Roberta Salvati: La forza dell’amore


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Mamma e figlia: due storie che hanno commosso il web. Un diario quotidiano per sfogarsi e per non sentirsi sola. Un amore raccontato anche in un libro

di Alessandro Cerreoni

La sua è una lezione di vita e di amore. Conoscerla è stato un privilegio. Un dono. Il bello di Facebook. La malattia condivisa sulla sua pagina DajeRobs. Un mostro da sconfiggere con la forza e il coraggio. Perché il male non deve vincere mai sul bene. Lei è Roberta Salvati, una dolcissima ragazza umbra. Semplice e determinata. Una ragazza come tante altre. Piena di sogni e di progetti. Un contratto di lavoro appena firmato. L’idea del matrimonio con il suo fidanzato di sempre. Poi, una mattina spunta una pallina dura sul collo e tutto si fa nero. La vita perde i suoi colori. La disperazione e la rabbia. Ma prevale la voglia di non mollare e di lottare per aggrapparsi a questa vita e continuare a viverla. Il destino è ancora più tremendo e le riserva un’altra prova difficile da superare. Quasi impossibile per chi come lei ha già giorni maledettamente complicati da affrontare. Anche sua mamma è malata. Praticamente le restano pochi mesi di vita. Roberta si fa forza e cerca con tutta se stessa di non rendere amare le giornate insieme alla sua adorata mammina, come la chiama affettuosamente lei in questo difficile percorso. Davanti a lei non si fa vedere né triste e né sofferente. Si sfoga di nascosto. Prima della terapia, il personale medico e infermieristico, con dolcezza e sensibilità la lasciano un attimo piangere. Ha bisogno di far scendere quelle lacrime. Trattenerle è impossibile. Poi c’è Facebook, una pagina che le ha consentito di trovare tante persone che le vogliono bene. Ed è qui che anch’io ho conosciuto Roberta. E da lei ricevo ogni giorno lezioni di amore e di vita. Grazie.

Ciao Roberta, si dice che nella vita “nulla accade per caso”. Trovi un motivo in tutto quello che è successo nella tua vita in quest’ultimo anno?

“Potrei perdere ore a cercare affannosamente un motivo in tutto ciò che mi è successo nell’ultimo anno. Perderei solo tempo.Questa è la vita, le cose accadono e basta. E’ il motivo con cui si affrontano che invece fa la differenza. Stare a fossilizzarsi nella ricerca di un perché non servirebbe a nulla purtroppo. Sta a noi dare il giusto senso a tutto”.

Questa domanda apre le porte ad un’altra. Parliamo del tuo libro, nel quale racconti la tua storia, il percorso della tua malattia. Un’opera che darà forza e coraggio a chi si trova ad affrontare una battaglia quotidiana. Con che spirito l’hai scritto?

“Questo libro è la risposta a come io ho deciso di vivere il mio cancro. Come ti dicevo prima, la differenza sta nel come si affrontano situazioni tragiche e che senso si decide di dargli”.

Ci ricordi a quale associazione verrà devoluto l’incasso del libro?

“Trasformando il mio diario di bordo in un libro, ho deciso di trasformare tanto dolore in qualcosa di positivo. Tutto il ricavato andrà al Comitato per la vita ‘Daniele Chianelli’ e servirà a finanziare la ricerca contro questa brutta bestia e a sostenere le famiglie che arrivano a Perugia per curare i propri bambini dalla leucemia”.

Riavvolgiamo il nastro. Com’era la tua vita prima di tutto questo? Chi era Roberta, cosa faceva e quali erano i suoi sogni nel cassetto?

“Roberta era una ragazza come tante, che non aveva forse il senso del tempo che scorre, una ragazza che credeva sempre ci fosse tempo per tutto, come fosse investita da una sorta di immortalità. Avevo appena firmato il mio primo contratto di lavoro come operatrice museale nei bellissimi musei della mia Umbria e lavoravo alla mia tesi per la laurea magistrale in Giurisprudenza. Fidanzata da 12 anni, pensavamo al matrimonio e a tutto ciò che di bello può cominciare quando compi 30 anni”.

Ad un certo punto che è successo? Come hai scoperto la malattia? 

“Una mattina, mentre mi preparavo per andare a lavoro, mentre stavo per iniziare a truccarmi, mi accorsi di una pallina dura che era spuntata dal nulla al lato sinistro del mio collo…”.

Hai scelto di affrontare questo difficile percorso condividendolo sui social. Quanto è stato importante per te avere tantissimi amici veri e virtuali con cui affrontare insieme giorno dopo giorno la tua malattia?

“La mia pagina Facebook (DajeRobs ndr) mi ha salvata dal fondo più buio. Mia madre non ha mai saputo di essere malata terminale, io fingevo sorrisi splendenti con lei, le facevo forza e cercavo di farla a me. Poi tornavo nella mia stanza e se non avessi avuto tutta quella gente a sostenermi e con cui sfogarmi non ce l’avrei mai fatta”.

