Piero Angela: “Oggi sono diventato il padre di Alberto Angela”


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Qualche settimana fa è rimasto vittima di un incidente domestico e in molti sui social si erano preoccupati delle sue condizioni di salute. Stiamo parlando del re della divulgazione scientifica Piero Angela che alla soglia dei 91 anni continua a stare al passo con i tempi tanto da definirsi un “giovane tra i giovani”. Il programma “Superquark” è traslocato su RaiPlay e assieme a lui a guidare lo spettatore alla scoperta di temi importanti ci sono cinque giovani divulgatori.

di Giulia Bertollini

In questa intervista, oltre a raccontarci qualcosa in più su questa nuova edizione, Piero ci ha svelato che sono stati proprio i nipoti ad impartirgli lezioni sul web.

Piero, “Superquark” torna e questa volta trasloca su Raiplay. Quali sono le novità di questa edizione?

“Abbiamo lavorato tanto con una squadra che ha creduto fin da subito in questo progetto. Con me ho voluto cinque giovani divulgatori la cui età media è sotto i 30 anni. In questa nuova edizione di ‘Superquark’ tratteremo temi importanti. Alcuni sono più scientifici, altri, invece, virano più sulla curiosità. Un argomento interessante che verrà trattato è quello dell’acqua. Esistono tecniche per ricavare l’acqua potabile dall’oceano ma sono tecniche costosissime. Le prossime guerre riguarderanno l’acqua. Di acqua dolce, ce n’è poca e noi, in Italia, ad esempio, ne sprechiamo tantissima. E poi c’è l’acqua che sale, come a Venezia. Su certi aspetti, ci occuperemo anche di attualità. Su altri aspetti, invece, faremo da enciclopedia”.

Il regalo più bello che ha ricevuto dai suoi genitori?

“Da piccolo i miei genitori mi regalarono un’enciclopedia in dieci volumi. Il volume che ho usurato di più era il volume dei ‘perché’”.

In questi anni non si è mai concesso un po’ di riposo.

“Era il 1952 quando ho iniziato a lavorare in Rai continuamente tutti i giorni e quindi facendo i conti sarei dovuto andare in pensione nel 1985, ma poi che avrei fatto? Andavo ai giardinetti? Invece ora sono su ‘SuperQuark +’, un ennesimo cambiamento. Viviamo a lungo, basti pensare che la mia speranza di vita quando sono nato era 52 anni. Potrei dire di averne rubati 40. Per fortuna la scienza ogni volta che devi morire ti da un piccolo aiuto e ti fa portare a casa un anno in più. Mi fa piacere continuare a lavorare e spero di continuare a farlo fino all’ultimo, mi piacerebbe morire sulla scena per dirla come Moliere”.

Come si fa a parlare di scienza e d’amore? Neanche scrittori e poeti sono mai riusciti a dare una risposta a questo interrogativo.

“Sono abbastanza esperto. Ho scritto un libro sull’argomento. In questi casi, si parla soprattutto di serotonina, che scende quando si è innamorati, perché l’innamoramento è come un disturbo ossessivo compulsivo, e di ossitocina. Nella puntata dedicata all’amore, si parlerà di come i giovani usano il web per tutte le loro relazioni. Ai miei tempi, in Val d’Aosta, due persone, quando erano interessate l’uno all’altro, si davano gli spintoni. C’era quest’approccio un po’ primitivo. Oggi, invece, ci si scambiano le foto  e gli incontri si fanno sul web”.

In tutti questi anni di divulgazione c’è una puntata che ricorda con più emozione?

“Tutti questi programmi sono tutti figli, si amano tutti perché in quel momento in cui li ho fatti erano una cosa totalizzante. Ho fatto la prima serie di dieci puntate nel 1969 e ricordo che la prima puntata era sulla genetica, quando sono tornato a rimontarla ho chiesto al montatore cosa fosse la pizza sull’armadio e mi disse che era la puntata della sera prima che doveva essere trasmessa all’ archivio. Cioè appena nata era già morta. Scelsi di riutilizzarla per scrivere il mio primo libro che come il primo amore non si dimentica mai”.

