Paolo Ruffini: “Sono un buffoncello dall’animo cortese”


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È un attore poliedrico e ricco di simpatia. Il 19 marzo debutta al Sistina con “Up and Down”, uno spettacolo da non perdere con attori unici e speciali

di Giulia Bertollini

Con la sua comicità irriverente e spregiudicata, è riuscito a portare una ventata di allegria nelle case degli italiani. Paolo Ruffini, livornese doc, è conosciuto al grande pubblico nelle vesti di attore e conduttore della trasmissione di successo “Colorado”. Non tutti sanno però che il buffoncello di corte, epiteto con cui ama definirsi, ha anche un cuore grande. Lo abbiamo incontrato in occasione della conferenza stampa di presentazione del docu-film “Resilienza” candidato ai Premi David di Donatello.

Paolo, com’è nata l’idea di questo progetto? 

“Questo progetto è nato in seguito ad un grave lutto che ha colpito una coppia di miei amici. Infatti, il loro amato figlio Alessandro Cavallini è venuto a mancare per un neuroblastoma a soli 14 anni. Mi sono reso conto che nella lingua non solo italiana ma anche anglosassone non esiste un termine che possa identificare un genitore che perde un figlio. E’ come se nessuno avesse voluto prendere in considerazione questa condizione. Dopo questo tragico evento, ho chiesto ai miei amici cosa potessi fare per aiutarli e la loro risposta mi ha commosso. Mi chiedevano di mantenere vivo il ricordo di Alessandro. Così, assieme ai suoi fratelli, abbiamo realizzato un film dal titolo ‘Resilienza’”.

Chi è per te il resiliente?

“Per me il resiliente è colui che riesce a trasformare il limite in opportunità, è chi riesce a vedere  là dove gli altri non vedono, è colui che riesce a vivere la propria vita con coraggio nonostante la condizione in cui versa”.

Come pensi sia trattata la tematica della terapia del sorriso in Italia? 

“Credo che siano stati fatti passi da gigante e che qualcosa stia accadendo anche in questo campo. Ricordo ancora quando Papa Francesco, da buon uomo anche politico e non solo di Chiesa, indossò un naso rosso per sposare due clown-dottori. Sai, quando poi si pensa alla malattia si guarda solo alla guarigione trascurando la condizione di ammalato. Mi domando molto spesso ad esempio perché negli ospedali le coperte siano di colore marrone. Per quale motivo non prediligere invece un colore più vivace come l’azzurro? In questo traspare una tendenza molto italiana a vivere il dolore come l’unica e sola possibilità dimenticando che anche nella sofferenza ci possono essere diverse sfumature. Inoltre ti dico anche che sorridere aiuta a guarire. E questa è una realtà medica”.

Il 19 marzo debutti al Teatro Sistina di Roma con lo spettacolo “Up and Down”. Con te a recitare sul palco una compagnia di fantastici attori affetti dalla sindrome di Down. Un connubio artistico davvero singolare…

“In tanti mi accusano di fare uno spettacolo con ragazzi dalla sindrome di Down solo per altruismo. In realtà, non sanno che si tratta al contrario di un atto di puro egoismo. Io mi approfitto della loro felicità. E poi, chi li frequenta lo sa bene, riescono ad avere una fisicità che a noi manca. Basti pensare che al giorno d’oggi la maggior parte delle persone vive sui social ma ha paura poi di stringerti la mano o di regalarti un abbraccio. Stiamo diventando troppo social e poco sociali. Questi ragazzi invece hanno una confidenza con la vita che altre persone non hanno. Per questo, dico che la loro sindrome è opposta perché loro possono considerarsi davvero Up. La loro capacità di esibire la diversità con candida innocenza e con un sorriso per me è una grandissima lezione di vita”.

Oltre all’indubbia verve comica, il pubblico televisivo ha imparato ad apprezzare anche la tua nobiltà d’animo. Qual è il personaggio della TV che senti più vicino al tuo modo di essere?

“Io adoro Corrado tanto che non ci crederai ma sono arrivato a tatuarmi il suo volto sul braccio. Quest’anno poi mentre ero alla conduzione di ‘Colorado’ ho voluto ripetere un gesto che lui faceva spesso all’inizio delle sue trasmissioni. Ho scelto di scendere le scale in mezzo al pubblico. Corrado era popolare perché era uno del popolo. E anche io amo stare in mezzo alla gente tanto che quando finisco uno spettacolo abbraccio sempre il pubblico che è venuto a vedermi”.

Credi sia un dovere per chi appartiene al mondo dello spettacolo dedicarsi al sociale? 

“Un dovere no, però credo che chi lavora nel mondo dello spettacolo è molto fortunato. Pertanto, il cielo dà ma ha anche bisogno di ricevere”.

Qual è il tuo motto nella vita?  

“E’ una frase di Maria Teresa di Calcutta che dice ‘non invitatemi mai ad una manifestazione contro la guerra ma se ne organizzate una a favore della Pace invitatemi’. Peccato che in giro ci sia solo gente incavolata che se la prende per ogni minima cosa. Anche in politica avviene lo stesso. Vedo solo uomini di potere che litigano tra loro senza sviluppare una propria idea. Quanto si divertono però a contestare quella degli altri”. (ride)

Un sogno nel cassetto?

“Fortunatamente ne ho tanti. Il mio sogno nel cassetto però è riuscire ad arrivare a 80 anni e continuare a fare questo lavoro”.

Prossimi progetti? 

“Intanto, sono in tournée con lo spettacolo teatrale ‘Sogno di una notte di mezza estate’ assieme a Violante Placido, Giorgio Pasotti e Stefano Fresi. Si è creata tra noi un’intesa perfetta e ognuno è rispettoso del lavoro dell’altro. Anche il progetto di ‘Resilienza’ mi sta particolarmente a cuore e sono alla ricerca di chi voglia distribuirlo in sala aiutandomi a diffondere un messaggio di vita. E poi dal 19 marzo sarò impegnato ancora in teatro con lo spettacolo ‘Up and Down’ assieme alla mia compagnia di talenti speciali. Vi aspetto!”.


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