09/23/2021
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Renato Marotta: “Sognare lontano”

di Marisa Iacopino –

Salernitano di nascita, del suo paese, Laurino, conserva il legame con la terra. Suo padre e suo nonno gli hanno insegnato a sporcarsi le mani, la manualità delle cose, i sapori della terra, gli aneddoti, quelle massime che ti forgiano: non fare debiti, non prevaricare gli altri, abbi la tua dignità. Binari fermi, inamovibili da cui lui non è mai deragliato.

“Mio nonno mi ha sempre detto: devi essere una persona perbene, ovunque vai. Questo è al di sopra di ogni traguardo e ambizione. Mi porto dentro la radice dei valori.”
Qual è stata la tua formazione?
“La prima formazione artistica risale alla musica. Mio padre mi iscrisse a un corso di tromba, nonostante io volessi suonare il pianoforte, ma le lezioni erano troppo costose. Ci troviamo nell’alto Cilento, c’era la tradizione delle bande musicali. Poi, crescendo, mi sono avvicinato alla musica leggera, al rock, ho iniziato a suonare la chitarra, quindi la prima esperienza con gruppi musicali di amici. Volevo diventare una rock star! Dopo il diploma, andai a fare l’animatore in villaggi turistici, strimpellavo, mi facevano interpretare i protagonisti del cabaret, negli sketch da villaggio. Quando stavo sul palco, la gente rideva, ma io facevo resistenza, mi dicevo: non voglio recitare, non mi piace! Poi, a un certo punto, ho cominciato a sentire che mi piaceva, ero a mio agio, mi sono illuminato e ho fatto l’audizione all’Accademia di arte drammatica”.
Da lì, il teatro, il cinema, la televisione. Ti contraddistingui per la tua versatilità: dalla recitazione al canto, e ancora hai messo in piedi un’organizzazione di eventi.
“Queste attitudini le ho portate avanti parallelamente, come esigenze espressive. Cerco di intrattenere le persone attraverso l’arte. Con la musica ho iniziato a fare anche eventi, a suonare nei matrimoni, in feste private, insomma percorrendo anche strade alternative che non fossero i grandi palcoscenici”.
A marzo di quest’anno, il tuo debutto come cantautore, con il brano “Sogno lontano”…
“Non è stato un vero e proprio debutto. Nel 2014-15, per Statale 18, gruppo musicale di Salerno di cui sono il frontman, ho scritto testi e musica di brani in dialetto. Un rock con contaminazioni folk. Il 25 aprile, durante la prima fase della pandemia, guardavo bambini e adulti che facevano i turni per andare sui balconi degli altri condomini. Osservando la vita sui tetti, è nato ‘Sogno lontano’, che ha metafore legate sia alla pandemia che alla speranza”.
Nel cinema hai collaborato con Marco Bellocchio, Mario Martone, lavorato con Tony Servillo e Luca Zingaretti. E poi il successo delle fiction. Dei tanti ruoli interpretati, quale hai maggiormente apprezzato?
“’L’onore e il rispetto’ e ‘il Capo dei capi’, serie tv che hanno spianato la strada a questo nuovo Format. Feci un provino conoscitivo. Da lì, sono arrivato al ruolo di coprotagonista. Mi cimentavo sul set con Virna Lisi, Giancarlo Giannini, Pino Caruso, Luigi Maria Burruano. Loro avevano ruoli minori, e nel momento in cui mi confrontavo in scena mi dicevano: sei credibile, hai una bella faccia, mi arriva la tua energia. E’ stata questa, la soddisfazione più grande. Mi ha dato consapevolezza e autostima”.
Quali sono i tuoi progetti a breve e medio termine?
“Dopo il lancio della canzone ‘Sogno lontano’, uscirà un EP, un quattro brani, che è una continuazione musicale cantautorale. Sto inoltre scrivendo ‘Il Marottando’, pensieri e aforismi, un progetto che avevo in mente da anni, chiamiamole poesie, ma non vorrei scomodare i poeti. E poi sto lavorando alla sceneggiatura di un film di cui ho già scritto il soggetto. Cerco produttori per poter realizzare la mia opera prima come regista. Ma non diciamo di più”.
Come hai reagito quando è stata annunciata la chiusura di tutte le attività artistiche, che, se per molte persone rappresentano il piacere del tempo libero, per artisti come te sono il pane della quotidianità?
“Paradossalmente, durante la prima fase della pandemia, fin dal primo giorno ho iniziato a fare dirette musicali gratis, concerti live in streaming, reading, cercavo di intrattenere le persone che mi seguono. Visto che mi interesso anche di psicologia legata all’aspetto attoriale, artistico, ho avviato un’attività di coaching emozionale. Mi sono reso conto, proprio in questo periodo, che noi artisti siamo precari sempre. E questo ha fatto sì che, nonostante io fossi senza lavoro, dovessi in più occasioni incoraggiare amici che, pur lavorando, stavano andando in depressione. La loro infelicità era legata al punto interrogativo del domani. E mi chiedevano: ‘ma tu come fai? Tu non molli, e non hai neanche un’entrata fissa al mese!’. Ecco qua, il senso di resilienza”.
Per finire, una domanda impossibile: che mestiere vorresti fare da grande, se ti obbligassero a una realtà alternativa?
“Al di fuori dello spettacolo, vorrei insegnare, trasmettere. E’ grazie a certi maestri che io ho avuto delle rivelazioni. Mi piacerebbe tramandare delle cose, e sorprendermi imparando dai ragazzi, ascoltarli, capire il loro mondo”.

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