11/28/2020
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Minni Parravicini: Dare forma e significato allo spazio

di Marisa Iacopino –

E’ cresciuta tra righe e squadre, suo padre progettava grandi impianti termici. Per un breve periodo ha seguito le sue orme ma poi, capendo che quel ruolo non le corrispondeva, si è appassionata alla decorazione di interni. Ha acquisito tecniche pittoriche come l’affresco, l’invecchiamento, l’antichizzazione, lo studio dei finti marmi. Da sempre attratta dai materiali, ha studiato il mosaico romano e bizantino, reinterpretandoli, nonché la tecnica della cera persa e la modellazione della creta e dei metalli.
Lei si chiama Minni Parravicini e ci racconta il seguito della sua storia.
“Dopo la nascita di mia figlia ho avuto l’esigenza di avere più tempo da dedicare alla famiglia, ed era arrivato anche il momento di approfondire e studiare quello che da sempre è la mia passione: mi sono laureata in Architettura di Interni. E’ stato un percorso consapevole e pieno di entusiasmo”.
Ti occupi di tante cose: architetture, restauro di edifici storici, design, gioielli, restyling di giardini… Dove si esprime meglio la tua creatività?
“Mi piace spaziare, ma le mie inclinazioni sono connesse tra loro, non riesco a progettare un arredo se non lo inserisco nel contesto architettonico. Gli spazi esterni sono il prolungamento degli interni, come spesso le mie creazioni di bronzo sono citazioni di elementi architettonici.Tutto è fonte di ispirazione: la natura, un’opera d’arte, una istallazione, i mercatini dell’usato, un bicchiere rotto…”.
Le tue collaboratrice sono donne: una visione femminile degli spazi architettonici?
“Diciamo che con i pennelli e successivamente al tavolino, ho sempre lavorato con le donne. Noi abbiamo dei ritmi serrati e riusciamo a fare più cose nello stesso momento. Le ‘chiacchiere’ al femminile sono una risorsa che solo a noi è concessa, ma i miei artigiani e le maestranze sono anche uomini ed è stimolante avere scambi di opinioni, nel rispetto e nella stima reciproca”.
Il concetto di spazio interno è cambiato rispetto al passato?
“Direi totalmente. Oggi la casa si vive nella sua totalità. In passato alcune stanze rimanevano chiuse per gli eventi occasionali, la cucina era l’ambiente più frequentato, il bagno un’appendice della casa. Oggi la casa è vissuta in tutta la sua interezza, il living e la zona pranzo sono spesso connessi alla cucina, i bagni vere ‘stanze da bagno’, la zona notte è ben definita e tutelata dalla privacy. E ancora cambierà: queste settimane chiusi in quarantena a casa hanno fatto crescere in noi nuovi bisogni. I progetti di interni futuri dovranno tenere conto dell’esigenza di avere uno studio per una postazione di smartworking, uno spazio-ingresso dove svestirsi (vestibolo), uno spazio esterno – anche se piccolo – connesso alla casa. Il progetto futuro sarà mirato alla riqualificazione dei terrazzi condominiali, spazi dimenticati ma con una grande potenzialità. Durante il lockdown, per molti di noi il terrazzo condominiale è stato l’unica fonte di sfogo”.
Come si coniuga l’armonia, la sostenibilità, il rispetto per l’ambiente nel lavoro di un architetto, oggi?
“La sostenibilità, deve diventare una filosofia di vita che ci deve accompagnare nel prossimo futuro. Nessuno può più esimersi dall’approccio sostenibile. Gli architetti possono dare un contributo immenso, la casa o edificio sostenibile deve essere un must. Il percorso è obbligato. Spazi adeguati per la raccolta differenziata a partire dagli interni, finestre a taglio termico, lampadine a basso consumo, caldaie a condensazione, pannelli fotovoltaici, materiali eco sostenibili, la lista è lunghissima”.
Goethe diceva che il paesaggio è una forma modellata che si evolve, crescendo. Il paesaggio interno di una casa, allo stesso modo, una volta plasmato si evolve, muta?
“Che domanda interessante! Gli interni non devono essere statici, mi piace pensarli come dinamici e versatili. Emozionante cambiare gli interni con le stagioni. Quando arriva l’estate è quasi fisiologico avere l’esigenza di inserire colori chiari… se togliamo i tappeti, cambiamo le tende, teli e cuscini sui divani,
e ne posizioniamo altri su balconi e terrazzi, immediatamente avremo una sensazione di novità e benessere nelle nostre case”.
Fare un restyling, rimodellare uno spazio non è un po’ far perdere memoria a quel posto? C’è un modo per cercare di conservare lo spirito del luogo?
“Quando entro in un ambiente da ristrutturare non ho quasi mai il desiderio di stravolgerlo, ma di ridargli la dignità persa con il tempo e l’incuria, rendendolo funzionale per le esigenze dei nuovi abitanti”.
La classicità può essere ancora fonte di ispirazione per creare, oggi, nella post-modernità?
“Senza il nostro passato non potremmo avere futuro. Senza citazioni del passato, i nostri interni risulterebbero sterili, privi di anima e non sarebbero pronti ad accogliere, ma respingenti”.
L’architettura serve a cambiare il mondo, a stupire?
“L’architettura serve per migliorare la qualità della vita… A volte bastano pochi cambiamenti, togliendo anziché aggiungere”.

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