01/18/2022
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Pietro Zucchetti: La permacultura per rigenerare la terra e i cuori

di Marisa Iacopino –

Lo sviluppo di sistemi ecologici sostenibili e autosufficienti, cardini per la rigenerazione del pianeta Terra. Questo l’obiettivo che si pone la permacultura, una disciplina sviluppatosi in Australia a partire dagli anni 70 del novecento, ad opera di Bill Mollison.

Ne parliamo con Pietro Zucchetti, fondatore e coordinatore dell’Istituto italiano di Permacultura. Laureato in studi ambientali alla Open University, Gran Bretagna, è inoltre l’unico a essere specializzato, nel nostro Paese, nella gestione sostenibile del bosco.
Può darci una definizione di permacultura?
“Si tratta di un sistema di design agroforestale che progetta ecosistemi edibili. Attraverso la permacultura si ristabiliscono le connessioni dell’ambiente e della natura con l’essere umano. E’ una disciplina complessa, in Inghilterra la chiamano scienza di design. Per tale scopo viene usato anche il pensiero sistemico, una disciplina nata negli anni ’80, che aiuta a capire il funzionamento dei vari sistemi, e dei cicli d’uno stesso sistema. La cura del design serve a visualizzare l’ecosistema da realizzare su un determinato terreno, si considerano tra l’altro le forme della terra, o curve di livello”.
Cosa sono le “curve di livello”?
“Sono le curve caratteristiche di un terreno; ogni punto della curva sta sullo stesso livello del mare. Se pianti degli alberi su quelle curve di livello, tutti quegli alberi saranno in piano. Così, quando ad esempio arriva la pioggia, l’acqua si deposita e viene assorbita, evitando il ruscellamento, l’erosione”.
E parlando di “orto foresta”, di cosa si tratta?
“E’ un sistema che ho sviluppato in alternativa all’orto sinergico che non ha alberi, ma solo l’aromatica, gli ortaggi , qualche fiore… Noi progettiamo consociazioni di piante perenni e annuali, ortaggi, cereali, allevamento. In questo modo diminuiamo del 50% il lavoro umano, perché il grosso lo fa l’albero: raccoglie l’acqua, crea fertilità, fa la pacciamatura, alimenta il suolo coi microbi, i funghi. Un sistema sostenibile che dà frutta, ortaggi, e in più produce la riforestazione. In tale maniera ci riconduciamo ai giardini famigliari tropicali, tecnica antichissima di produzione di cibo che risale a venti/trentamila anni fa. Imitando questi giardini, cerchiamo di ricreare il Paradiso terrestre, il vero habitat umano che rigenera la terra e i cuori. Nasce così il giardino foresta o food forest, l’orto in permacultura, un bosco di frutta e verdura”.
Se si volesse sperimentare questa tecnica, e ci si affidassi a lei che è uno dei massimi esperti, cosa si dovrebbe fare?
“Ci sono due vie. La prima, quella che raccomando sempre, è di seguire un corso formativo. Consiste in 5 moduli, per un totale di 72 ore di progettazione. Alla fine viene rilasciato un diploma, il certificato dell’Istituto Australiano di permacultura, fondato da Jeff Lodon, erede di Bill Mollison. Dopo il corso, forniamo assistenza per progettare il tuo terreno, il balcone presso la tua proprietà, una rotatoria, il giardino di un palazzo, un’aiuola. L’altra via è quella di offrirti la nostra consulenza, realizzando un progetto da zero. Questo di solito lo facciamo per aziende agricole, agriturismi, etc”.
Può spiegarci cos’è la sintropia e come viene applicata alla permacultura?
“Cominciamo col dire che la nostra società è basata sull’entropia, vale a dire sull’energia che viene dissipata nello spazio. In permacultura, noi prendiamo quell’energia disfunzionale e la riconcentriamo su un punto specifico, così che essa rinasce, trasformata in sintropia. Ma la ri-concentrazione dell’energia può avvenire solo in presenza d’acqua. Senz’acqua non c’è riforestazione, né sintropia. Unendo la gestione dell’acqua della permacultura al sistema di piante dell’agricoltura sintropica (una pratica agricola produttiva e rigenerativa nata in Brasile, ma che per ovvi fattori climatici era difficile trasferire dal sistema tropicale a quello mediterraneo), assieme a Daniele Cesano di Adapta Group, azienda brasiliana, abbiamo sviluppato la permacultura sintropica, che peraltro sopperisce alla mancanza in permacultura di un sistema di produzione commerciale. Serve infatti a una produzione di massa fatta in modo sostenibile, perché anch’essa imita la foresta”.
E a proposito della “forest bomb”?
“L’abbiamo progettata Davide Scialò ed io. Viene eseguita una cupola con canne di fiume, e in mezzo crescono le piante. Una dimostrazione dell’agricoltura sintropica, delle leggi naturali in un diametro di due metri. In questo cerchio puoi trovare dodici alberi da frutta, trenta aromatiche, cinquanta ortaggi, venti fragole, dieci lamponi, dodici more senza spine, fiori dappertutto…”.
Per finire, vuole aggiungere ancora qualcosa sulla permacultura?
“Sì. E’ bene ricordare che la permacultura è formata da tre etiche: cura della terra, cura della persona e condivisione del surplus. Coltivo delle piante, e se ho eccedenza di qualcosa, la regalo al vicino, all’amico. Creo quindi un’economia basata sul dono. E’ in questo modo che possiamo avere società funzionali, riforestare l’agricoltura e il mondo”.

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