10/26/2020
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Pierluigi Califano: “Paso Doble”, un nuovo caso per l’ispettore Fogli

di Mara Fux –

Laureato in Scienze Politiche e collaboratore per la rivista economica Terziaria, Pierluigi Califano, classe 1962, ha sfornato nel corso dell’ultimo lustro la bellezza di ben tre thriller dal sapore squisitamente moderno, di quelli che gira e rigira prima o poi approdano sulla scrivania di qualche sceneggiatore, il quale in quattro balletti te li trasforma in serie televisiva. Ed è un po’ quello che in fondo il nostro autore desidera già da quando ne “Il lato nascosto della Luna”, suo secondo romanzo, ha plasmato per la prima volta i tratti di Gerardo Fogli, ispettore di polizia alle prese con un caso che segnerà per sempre la sua vita personale oltre che quella professionale, visto che nel successivo “Paso Doble” è promosso a commissario.
“Gerardo Fogli è un uomo normale che si trova davanti a fatti straordinari, è un poliziotto sui generis, che usa la ragione più della pistola. Di lui, specialmente nel primo dei due libri di cui è protagonista, ho amato tratteggiare la tenacia, la caparbietà ma anche le sue immense solitudini e le debolezze.”
E per descrivere al meglio i casi che affrontava come hai fatto? Nella vita quotidiana, al di là dell’esperienza con Terziaria, lavori nell’ambito automobilistico.
“Mi sono informato moltissimo soprattutto per capire l’iter di quanto volevo narrare. Ho approfondito termini legali, procedimenti circa interrogatori, fermi, arresti: per parlarne correttamente è basilare avvicinarsi alla materia altrimenti si incappa in errori. Ovviamente poi nei libri tutto è sfumato, non si entra mai troppo nel tecnico proprio per non farsi del male”.
La narrazione dei tuoi thriller è frutto di fantasia o prende spunto dalla realtà?
“Nel caso de ‘Il lato nascosto della luna’ ero stato molto colpito da un fatto di cronaca, uno strano giro di adozioni che finivano in tragici rapimenti. ‘Paso Doble’ invece è nato in maniera diversa; ero andato ad assistere a dei campionati di ballo latino americano cui partecipava un mio nipote e sono rimasto folgorato da un mondo che non pensavo potesse esistere. Il paso è un ballo affascinante che richiama in qualche modo la corrida, il continuo scontro tra la vita e la morte e quello stesso scontro ho voluto tradurlo in un thriller che tenesse su il fiato del lettore col medesimo ritmo”.
E non hai temuto che i giallisti doc rileggessero nel titolo un tentativo di richiamo del film anni ’60 che aveva per protagonista Il Tenente Sheridan?
“A dire il vero, anche se non sono propriamente un giallista doc, ci ho pensato perché lo Sheridan interpretato da Ubaldo Lay appartiene alla mia generazione. Però non ho mai avuto dubbi sul titolo perché il mio contenuto voleva proprio trattare il paso doble come ballo latino americano e quindi, per non incappare in equivoci o dar adito ai malpensanti, ho voluto mettere in copertina il mio stesso nipote con la sua compagna di ballo. E così… il caso è chiuso!”.
Il primo romanzo “1988. Il passato inatteso” è invece ben altra cosa.
“Sì, risponde ad una domanda che credo ciascuno di noi prima o poi si ponga ovvero: cosa farei se avessi a disposizione una nuova vita? la trama affronta proprio questo, si sviluppa dal 1988 al 2008 riaffrontando l’epoca e i suoi eventi storici reali ma in una chiave diversa. E’ un po’ una nascita ad una vita nuova o, se vogliamo, un lungo sogno. Diciamo che mi sono divertito molto a giocare sul falso, sul vero e su tutto quello che si può”.

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