10/23/2020
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Rita Guardascione: “Il mio romanzo è un omaggio alla terra flegrea”

di Francesca Ghezzani –

Rita Guardascione, originaria di Monte di Procida, in provincia di Napoli, è l’autrice del romanzo “Donna con due ombre” pubblicato da Homoscrivens, l’ultimo suo libro dopo essere uscita anni prima sul mercato editoriale con Il lago rapito (Homoscrivens, 2003), la filastrocca “La particella Universale” (2005) e aver vinto, nel 2006, il concorso internazionale “Una poesia per l’Alzheimer” con il racconto L’assenza.
Rita, ami il teatro, la fiaba, la scrittura, la musica… in te prevale l’amore per un’arte in particolare o tutte concorrono a definire la tua personalità?
“Sicuramente ci sono espressioni creative che amo più di altre. Generalmente mi incanta leggere una bella storia, mi suggestiona l’armonia dei colori di un dipinto, quello che figura, oppure il testo di una canzone così come una melodia. Quando la voce di un attore e le sue parole vibrano nella mia pancia resto incollata alla poltrona del teatro e vorrei che quella rappresentazione riprendesse da capo. Se una storia è scritta male o un testo è banale non riesco ad apprezzarlo, mentre per la pittura è diverso, perché non avendo alcuna competenza tecnica mi guidano le emozioni. Allora capita che certi dipinti mi rapiscano e quando desidero rivederli mi piace ricercarli nelle gallerie virtuali. È lo stesso meccanismo che mi spinge a riguardare un film o rileggere un libro. Con la musica invece ho un rapporto più intimo. È sicuramente occorrente alla mia scrittura e, spesso, preferisco ascoltarla quando sono sola. Pensa che, questo romanzo, ha avuto come costante sottofondo solo Mozart e Yuki kajiura. Sicuramente l’arte, in tutte le sue forme, è di tutti, ma non è da tutti. A riguardo ho un pensiero poco democratico, perché non amo quelle che definisco forzature, cioè il voler trovare o far emergere un concetto anche dove c’è semplicemente un caso e una circostanza e dove l’ideatore è semplicemente un creativo e non un artista. Io stessa mi definisco un’autrice e non scrittrice. Un racconto non fa di te uno scrittore così come un quadro non fa di te un pittore o una recita un attore”.
Componi anche dei testi musicali: come nascono le tue strofe?
“Da una circostanza. Una parola che leggo, la frase di un film che mi entra nella testa, una sensazione che provo mentre chiacchiero con un’amica. Un panorama nuovo. Elementi che guizzano dalla quotidianità e mi servono, all’istante, la visione di una piccola storia”.
Veniamo al tuo ultimo libro, “Donna con due ombre”. La scelta del tema “della doppia vita” della protagonista Micol da dove deriva, da un tuo interesse o ha una storia più lunga?
“Il titolo evidenzia, volutamente, il concetto di dualismo, il quale percorre l’intera storia e caratterizza soprattutto la protagonista simboleggiando una componente costante della sua esistenza, sin dalla nascita. La carica del dualismo sta nella sua stessa natura, nel suo essere complementare o contrapposto perciò l’ho ritenuto determinante per evolvere il personaggio Micol e, necessario, per descrivere gli scenari nei quali lei si muove. Gli elementi che riceviamo per educazione o indirettamente dall’esterno, quelli che poi diventano il nostro corredo intimo, li assorbiamo in tutte le loro forme, il loro essere eterogenei. Durante la nostra crescita ne scegliamo alcuni per caratterizzarci, mentre altri restano nel profondo e si manifestano attraverso il nostro istinto, oppure rimangono dormienti, quasi nulli, per sempre o fino a quando ci si imbatte in una particolare situazione che gli consente di emergere. Spesso possediamo anche connotazioni che nell’altro ci fanno orrore, ci affascinano o ci stupiscono senza però esserne coscienti e, fino a quando non si crea la condizione adeguata, queste possono rimanere sommerse”.
Potresti definire il tuo libro un romanzo di formazione per l’evoluzione psicologica e la crescita che fai compiere ai tuoi personaggi, in particolare Micol e la giovane Jessica?
“Anche se non contiene le canoniche caratteristiche del romanzo di formazione che vuole la temporale maturazione del protagonista attraverso il susseguirsi di incontri e esperienze, per poi giungere all’età adulta, direi che Donna con due ombre si inserisce in questo genere grazie all’aspetto intimo e psicologico nonché alle rispettive evoluzioni che rappresentano il vero corpo di questo romanzo. Infatti Micol, la protagonista, e Jessica, una giovane paziente, sono introdotte ciascuna con i propri anni. Non viene narrata una crescita in maniera cronologica, ma solo attraverso le ripetute incursioni nel passato si evincono il loro percorso di vita, gli stati d’animo e la tempesta intima che via via si evolve e giunge alla risoluzione”.
Infine, non certo da ultimo, assume il ruolo di maincharacter, la terra in cui ambienti la storia, la tua terra, quella flegrea. Perché la scelta di conferirle tanta importanza?
“Sì, agli scenari ho dato un ruolo capitale perché desideravo evidenziare le specifiche fisicità e le realtà contrapposte di questi territori. Ci sono scorci di Napoli e tratti della sua periferia, poi c’è Bacoli, cuore dei Campi Flegrei, dove io vivo. Le incursioni sono nell’ordito, inevitabili, quindi la mia attenzione l’ho suddivisa equamente tra l’intimità dei personaggi, la contemporaneità delle azioni e i contesti sociali perché risultassero scenari veritieri e solidi. Quando ho iniziato a scrivere questo romanzo c’era innanzitutto il desiderio di creare per dare corpo al personaggio, ma via via è subentrata anche la necessità di sottolineare un disagio che molti, come me, vivono ogni giorno, perché spettatori di realtà contrastanti, convivenze di bellezza e disarmonia. Pertanto gli scenari sono i coprotagonisti, la fisicità dei luoghi che descrivo è così com’è, senza alterazioni o menomazioni. Le contraddizioni della natura e quelle costruite dall’uomo, poche volte rispettoso e simmetrico, spesso abietto e speculatore, ci sono tutte. Nella contraddizione emerge soprattutto la bellezza della Terra dei Miti che la protagonista sente come la sua seconda casa. Micol, infatti, pur ignorando le sue origini attribuisce al fascino di questi posti il suo attaccamento. Quindi il mio obiettivo è stato quello di omaggiare la fisicità della terra flegrea, ma anche di enfatizzare come certi soggetti concorrano alla invivibilità di questi posti a discapito della popolazione che, abituata alla bellezza che le è stata regalata dalla storia, si è sentita legittimata a darla per scontata e per anni ha fatto finta di non vedere. Purtroppo questo immobilismo, quasi ancestrale, ci ha reso vittime e carnefici allo stesso tempo”.

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The Fear Escape Room
Pierluigi Califano:

redazione@gpmagazine.it

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