei consigli, sono diventati protagonisti e hanno imparato a gestire un microfono, un palco, a ballare o cantare. Li ho fatti studiare, non amo l’improvvisazione o la mediocrità. Nomi? Mi piace pensare che ho dato delle chance a persone che avevano un mondo interno intero da raccontare e in parte grazie a me, ma non vorrei peccare di presunzione, hanno spiccato il volo. Parlo di note Drag Queen romane, dj’s performer ed organizzatori stessi che hanno usufruito dei miei consigli. Potete chiedere in giro, nessuno disconoscerà i miei meriti”.

La cosa più difficile nell’organizzare una serata?

“Lo ripeto sempre a tutti gli staff con cui ho lavorato. Non mi pesano le 26 ore al giorno che impiego in quel che faccio, quanto a volte far capire a chi lavora con me che tutti fanno parte di un grande puzzle e che se ne manca uno, il quadro non è completo. In un lavoro come il mio, specie se fatto con grande precisione, un ritardo o un’assenza sono un macigno che rischiano di stravolgere completamente una serata”.

La cosa che ti da più soddisfazione mentre la gente si diverte?

“Esattamente questo: vedere la gente che si diverte, ma attenzione, la mia prima preoccupazione è che anche lo staff si diverta. Non solo l’artistico, ma anche i tecnici, i baristi o i ragazzi della sicurezza. Se tu che vieni a ballare percepisci che hai di fronte persone svogliate, che stanno ballando, magari col broncio, non ci siamo proprio. Uno dei miei primi obiettivi è creare una famiglia più che un gruppo di lavoro.  Mi piace pensare che le persone che scelgo alla fine, la maggior parte, siano davvero amici oltre che collaboratori. Da qui le convocazioni in un orario in cui ci si relaziona, si fanno si le prove, ma si mangia anche qualcosa insieme, ci si scambia il pettegolezzo del giorno, a volte nascono anche degli amori. Questo clima positivo si riflette poi in serata col il sorriso sulle labbra sia dello staff che dei clienti”.

Un format che ti piacerebbe lanciare a Roma?

“Che domanda impegnativa. Credo di aver fatto di tutto in questi anni e di aver cambiato pelle ogni sei mesi. Il mio è un lavoro di fantasia, l’idea di un format può nascere mentre parliamo o mentre vedo un film o leggo una rivista o durante un viaggio, uno spettacolo di strada”.

Il tuo 2016 è inziato con la grande inaugurazione di DO IT!, il sabato sera del New Alibi Club. Come è nata l’idea di DO IT?

“Mai come in questo momento storico ho sentito l’esigenza di fare un qualcosa di diverso dal mio ultimo prodotto, tra l’altro tutt’altro che morto, momentaneamente in stand by. DO IT! vuol dire ‘Fallo!’, ma non in senso volgare, sia chiaro. Fallo, fai qualcosa, non aver paura di osare, sii partecipe della tua vita, sii protagonista e non vittima degli eventi. Vuole essere un messaggio positivo di incoraggiamento per tutti, perché io ci credo veramente che nella vita tutto è possibile. Ma facendo cosa? Un prodotto la cui centralità è la musica, cercando di coniugare vecchie glorie del passato, ma sempre all’avanguardia, cercando di avere una linea musicale definita che guarda comunque al futuro. Pop, house, latino americana. Semplice da scrivere su un biglietto di invito. Creare una miscellanea in cui attirare un pubblico che ami stare in un locale in cui gli strappi il sorriso e il divertimento è il mio obiettivo”.

A chi si rivolge DO IT?

“A tutti. Lavoro ad un prodotto con seri professionisti. Credo nella meritocrazia, nello studio e nel duro lavoro. Produco uno spettacolo, spero gradevole, che non vuole avere steccati o recinti e che possa piacere a tutti. Poi la gente è libera di scegliere in base alle proprie esigenze”.

Tre motivi per cui scegliere DO IT!

“Per la bravura delle persone che ci lavorano, per la buona musica e soprattutto perché’ da noi si viene accolti come degli amici con cui passare una bella serata e non come clienti da spennare. Credi siano ragioni valide? Lancio il guanto di sfida, so lets DO IT!”.


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