La tua storia quotidiana raccontata su Facebook ha dato coraggio anche ad altre persone che, come te, si sono trovate e si trovano tutt’ora ad affrontare la battaglia per la propria vita. Cosa provi a sapere che sei diventata importante e un grande punto di riferimento per tutte queste persone e non solo?

“Non sono io che sono diventata importante ma la condivisione di un dolore. Ci facciamo forza tutti a vicenda. La pagina è un punto di incontro e un grido a non mollare mai, perché se ce l’ho fatta io, in mezzo a tutto il mio casino, può farcela chiunque”.

Da cosa è scaturita la scelta di condividere tutto?

“La scelta è nata inizialmente per esorcizzare la paura, per incontrare altri che avevano affrontato o stavano affrontando il mio stesso percorso, poi la necessità successiva di non sentirmi sola e di creare una sorta di manuale di guerra per chi ci si fosse trovato dopo di me”.

Il destino con te è stato ancora più crudele; non hai avuto da pensare solo alla tua guarigione ma ad un certo punto la terribile scoperta che anche tua mamma aveva un tumore. Dovevi pensare a te ma anche a lei. Come hai fatto? Dove hai trovato il coraggio e la forza per affrontare anche questa battaglia “aggiuntiva”?

“La forza l’ho trovata nel profondo amore che mia madre mi ha sempre donato. Nel momento in cui venni a conoscenza che mia madre non avrebbe avuto più sei mesi di vita, decisi che avrei fatto di tutto per renderglieli meno pesanti possibili. Quindi niente lamenti, niente pianti, lei doveva vedermi forte così da essere forte anche lei”.

In tutto questo raccontaci di tuo papà: la compagna di una vita e la sua “bambina” unite da un unico beffardo destino.

“Mio papà è stato un uomo incredibile in questa vicenda assurda. Lui e mia madre insieme dalla quinta elementare e io, una figlia arrivata dopo dieci anni di tentativi. Una famiglia chioccia la nostra, dove nessuno faceva un passo senza l’altro. Mio padre ha fatto di tutto per rendere meno pesante questi otto mesi a mia madre, sempre col sorriso sulle labbra, mai una lacrima, sempre allegro, mentre dentro di lui urlava”.

Nel momento in cui stavi per vedere la luce in fondo al tunnel, tua mamma viene a mancare. La luce e il buio. La speranza e la disperazione. La gioia e la tristezza. In quel momento la tua vita è stata messa a dura prova. Come se ne esce? 

“Mi mancavano tre radio quando mia mamma stremata mi ha lasciata. Se n’è andata tra le mie braccia mentre il mio petto era ancora infuocato dalla seduta di radioterapia che avevo fatto poche ore prima. Non so se se ne esca mai del tutto, però so che si può affrontare, si deve affrontare in nome di tutta la lotta che c’è stata dietro”.

Hai un ricordo dolce e bello di tua mamma nei mesi difficili che avete condiviso?

“Ricordo le nostre colazioni insieme, ridendo sulle mille pillole che ognuna ricordava all’altra di prendere. Le notti a dormire abbracciate, le tante prove culinarie che facevamo insieme per non pensare ai malesseri delle chemio, le risate, gli abbracci infiniti per farci coraggio, le lacrime che urlavano la paura di doverci separare. Le domeniche a prendere il gelato, i suoi progetti e l’amore infinito che mi ha donato sino al suo ultimo respiro”.

Sei sulla strada della guarigione completa. Pian piano stai rimettendo insieme i cocci della tua vita. Quale Roberta rinascerà da tutto ciò?

“Rinascerà una Roberta consapevole che la vita è un dono inimmaginabile e che non va sprecato neanche un attimo di quelli che ci vengono concessi ogni giorno”.

I sogni che vuoi coltivare sono sempre quelli che avevi prima della malattia o nel frattempo se ne sono aggiunti degli altri?

“Di sogni ce ne sono tanti, ma ora ancora devo riorganizzare la mente e disintossicarmi da tanto dolore. Piano piano tutto riprenderà forma”.

Possiamo dire che la vita ti ha fatto toccare il fondo. Come si vede la vita da laggiù? Ti senti più forte o più provata? 

“Senza dubbio mi sento più forte. E’ come se avessi indossato una grande corazza. Dal fondo, la vita si vede in maniera meravigliosa perché riesci ad apprezzarne ogni cosa che ne fa parte e non desideri null’altro se non risalire e prenderla a morsi”.

Un messaggio che vuoi mandare a chi ti legge.

“Il mio messaggio è quello di amare se stessi più di ogni altra cosa al mondo, di ricercare sempre la propria felicità sopra ogni cosa, di lottare per i propri sogni e di curare i propri affetti. La vita è una e irripetibile e dovremmo tutti ricordarcelo più spesso”.


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