Ha ancora qualche sogno nel cassetto?

“Ho un progetto ambizioso per valorizzare l’informazione sul digitale. Il nostro paese è molto indietro, tutta la pubblica amministrazione, le aziende e la scuola. Quest’ultima ha bisogno di una rivoluzione nell’insegnamento. Ero stato coinvolto ad inizio degli anni 80 per la riforma dell’insegnamento nella scuola elementare, ma forse le proposte erano ardite. C’è bisogno di cambiare. Ogni genitore porge agli insegnanti il cervello dei propri figli e lo ritira dopo 15-20 anni e cosa hanno indietro? Non è colpa degli insegnanti ma la scuola è rimasta ferma, con lo specchio retrovisore. Si fanno cose passate, ma si va verso il futuro che sta cambiando. Ci preoccupiamo troppo del presente, anche in politica, ma bisogna avere una prospettiva. Bisogna cambiare, in questo i mezzi di comunicazione hanno grande responsabilità. In questi tempi si tende ad andare sull’emotività perché fa ascolti e la pancia della gente reagisce”.

A proposito di web, è lei che insegna ai suoi nipoti o sono loro ad insegnare qualcosa a lei?

“Sono loro che insegnano a me. Si ricorda del cubo di Rubik? Noi adulti non riusciamo a risolverlo nemmeno stando tutto il giorno impegnati mentre i bambini in poco tempo hanno già capito come fare. I miei nipoti sono ormai laureati. Oggi i giovani vanno in giro con i cartelli ma a mio parere non bastano. Il problema non sono i problemi perché questi si risolvono. Il problema sono i comportamenti, i modi di affrontare il futuro”.

Qual è la cosa che la rende più orgoglioso?

“Da padre non posso che essere contento. Una volta di mio figlio si diceva ‘è il figlio di Piero Angela’. Oggi invece di me si dice ‘è il padre di Alberto Angela’. Quando Alberto ha iniziato a lavorare non volevo che facesse questo lavoro, ma è stato più forte di lui. Aveva la capacità innata di raccontare, una capacità che credo abbia ereditato da me”.

Le è mai capitato di guardare programmi sulle piattaforme streaming?

“E’ interessante guardare i programmi del passato. Alcuni riuscivano a registrare 18 milioni di ascolti. Oggi la TV è diventata come un supermercato in cui ognuno può fare la propria scelta. Peccato che molto spesso la concorrenza si faccia sull’emotività. Questo è un danno per il paese. E allora capisci l’importanza di fare programmi di divulgazione. Abbiamo avuto sempre l’onore di lavorare in prima serata su Raiuno avendo degli ascolti in linea con la programmazione e portando degli ottimi guadagni all’azienda”.

Per quanto riguarda il clima, siamo messi così male secondo lei?

“E’ difficile fare un quadro preciso della situazione. Intorno alla questione ambientale ci sono però nubi nere. Non si può pensare di cavarsela con la fortuna. Gli Stati Uniti d’America non fanno lo sforzo che dovrebbero fare ma anche gli altri Stati non stanno facendo meglio”.

Greta Thurnberg è stata eletta persona dell’anno dal Time. Cosa ne pensa di questa giovane attivista?

“Greta pur essendo giovanissima è diventata un simbolo. Le sua parole sono state come un fiammifero che hanno acceso le coscienze. Tanti giovani hanno visto in lei una bandiera. I leader sono figure che aggregano e non per forza esercitano un potere salvifico. Fare cose impopolari può migliorare la situazione. Bertrand Russell diceva che ogni progresso derivava da persone che avevano preso posizioni impopolari. Oggi è più difficile perché i voti elettorali oscillano ogni cinque minuti”.


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