Mattia Briga: In “Che cosa ci siamo fatti” cambio pelle e direzione


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Nel 2015 ha partecipato al talent “Amici” e da allora è incrementato l’amore del pubblico nei suoi confronti. Nel suo ultimo progetto discografico svela ai suoi fans la parte più intima di sé

di Giulia Bertollini

Ascoltando le tracce del suo nuovo album, mi sembra di toccare la sua anima. Da sempre schietto e controcorrente, in quest’ultimo progetto discografico dal titolo “Che cosa ci siamo fatti” Briga si mette a nudo in un racconto personale e intimista ripercorrendo la sua vita tra amore, sentimenti, viaggi, dubbi e incertezze. Oltre a mostrare il suo lato nascosto, Briga apre gli occhi sulla società denunciando la precarietà e la superficialità dei rapporti. Un quadro desolante in cui la nuova generazione appare imprigionata nella rabbia, sopraffatta dalla frustrazione e senza alcuna speranza nel futuro. In questa chiacchierata, Briga ci svela qualcosa in più sul suo nuovo album con uno sguardo ai progetti futuri.

Briga, parliamo del nuovo album “Che cosa ci siamo fatti”.

“ ‘Che cosa ci siamo fatti’ è un concept–album ed è la colonna sonora del mio ultimo romanzo Novocaina – una storia d’amore e di autocombustione’ nel quale affronto temi sentimentali e generazionali come la difficoltà di relazionarsi all’interno di una coppia o in un rapporto di amicizia ma anche dell’esigenza di trovare un proprio spazio nel mondo, un ruolo nella società. Sono molto orgoglioso di questo progetto perché ho avuto la possibilità di collaborare con artisti che stimo quali Boosta, il mio chitarrista Enzo Campagnoli e Fabio Massimo Colasanti, chitarrista di Pino Daniele”.

Come sono nate e cosa hai voluto raccontare con le canzoni contenute nell’album?

“Sono nate da una necessità di chiarirmi le idee, di fermarmi in un’epoca come questa in cui è tutto molto frenetico. Ho cercato di guardarmi dentro per analizzare e accettare tante cose, per darle un’etichetta. E’ importante far capire al pubblico il proprio punto di vista nella speranza che possa condividerlo e apprezzarlo”.

In ogni lavoro discografico c’è sempre un messaggio da dare. Il tuo qual è?

“Il messaggio che voglio lanciare con le mie canzoni è di condivisione e di amore. Peccato che questi valori siano assenti nella società di oggi, costruita sull’esteriorità e sulla superficialità”.

Il tuo linguaggio è quello di una generazione immersa nell’epoca della precarietà.

“Assolutamente. La precarietà è sinonimo di insicurezza, di instabilità. Basti pensare alla precarietà di sentimenti, di valori, di posti di lavoro, di stabilità mentale. Ovunque c’è precarietà”.

Recentemente, è stato messo online il video del primo singolo “Che cosa ci siamo fatti”. Qual è stata l’idea di partenza?

“Di solito, ho sempre realizzato dei videoclip in cui ero il protagonista, affiancato da una figura femminile. In questo caso, ho deciso di stravolgere il piano della comunicazione anche a livello iconografico. E’ il primo album che realizzo in cui non c’è una sceneggiatura, una storyboard. Ho voluto mostrare il mio quotidiano, ciò che scandisce la mia giornata, solo, nella mia stanza vuota”.

Sei appena partito per un ricco InStore Tour dove incontrerai i tuoi fan. Cosa ti aspetti?

“Mi aspetto grande affetto come è sempre stato e di essere guardato negli occhi e compreso perché questo album mostra una parte di me che è spesso rimasta nascosta. Sono sempre prevalsi altri lati del mio carattere e questa è l’occasione giusta per far conoscere anche il resto”.

Secondo te, qual è il motivo principale per cui sei tanto apprezzato?

“Credo che nel bene e nel male uno dei motivi che mi fanno amare dal pubblico sia proprio la schiettezza. Sono una persona che rimane con i piedi ben saldi a terra e non ho mai rischiato di fare voli pindarici per un po’ di successo. Ho pregi e difetti come tutti e non ho mai avuto paura di mostrarmi per quello che sono”.

Ti saresti mai aspettato questo successo?

“Mi aspettavo di avere molto successo una volta uscito dal talent di ‘Amici’ ma dopo non avevo pianificato nulla. Sono felice di aver realizzato alcuni sogni e spero di poterne coronare con il tempo anche degli altri. Il mio obiettivo è di diventare una persona migliore, anche a livello professionale”.

Come ti sei avvicinato alla musica?

“La mia famiglia è stata fondamentale. In casa ho sempre respirato aria di musica e da bambino amavo ascoltare generi diversi, dal rap al jazz, dal pop ai cantanti spagnoli”.

Nel corso della carriera, hai duettato con artisti del calibro di Venditti, Tiziano Ferro, Gianluca Grignani, Emma, Gigi D’Alessio e tanti altri. Cosa ti hanno lasciato queste esperienze?

“Ricordo ancora con particolare emozione quando ho cantato ‘Roma capoccia’ allo Stadio Olimpico con Antonello Venditti. Essendo romano, è stato un onore condividere quel palco con una colonna portante della musica italiana. Ricordo anche il meraviglioso senso dell’ospitalità di Gigi D’Alessio che mi invitò a casa per conoscermi assieme ad Anna Tatangelo che in quell’occasione sfoderò il suo talento di cuoca. Da quel momento in poi ho instaurato con lui un rapporto non solo artistico ma soprattutto umano. Lo stesso avvenne con Gianluca Grignani. In un giorno, riuscimmo ad impostare quattro-cinque canzoni. Ogni collaborazione ha comunque lasciato in me una traccia”.

Nel 2015 hai partecipato ad “Amici”. Raccontaci brevemente questa avventura e qualche aneddoto che magari non sappiamo.

“Amici è stata un’esperienza fondamentale e non posso fare altro che ringraziare tutti coloro che mi hanno regalato questa opportunità. E’ come se avessi vissuto in un’altra dimensione, da alieno. Di aneddoti non ce ne sono molti e quelli che ho preferisco tenermeli per me”. (ride)

Conosci l’identikit del tuo pubblico?

“E’ una domanda difficilissima. Oltre ai teenagers, ai firmacopie mi è capitato di incontrare signore di 60 anni o mamme con bambine di qualche mese. Non credo alle etichette e all’identikit di un pubblico. Credo fortemente al potere della comunicazione”.

Cosa vuol dire per te lavorare per una casa discografica importante come la Sony?

“Non lavoro per una major ma per me stesso. Con la Sony ho un contratto di licenza che è arrivato successivamente a quello firmato tempo fa con la Universal. Inoltre, da tanti anni ho un contratto con la Honiro Label, un’etichetta indipendente che ho visto crescere in questi anni e che ho contribuito a far diventare grande. Essere accostato però a dei giganti della musica, come appunto queste etichette, è una soddisfazione. Non posso negarlo”.

Progetti in cantiere?

“L’anno prossimo celebro il mio decennale e in occasione di questo evento ho intenzione di riproporre canzoni del mio repertorio rivisitate in chiave moderna. Per ora, sto pianificando il tour di questo nuovo album. E’ ancora tutto in divenire comunque”.


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