Riccardo Mancini: Dal sogno di diventare calciatore a voce di Dazn


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È dinamico, carico di entusiasmo, preparato. Riccardo Mancini si racconta in questa intervista a cuore aperto. Tra mille telecronache e tanto calcio, trova spazio per altre passioni e per il suo privato. Non toccategli gli Oasis e diventerà vostro amico.

di Simone Mori

Chi è Riccardo Mancini e cosa fa nella vita? 

“È un ragazzo di quasi 32 anni che nella vita fa ciò che ha sempre sognato, ossia il telecronista sportivo. E che attualmente lavora per Dazn. In realtà, ce ne era anche un altro di sogno e cioè diventare un calciatore professionista. Ma a un certo punto si è presentato di fronte a me un bivio. Devo dire che non è stato così complicato scegliere, anche perché probabilmente non avevo le qualità giuste per emergere in quello giocato. E allora quello parlato e raccontato direi che è stata la strada giusta. Andare a lavorare ed essere felici di farlo è una sensazione impagabile”.

Segui il calcio da quando sei bambino. Quali sono i primi ricordi in questo ambiente? Ami anche giocarlo? 

“Il mio è un amore viscerale. Se non lo commento, provo a giocarlo. A 11, a 7, a 5, in casa, con gli amici, tornei, controtornei, l’importante è che ci siano un pallone e due porte. Che alla fine è il pensiero che mi accompagna da quando avevo 6 anni: i miei genitori mi portarono a fare nuoto ma io, una volta in vasca, cominciai a piangere talmente forte che si convinsero immediatamente a farmi giocare a calcio. A livello dilettantistico (sono arrivato fino all’Eccellenza, la quinta serie del calcio italiano) ho giocato fino a 25 anni, poi, come ti dicevo, ho dovuto fare una scelta e, trasferendomi a Milano, l’ho dovuto mollare. Con amici e colleghi, però, giochiamo tornei tutto l’anno. Mi sono preso la briga di essere capitano e ‘direttore sportivo’ della squadra di Dazn: in pratica è un secondo lavoro, ma mi piace”.

Hai all’attivo tante esperienze. Ad oggi quale ritieni le più importanti? 

“Credo che tutte abbiano avuto il loro peso per la mia crescita come uomo e come professionista. Perdere papà nel 2014 è stato ovviamente l’episodio che più ha segnato la mia vita. Ma quando perdi una persona così importante capisci tante cose, ti rendi conto di quanto importante sia dare valore a ogni giorno, a ogni minuto trascorso con le persone che ami. Mi ritengo fortunato ad avere una famiglia con principi e valori solidi alle spalle e persone che mi vogliono bene attorno a me. Questa è l’esperienza più importante. A livello lavorativo, invece, ogni tappa del mio percorso mi ha dato qualcosa per arrivare dove sono oggi. Devo ammettere che, dopo essermi consultato post liceo con un mio amico giornalista, ero quasi deciso ad abbandonare questo sogno. Mi dicevano che era troppo complicato questo mondo e che sarebbe stato meglio orientarsi altrove. Essendo appassionato di sport e volendo lavorare in quell’ambito, ho optato per la laurea in Scienze Motorie (triennale) e in Management dello sport (magistrale). Ma il richiamo della passione è stato più forte di tutto. Sin da bambino, da quando con gli amici facevo le telecronache delle partite alla PlayStation, raccontare sport, e in particolar modo il calcio, è sempre stato il mio obiettivo. Sono un testardo di natura e se mi metto in testa di arrivarci, devo farcela. Dai primi articoli per un giornale in vendita allo stadio all’esperienza in alcune radio romane fino all’inizio del periodo milanese. Lo stage prima e il contratto poi a Sky Sport 24, giornate intere passate in giro per la città per strappare qualche parola agli uomini mercato, le telecronache della serie B da Gubbio partendo ogni sabato da Roma, i 5 anni a Fox Sports, in cui ho trovato una vera e propria famiglia e in cui ho scoperto il modo che piace a me di fare giornalismo. Tutte esperienze che hanno contribuito a formare quello che oggi è Riccardo Mancini”.

