Michele La Ginestra: “Vi contagerò con la mia allegria”


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È pronto a tornare a maggio 2019 sul palco del Teatro Sistina con il suo spettacolo di successo “È cosa buona e giusta”

di Giulia Bertollini

Artista poliedrico di teatro, cinema e tv, Michele La Ginestra porta in scena una commedia intelligente in cui trascina per due ore lo spettatore in un turbinio di risate, sorrisi ed emozioni. Un invito alla riflessione con uno sguardo al mondo dei giovani, sempre più vittime della tecnologia e incapaci di costruire relazioni stabili. Lo avviciniamo a conclusione della conferenza stampa di presentazione della nuova stagione del Teatro Sistina. Michele ci conquista con i suoi modi gentili e garbati confidandoci di quanto sia importante affrontare la vita con un sorriso. E proprio dalla sua carica di energia e positività veniamo travolti mentre ci svela qualche curiosità in più sullo spettacolo e sul personaggio da lui interpretato.

Michele, per il secondo anno consecutivo ti ritroviamo impegnato in teatro con lo spettacolo “E’ cosa buona e giusta”. Te l’aspettavi questo successo?

“Assolutamente no. E’ stato un successo inimmaginabile. Pensavo di aver messo in scena un buon prodotto però non pensavo potesse coinvolgere il pubblico fino a questo punto. Credo che il segreto di questo successo sia anche nella scrittura: semplice e diretta al cuore delle persone, in particolare ai giovani. E’ un invito al dialogo, al confronto tra generazioni con il messaggio di sorridere di più, di affrontare la vita con serenità”.

Ci racconti qualcosa del tuo personaggio? Avete qualcosa in comune?

“Sì, tantissimo. E’ la mia storia. Infatti, sono cresciuto artisticamente in un oratorio e il primo palco che ho calcato è stato quello della parrocchia. Sono felice del percorso che ho fatto e non ho remore a dirlo. Nello spettacolo interpreto un attore che, su invito del parroco, va a trovare dei ragazzi nell’oratorio in cui è cresciuto e si confronta con loro, con le problematiche giovanili, con la tecnologia e con la globalizzazione. E’ importante rivolgersi con passione ai ragazzi aiutandoli a credere in se stessi e nei propri sogni. Purtroppo, oggi i ragazzi sono vittime dei social e parlano molto di meno. Lo spettacolo vuole essere uno stimolo al confronto interpersonale”.

Oltre all’esperienza teatrale, anche l’essere genitore ti ha permesso di varcare la soglia del mondo giovanile con un confronto tra passato e presente. Pensi che i genitori di oggi abbiano fatto esperienza diverse rispetto ai loro figli?

“Assolutamente no. Forse però quelli della mia generazione parlavano di più con i propri genitori ed erano più predisposti al dialogo e al confronto. Oggi, i ragazzi sono schiavi delle nuove tecnologie e hanno perso la capacità di parola”.

Cosa rappresenta per te il teatro?

“E’ un modo per stare insieme. Sai, come dico alla fine dello spettacolo, ognuno è chiamato a portare a termine una missione, a sviluppare un talento. Noi artisti dovremmo cercare di regalare la bellezza a chi ci sta intorno. Il teatro è uno strumento di condivisione, di confronto. Un mezzo necessario per conoscerci e conoscere gli altri”.

Un attore a cui ti ispiri?

“Nino Manfredi. E’ stato un punto di riferimento non solo per me ma anche per altri attori. Aveva una innata capacità di passare dal drammatico al comico. Spero di avvicinarmi in qualche modo al suo talento”.

Oltre al teatro, hai altri progetti?

“Di teatro, ne faccio tanto. Sono direttore artistico del Teatro 7 da quando è nato ed è bello vedere che è cresciuto al punto che il Teatro Sistina ‘acquisisce’ i nostri spettacoli. Sono contento anche che un’autrice storica del mio teatro come Giulia Ricciardi sia sul palco del Teatro Sistina con una delle novità più importanti della prossima stagione, “Belle ripiene”. Per quanto riguarda la Tv, in autunno mi troverete su TV2000 in cui riprenderò un programma sul confronto nonni-nipoti. Sono davvero orgoglioso di questi progetti”.


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