Massimo Milazzo: La voce del gatto Tom è un grande regista teatrale


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di Mara Fux

Attore, doppiatore, regista, produttore e oggi anche direttore di una nuova sala a Rocca Priora. Massimo Milazzo è uno di quei nomi da quasi mezzo secolo si trova stampato su locandine, flyer, pieghevoli e persino tra i carteggi ufficiali di compagnie e teatri storici.

Tra i cambiamenti cui hai assistito in ambito teatrale, qual è quello per te più evidente?

“Sicuramente la sparizione della critica; il critico era una figura fondamentale. Ai miei spettacoli vantavo un parterre di tutto rispetto: Nico Garrone, Rodolfo di Giammarco, Rita Sala, Aggeo Savioli, Giorgio Prosperi, Ghigo De Chiara, Maurizio Giammusso, Dante Cappelletti per citarne alcuni. Con i loro pezzi i critici rappresentavano un’ importantissima verifica del nostro lavoro. Mi domando come facciano i teatranti d’oggi  a non potersi avvalere del loro contributo. Io dico sempre: ‘Amici e parenti, giudizi dementi’”.

Perché la presenza del critico era considerata così importante? 

“C’era il desiderio legittimo di verificare il prima possibile se lo spettacolo messo in scena fosse stato apprezzato da operatori del settore altamente qualificati”.

Anni ’80: i grandi teatri mettevano in scena “Due gemelli veneziani”, “La tempesta”, “Delitto per delitto”, “Maria Stuarda”. Tu rispondevi a colpi di “Conoscenza carnale”. Sbaglio? 

“No, non sbagli. Volevo rappresentare in Teatro una pellicola senza far perdere allo spettatore la suggestione del film. Ricreai le dissolvenze incrociate con l’apporto di strati di tulle. I proiettori erano occultati come si usa nel cinema e gli attori apparivano o scomparivano in un’atmosfera che fu descritta come magica. Tutto questo avvenne al Teatro Dell’Orologio: un piccolo spazio suggerisce soluzioni uniche”.

Quale è lo spettacolo cui ti senti più legato come regista? 

“’Room service’ tratto dal film dei fratelli Marx. Una macchina teatrale perfetta, con 14 attori sulla scena. A distanza di anni ancora mi si chiede di rimetterlo in scena”.

E come doppiatore? 

“A Tom, il gatto di Tom&Jerry,  quando parla naturalmente. E’ l’unico cartone animato al mondo ad aver ricevuto il Premio Oscar. Nelle sale di doppiaggio amo giocare con la voce. Ti fa sentire un eterno ragazzino”.

Molti attori dicono che doppiare non è recitare. Pensi anche tu sia un altro mestiere? 

“Scusa ma Giancarlo Giannini, Gigi Proietti, Paila Pavese, Emanuela Rossi, Luca Ward, Leo Gullotta, Francesco Pannofino, Giorgio Lopez e tanti altri… sono degli eccellenti doppiatori e che mestiere fanno?”.

Fino alla metà di aprile produci e dirigi al Teatro delle Muse “Ho avuto una storia con la donna delle pulizie”, una commedia brillante interpretata da Luciana Frazzetto e Franco Oppini. 

“E’ una commedia di Nino Marino, autore intelligente e brillante del quale ho già portato in scena ‘Gente di facili costumi’ interpretato sempre da mia moglie Luciana con Geppi di Stasio. Anche questo è un testo dove le differenze socio culturali dei protagonisti si scontrano e si incontrano per fondersi in un linguaggio nuovo fatto di sentimenti e valori. Sta riscuotendo il gradimento del pubblico che, inutile dirlo, a teatro ama ridere oltre che riflettere”.

Che ci dici invece del Teatro Comunale Le Fontanacce che hai inaugurato nel dicembre scorso a Rocca Priora e del quale hai la direzione artistica? 

“L’intenzione è quella di promuove, oltre agli spettacoli, anche laboratori, rassegne cinematografiche, teatro per ragazzi e corsi di dizione e recitazione ma facciamo un passo alla volta. Per questa prima stagione abbiamo messo in cartellone spettacoli di comici tra i più amati e popolari, in modo da far arrivare velocemente al pubblico la notizia dell’apertura di un nuovo polo d’aggregazione culturale”.

E come è andata? 

“Sarà per la scelta artistica fatta o semplicemente perché siamo stati fortunati ma finora tutti gli spettacoli sono andati benissimo. La prossima stagione oltre ai comici, inseriremo anche delle commedie, certi che il bacino di spettatori già molto partecipi, aumenterà”.


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