Red Ronnie: Il mito del Roxy Bar


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Tra i personaggi che hanno fatto la storia della musica e della tv italiana, Red Ronnie occupa un posto speciale. Dagli anni Settanta con furore, questo artista poliedrico ha dato tanto alla musica e non solo con la sua creatività e il suo talento. Attualmente sta lavorando alla nuova edizione del roxy bar a cui è dedicato il suo sito  www.roxybar.tv ed è coinvolto in molti altri progetti.

di Marina Marini

 Red Ronnie, Dj radiofonico, presentatore televisivo e giornalista. Quale ruolo senti più tuo?

“Si tratta di ruoli concatenati. Iniziai da fotografo e ora amo stare dietro alla telecamera facendo il cameraman. Senza dubbio la radio è alla base di tutto, Cecchetto mi chiese di trasmettere roxy bar in radio e da lì è iniziato un percorso ricco di soddisfazioni”.

Cosa rappresenta il Roxy Bar per te?

“Partiamo dal presupposto che la musica è stata per me una compagna nella solitudine della mia adolescenza. Da ragazzo abitavo un po’ lontano dagli altri, così mettevo i dischi a tutto volume per farmi compagnia e, magicamente, dopo un po’ i miei amici si radunavano e venivano a casa mia. Sono grato alla musica per quello che mi ha dato ed il roxy bar è il concreto compimento di questo assunto”.

Cos’è cambiato nel panorama musicale degli ultimi trent’anni?

“Attualmente la musica ha perso il peso sociale e politico che aveva precedentemente. E’ stato scoperto che John Lennon fosse inseguito dalla CIA e questo testimonia come la musica abbia avuto per molto tempo un potere non controllabile trattando argomenti sociali molto alti come anche la guerra in Vietnam… oggi sono svaniti questi ideali e non è più possibile unire la musica a dei messaggi sociali di un certo tipo. I talent producono idoli vuoti come Paris Hilton. In questa società molti ragazzi adorano Fabrizio Corona e non i cantanti, vogliamo chiederci il motivo?”.

Che ruolo hanno i talent in tutto ciò?

“I ragazzi che escono fuori dai talent non sono liberi di potersi esprimere. Sono i più furbi a vincere i talent e non i più bravi. Anche gli inediti non sono scritti da loro ma ci sono edizioni musicali già apparecchiate. La personalità e i contenuti musicali vengono decisamente meno”.

Cosa proporrà la nuova edizione di Roxy Bar?

“La nuova edizione di Roxy Bar darà spazio alla musica, alla cultura e all’arte. Oggi c’è un bisogno urgente di tutto questo. Il Roxy Bar non è mai stato teatro di litigi tv o di discussioni torbide. La musica e la cultura la faranno da padroni”.

C’è stato qualche artista con cui hai lavorato che per te è stato particolarmente stimolante?

“Ce ne sono tanti, davvero tanti. Dovendo sceglierne uno mi sento di citare William Congdon, un pittore che ha avuto un illuminante modo di porsi, una lectio magistralis. Morì poco dopo ma lasciò in me un segno indelebile. Posso dire che quella fu per me l’intervista più bella che feci sebbene tutti credano che la più importante sia quella a Fidel Castro”.

Qualche anno fa ti sei lanciato nell’avventura politica. Ti candiderai di nuovo?

“Mai più. Ho già sperimentato il mondo politico ed è una parentesi che ho già chiuso”.

Cosa puoi dirci del rapporto della musica con internet?

“Tutti dicono che internet sia il futuro, ma, ciò che conta è l’attualità, raccontare il presente e viverlo”.


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