04/15/2021
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Riccardo Zanellato: “Non smetterò mai di ringraziare il Maestro Muti per tutto quello che mi ha insegnato in tutti questi anni”

Nasce a Contarina, in provincia di Rovigo, e si diploma in chitarra al conservatorio di Adria nel 1994. La passione per il canto nasce nel periodo del servizio militare; viene scelto per entrare nel coro di rappresentanza degli alpini e durante questa esperienza sono molte le persone che lo incoraggiano a coltivare quello che, da subito, risulta essere uno splendido dono.
Nel 1992 l’incontro con il Maestro Arrigo Pola, che fu insegnante anche di Pavarotti, segna l’inizio del suo percorso artistico e lo porta al debutto nel 1994 al Teatro Verdi di Padova nel ruolo del Conte di Ceprano in Rigoletto. Negli anni successivi sono molti i concorsi ai quali partecipa con successo, vincendo nel 1996 l’ “A. Belli” di Spoleto ed arrivando tra i finalisti all’”Operalia” a Tokyo nel 1997. Nel 2005 gli viene conferito il Tiberini d’Argento.
Maestro, i tuoi esordi con la lirica a quando risalgono? Con quale ruolo hai debuttato e dove?
“Il mio debutto assoluto avviene nel 1995 con il ruolo di colline nella Boheme in forma semi scenica. Mi volle la signora Corradetti che mi aveva sentito al suo concorso. Poi il vero debutto in scena con costumi, trucco e orchestra avvenne alcuni mesi più tardi al teatro Verdi di Padova nel ruolo del conte di Ceprano nel Rigoletto e questi furono i primi passi verso quello che è diventato poi il mio mondo”.
Un ruolo particolarmente caro e perché?
“Il ruolo a me particolarmente caro è Filippo II del Don Carlo di Verdi, lo amo profondamente perché posso con questo personaggio esprimermi al massimo, usare tutta la tavolozza dei colori vocali per onorare e rispettare la scrittura Verdiana e riuscire a rendere al massimo il padre in conflitto con il figlio, il marito non amato, il re più potente al mondo ma sostanzialmente un uomo solo che non si può fidare di nessuno”.
La tua aria e il tuo duetto preferiti?
“La mia Aria e duetto preferiti appartengono proprio a questa opera, sono uno di seguito all’altro e costituiscono tra le pagine più belle scritte nel repertorio operistico. Si tratta di ‘ella giammai m’amò’ seguita dal duetto ‘Son io dinnanzi al re’ con il grande Inquisitore anch’egli basso! Venti minuti di pura magia dove la voce del basso si sposa a quel del violoncello per scoppiare poi in una esplosione dell’orchestra quando il conflitto dei due giganti diventa importante, non si può non rimanere estasiati di fronte a tanta meraviglia”.
Canti nei maggiori e più importanti teatri del mondo. In quale di questi trovi un pubblico a te molto vicino?
“E’ difficile definire quale sia il pubblico che sento più vicino perché, anche se le cose sono un po’ cambiate e le abitudini del ‘mordi e fuggi’ ha in qualche modo affievolito lo slancio del pubblico, ci sono teatri e paesi dove lo scambio emotivo con gli artisti è assolutamente importante e forte. Questo avviene in Giappone dove amano follemente l’arte nata in Italia ma ci sono anche alcuni teatri nel nostro paese dove torno sempre con grande gioia e mi sento come a casa, uno su tutti il teatro regio di Parma dove ho fatto importanti debutti e dove ho ricevuto ili premio Verdi d’oro nel 2019”.
Chi è Riccardo Zanellato fuori dal palcoscenico? Quanto dedichi alla tua vita privata?
“Riccardo fuori dal palcoscenico è sempre la stessa persona che era prima di salirci la prima volta ma con in più nel cuore la magia del teatro che ti fa illuminare! Spesso mi dicono “ ma non sei cambiato per niente malgrado la fama … fama? E poi perché dovrei cambiare? Continuo ad avere i miei amici storici che conosco da tutta la vita con i quali mi sento spesso e cerco di vedere quando sono a casa ma soprattutto sono un papà che ama alla follia il propri figli, Pietro e Francesca, ormai adulti anche se per me rimangono i miei bambini. Sono sempre il solito figlio di due genitori meravigliosi che non smetterò mai di ringraziare, Antonio e Luigina, e il compagno innamorato di Marta, che purtroppo vedo troppo poco. A loro cerco di dedicare tutto il mio tempo libero perché dedicandolo a loro mi ricarico anch’io”.
Un progetto a cui sei particolarmente affezionato del passato.
“Ce ne sono tanti che ricordo con particolare affetto per esempio il primo ruolo importante debuttato a Spoleto dove avevo vinto nel 97 e cioè il Mephistopheles nel Faust di Gounoud, ruolo che ho amato particolarmente ma che, ahimè, non ho più replicato! Altro progetto, il mio primo Requiem di Verdi col Maestro Muti, mi sembrava di realizzare e vivere un sogno al teatro San Carlo di Napoli. Un’altra produzione che ho amato particolarmente è stato il Mosè in Egitto al ROF con una emozionante regia di Graam Vick sotto la direzione del M° Roberto Abbado”.
Un’esperienza simpatica da raccontare ai nostri lettori.
“Un episodio che ricordo sempre con simpatia è stato il primo incontro col Maestro Muti, eravamo in attesa dell’arrivo del Maestro per iniziare una prova musicale e ad un certo punto appare sulla porta, si ferma ad osservare con attenzione chi fosse presente in sala, noi tutti con velocità e il timore di essere di fronte ad uno dei più grandi direttori esistenti ci avviamo silenziosi verso al proprio leggio. Io, che ero vicino ad un collega sul lato sinistro della stanza per scambiare due parole, mi sposto sul lato destro dove avevo il mio spartito e il Maestro riguardando nella zona dov’ero prima dice: ‘Ma chi era quell’energumeno che era prima lì?’. Da allora è iniziata una collaborazione che mi ha fatto maturare tantissimo, non smetterò mai di ringraziare il Maestro per tutto quello che mi ha insegnato in tutti questi anni”.
Progetti futuri?
“A causa di questo momento nefasto, in continua mutazione, per ora sono impegnato in un particolare progetto a Ravenna che vede una commistione tra la prosa e l’opera sul Faust di Goethe e una selezione delle scene dal Faust di Goethe musicate da Schumann”.
Cosa rappresenta il canto per Riccardo Zanellato?
“Per me il canto rappresenta la possibilità che ho di esprimermi e di realizzarmi. Io mi sento un uomo fortunato per il dono che ho ricevuto e il mio dovere è quello di meritarmelo rispettandolo e coltivandolo al meglio per poter interpretare degnamente le meravigliose pagine musicali presenti nell’opera”.

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Vincenzo Bocciarelli
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