09/22/2020
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Resistere per il teatro: L’idea di Marco Fiorini e Gabriele Mazzucco

di Mara Fux –

Il 2020 è un anno che difficilmente il mondo dello spettacolo si scorderà. Le stagioni teatrali sono state brutalmente interrotte dall’allarme Covid e un numero altissimo di professionisti si è ritrovato a dover fare i conti con la quotidianità.
Già, perché anche se spesso il pubblico non lo tiene sempre presente, dietro ogni allestimento ci sono maestranze che si chiamano scenografi, attrezzisti, costumisti, light designer, fonici tanti padri di famiglia che con quella “paga” mandano avanti il proprio nucleo famigliare fatto di figli, mogli, mutui grazie a commedie che sulla locandina pubblicitaria, scrivono il loro nome con caratteri piccoli, piccolissimi o nemmeno lo scrivono. Tutto questo sottobosco, nonostante gli eclatanti annunci dei media, oggi è praticamente immobile domandandosi quando potrà tornare davvero ad accendere le luci di un quadro elettrico, a inchiodare cantinelle, a stirare costumi.
“E’ una situazione insostenibile per i lavoratori teatrali”, dice con fierezza Marco Fiorini, attore che del palcoscenico ha fatto la sua professione “per cui quando ad aprile con Gabriele Mazzucco ci siamo resi conto che d’estate forse avremmo potuto fare qualcosa negli spazi aperti, ci siamo subito messi alla ricerca di un luogo dove poter riavvicinare la gente al teatro; così tra un giro di telefonate e l’altro, intuendo che sarebbe stato impossibile accedere ai pochi spazi comunali messi a disposizione, abbiamo rivolto la nostra attenzione agli spazi privati fino a individuarne uno che ci permettesse di allestire una rassegna”.
E dove si trova?
“E’ all’Eur, in via del Poggio Fiorito 10. Si tratta di una bellissima villa degli anni ’50 di proprietà di alcune religiose, che ne sostengono le spese anche attraverso l’affitto del magnifico giardino esterno per eventi artistici, culturali o privati. A quel punto una volta scattato il via libera del 4 maggio, con Gabriele e l’intero staff del Barnum, siamo andati a fare i sopralluoghi e abbiamo verificato che sarebbe stato possibile mettervi un centinaio di posti a sedere, un palco 6×8 ed un service audio e luci attenendoci a tutte le prescrizioni imposte dal distanziamento del decreto ministeriale”.
Da un punto di vista artistico come avete proceduto per la selezione degli spettacoli?
“Anche se molti spettatori non ci pensano, la restrizione colpisce anche i testi per cui non tutti i testi possono andare in scena; di base abbiamo cercato di coinvolgere tutti i colleghi, avvisandoli con telefonate e email del nostro progetto e invitandoli a inviare materiale dei loro spettacoli sottolineando come Re.Te. ovvero REsistenza TEatro nascesse proprio dall’idea di dare un segnale di resistenza e fosse un modo per far lavorare le persone che vivono veramente di questo lavoro per cui, chiunque avesse un’ opera con cui partecipare, poteva aderire”.
Come è stata la risposta degli artisti?
“Buona, abbiamo ricevuto molte proposte che abbiamo esaminato soprattutto sotto il profilo tecnico per non avere poi sorprese circa le normative in uso. L’unica risposta che non potevamo immaginare era quella della gente perché tanti sono a tutt’oggi esitanti ed hanno paura nel frequentare luoghi dove incontrano sconosciuti. Ad ogni modo c’è stata molta varietà: ‘Vis a vis’, una nuova commedia di Cinzia Berni interpretata da lei, B. Boccoli, M. Miconi e F. Nunzi; A. Longoni con un recital su Modigliani; il mio monologo ‘Ciancicagnocchi’ e sempre con me la commedia ‘La storia di mezzo’ di G. Mazzucco autore anche di ‘Io, Freddie e lui’ con F. Apolloni e di ‘Il catamarano’ con A. Alesio” G. Porcari e T. Rossi Vairo con I-Dentici di A. Bennicelli; una serata di risate e magia con il Magico Alivernini; poi ancora tante commedie: una di P. T. Cruciani ‘Scalaccì, corpobbì’ con M. Biasanti ed E. Mazza e “Come il cane di Syd Barret” con V. Di Benedetto e L. Milano”.
Quanto coraggio vi è servito per stilare il progetto?
“Tanto, tanto davvero ma era l’unico modo per affrontare l’oscurantismo in cui il nostro settore è caduto. Abbiamo voluto, Gabriele ed io, dare un segnale pensando oltre che a noi stessi anche a tutti quei colleghi che davvero vivono di questo mestiere. Ci è voluto tanto coraggio e probabilmente qualche soldo ce lo rimetteremo pure, ma da qualche parte bisognava pur ricominciare”.

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