Riccardo, sei giovane e perciò credo tu abbia ancora tanti sogni da realizzare. Ti va di parlarcene? 

“Innanzitutto grazie per il giovane, ma a breve, secondo me, cominceranno a spuntare i primi capelli bianchi. Come uomo il sogno è quello di tirare su una famiglia che sappia essere felice e che sappia godersi i momenti trascorsi insieme e che abbia obiettivi e valori comuni. Come professionista credo che non ci sia un limite alla crescita. Essendo una persona meticolosa e più o meno precisa, credo non sarò mai contento delle mie performance. Per questo l’obiettivo è migliorarsi settimana dopo settimana e ambire a fare sempre meglio. Se poi ci scappa anche la finale dei Mondiali o della Champions da commentare direi che non andrebbe malissimo. Mi accontento di poco dai”.

Un commento sui campionati di calcio finiti da poco meno di un mese. Quale di quelli europei ti ha entusiasmato di più e quale di meno? 

“La serie A italiana, secondo me, sta riconquistando l’appeal di un tempo e l’arrivo di CR7 ha contribuito a questo passo ulteriore. La B mi ha stupito: erano anni che non la commentavo e devo dire che ho ritrovato un campionato ricco di spunti. Io però ho un debole per il calcio inglese e mi ritengo un privilegiato ad aver commentato le ultime 6 finali delle coppe inglesi. Per questo ti dico che la lotta tra Liverpool e Manchester City in vetta alla classifica di Premier League ha avuto pochi episodi simili negli ultimi anni. Dal campionato francese, dal quale ho iniziato la mia esperienza a Fox sul calcio internazionale, invece, mi sarei aspettato qualcosina in più a livello di competitività e dal punto di vista tecnico. Sempre troppo forte il PSG”.

Parliamo di Riccardo al di fuori dal mondo del calcio. So che possiamo farlo. Da qualche anno hai perso tuo papà, grande fonte di amore e punto di riferimento. Lo vuoi ricordare insieme a noi con qualche aneddoto? 

“Papà non era una persona che esprimeva il suo amore con gesti eclatanti. Ma lo faceva a modo suo, da artista quale era. In modo silenzioso. Ricordo che una volta portò me e il mio migliore amico in campeggio per seguire la nostra squadra del cuore in Trentino. Avevamo la macchina e una tenda a due posti. Lui scelse di dormire in macchina per tre notti consecutive, lasciando ai due 15enni la comoda tenda. Oppure ti posso raccontare di quanto avrei voluto ereditare da lui anche soltanto una piccolissima percentuale del talento che aveva nelle mani. Non c’era una cosa che non sapesse fare. Dipinti, sculture di legno, argilla, modellini di ogni tipo, pirografie, di tutto e di più. Era davvero il nostro punto di riferimento.”

Quali sono i tuoi interessi extra lavoro? Passioni? 

“Come detto amo lo sport e se non gioco a calcio devo in qualche modo allenarmi. Sono cresciuto con questa cultura e cerco di portarla avanti nel limite del possibile tra corsa, palestra, padel e quant’altro. Non ho un genere musicale preferito ma mi piace scoprirne sempre di nuovi e posso dire che la musica è una parte importante della mia vita. I miei artisti del cuore sono gli Oasis, ma, oltre a tutte le sfumature della musica British, mi appassiona anche la musica indie”.

Infine una domanda apparentemente banale ma che so che banale non è: le tue priorità nella vita e un messaggio alle persone che ti stimano e ammirano.

Le mie priorità sono il lavoro, la salute, l’amore e l’amicizia. Ognuna rappresenta una fetta importante della mia vita. E mi auguro di realizzare i miei sogni in ogni ambito citato. E poi mi piacerebbe viaggiare di più extra Italia, scoprire posti e conoscere culture. È fondamentale tenere sempre acceso il cervello, questo è il consiglio che posso dare. E i viaggi, in questo senso, sono qualcosa di unico. Mai smettere di essere curiosi, di leggere e di appassionarsi”.


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